Cetma: "Riparte la ricerca, ma il Recovery fund non basta"

Cetma: "Riparte la ricerca, ma il Recovery fund non basta"
di Oronzo MARTUCCI
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Mercoledì 4 Agosto 2021, 05:00

BRINDISI - In linea con le prospettive di crescita annunciate dalla Svimez nelle anticipazioni del Rapporto Svimez 2021 presentato nei giorni scorsi, «anche dall’osservatorio del Cetma resta confermata la tendenza nazionale ad una forte ripresa economica», spiega Francesco Saponaro, presidente del Centro di ricerche per le tecnologie e il design che ha sede pressa la Cittadella delle ricerche di Brindisi. «Il Consorzio per le attività di supporto alla innovazione d’impresa, ha già conseguito nel mese di luglio più di due terzi dell’obiettivo di budget 2021», spiega Saponaro. Il quale evidenzia però che «la maggior parte di questa tendenza è il prodotto dell’effetto di rimbalzo rispetto al periodo del lockdown, quando le imprese tendevano a rinviare gli investimenti». Infatti «sono ancora pochissimi i nuovi progetti, e questo fatto va osservato negativamente, anche alla luce dei notevoli stanziamenti del Pnrr che, senza validi progetti di innovazione da parte delle imprese, rischia di non conseguire l’obiettivo di innalzare in modo permanente la produttività del sistema economico italiano».
Saponaro sottolinea un ulteriore rischio da non sottovalutare: «In un territorio come quello brindisino la transizione energetica comporterà un forte restringimento della base occupazionale, che sicuramente non potrà essere compensata dagli investimenti infrastrutturali, fonte di occupazione inferiore rispetto al passato e comunque di breve durata, e nemmeno da quel po’ di investimenti previsti dalle grandi aziende tradizionalmente presenti nell’area». 

Le prospettive


Che fare? Per Saponaro «l’unica strada percorribile per costruire un futuro migliore è quella di sostenere gli sforzi di diversificazione e innovazione delle aziende medie e piccole di tipo tecnologico, delle aziende dinamiche del settore agroalimentare o del terziario innovativo e promuovere nuovi utilizzi della ricerca applicata anche nelle piccole aziende e nelle start up, come abbiamo fatto con Cetma Composite». I dati Svimez fanno riferimento a una crescita tendenziale del 3,5 per cento nel 2021 e del 3 per cento nel 2022. Il primo dato è superiore a quello della media del Mezzogiorno, il secondo inferiore, a sottolineare che la spinta che potranno dare gli investimenti collegati al Pnrr sono importanti, ma da soli non sono nelle condizioni di ridurre il gap di crescita esistente tra Sud e Centro Nord. D’alto canto bisogna ricordare che negli ultimi 20 anni il pil del centro nord è cresciuto di 7 punti in percentuale, quello del Sud è arretrato di 8 punti. E in assenza di un voglia e un protagonismo delle imprese innovative di rimettersi in gioco diventa difficile sperare in una ripresa del Sud e della Puglia. A tal proposito Saponaro spiega che «il Pnrr, pur rimarcando i modelli positivi di trasferimento tecnologico sperimentati all’estero, non contiene grosse novità sul versante della ricerca applicata al servizio delle imprese, che andrebbe promossa con aiuti dimensionati sui reali risultati conseguiti anche in termini di impiego dei ricercatori. In ogni caso, consapevoli che non servono piagnistei ma progetti di qualità, abbiamo lavorato alla elaborazione di un progetto sul JustTransitionFund, incentrato sull’area di Taranto (l’unica ammessa ai finanziamenti) ma con buone ricadute nell’area brindisina».
«Il Cetma», ne è convinto il presidente, «attraversa una fase di forte dinamismo, confermato dai recenti riconoscimenti della rivista Compositi Magazine, che ha premiato due nostri progetti nel settore dei Materiali compositi. In questi giorni c’è stato anche un cambio alla direzione. L’ingegner Luigi Barone, fondatore e animatore del Cetma, è andato in pensione ma continuerà ad assicurare il suo prezioso supporto sul piano scientifico. Al suo posto il Consiglio di amministrazione ha nominato il dottor Marco Alvisi, ricercatore Enea e membro dell’attuale Consiglio di amministrazione. Quindi un caso di rinnovamento nella continuità». Anche Barone era un ricercatore Enea che tra l’altro detiene la metà delle quote del Consorzio Cetma.

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