Brindisi, il "no" degli ambientalisti al progetto di riconversione della centrale di Cerano: «Dismettere e riqualificare»

Mercoledì 20 Ottobre 2021 di Francesco RIBEZZO PICCININ

Neanche il progetto “dimezzato” per la nuova centrale Enel “Federico II” di Cerano, a Brindisi, convince i gruppi ambientalisti. Anzi, tra loro c’è chi è ancora meno convinto della nuova soluzione ipotizzata dalla società elettrica. La conclusione, ad ogni modo, è la stessa da parte di tutti: niente conversione a gas, abbattimento dell’attuale centrale a carbone e riqualificazione del sito con annessa realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.

 

Le osservazioni

È quanto emerge dalle nuove osservazioni giunte nell’ambito della riapertura della fase delle consultazioni del pubblico per il progetto di riconversione della centrale Enel “Federico II” di Cerano. Le integrazioni e le richieste di chiarimenti da parte del ministero della Transizione ecologica, nell’ambito dell’iter per la Valutazione d’impatto ambientale, erano così tante e così sostanziali da comportare la riapertura della fase delle osservazioni da parte degli enti e delle associazioni interessati. Tra le richieste, quella di alternative tecnologiche che comprendessero “una produzione, anche parziale, basata sulle fonti rinnovabili”. Sollecitazione che ha portato, tra le altre cose, ad un nuovo progetto per la centrale a gas, con una potenza dimezzata rispetto alle intenzioni iniziali. Il nuovo impianto infatti dovrebbe avere una sola unità a metano, invece di due, per una potenza massima di 840 contro i 1.680 megawatt elettrici previsti dal progetto originario. A presentare le osservazioni sono state, in tre raggruppamenti, Emergenzaclimatica.it, No Tap/Snam Brindisi, Forum Ambientalista, Cedeuam Unisalento; Forum Ambiente Salute e Sviluppo, Isde - Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, Salute Pubblica, Wwf Brindisi; Wwf Italia, Client Earth.
Il primo gruppo di associazioni chiede, in particolare, “la graduale dismissione dei gruppi a carbone anche prima del 2025, nessuna sostituzione delle unità a carbone, inutile e costosa, a gas e che subito sia attuato il Piano di riqualificazione del sito promesso nell’allegato, punti 7 e 8 delle integrazioni”. Lo stesso piano che viene definito come una operazione di “greenwashing”, ovvero ecologismo di facciata, dato che chiede la Via per la decarbonizzazione, “promettendo dopo la conversione a gas del 2025 un piano di riqualificazione green e ambientalmente sostenibile del sito”. Il nuovo progetto di Enel, ricordano tra le altre cose, “non tiene conto dell’abnorme aumento del costo del gas sui mercati internazionali” mentre proprio l’assemblea degli azionisti ritiene il ciclo combinato a metano “una possibile opzione tecnologica, da valutare in relazione agli scenari di mercato”. Tra l’altro, la rinuncia ai due gruppi a ciclo combinato in favore di un solo gruppo a ciclo aperto “rende l’investimento antieconomico” e sostenibile solo grazie al “capacity market”, che dovrebbe in teoria essere una politica provvisoria.

 

"Ridurre le emissioni"

Il secondo gruppo di sigle ambientaliste, con in testa il Forum Ambiente Salute e Sviluppo, ricordando che quella di Brindisi è un’area ad elevato rischio di crisi ambientale e sanitario sottolineano la necessità di “ridurre ulteriormente i limiti di emissione consentiti, dall’altro tenere conto che il metano è anch’esso climalterante significativo da contenere e in questo caso da evitare sia come emissioni dirette sia come emissioni fuggitive”. Non solo. Gli “interventi di demolizione, bonifica e riqualificazione” devono precedere “qualsiasi nuova opera da approvare”. Sugli aspetti sanitari ed epidemiologici, infine, le associazioni evidenziano la “evidente la superficialità delle risposte alle osservazioni presentate e anche alle integrazioni richieste da parte di Enel”. Per questo, chiedono “il rigetto dell’istanza in oggetto”. Infine, l’ultimo gruppo di associazioni, che presenta un lunghissimo rapporto corredato da osservazioni e chiede che venga emesso “un provvedimento negativo di impatto ambientale”. Le due associazioni contestano innanzitutto i continui riferimenti di Enel a Strategia energetica nazionale 2017 e Piano nazionale integrato per l’energia e per il clima 2019, “strumenti di indirizzo e pianificazione non solo superati nei numeri (per i nuovi target di riduzione delle emissioni comunitari)” ma anche il fatto che questi “non prevedano affatto che a Brindisi si dovessero realizzare 1.680 megawatt di nuova capacità gas”. La realizzazione di nuove centrali a gas, tra l’altro, dovrebbe “essere soltanto uno degli strumenti per supportare l’incremento della quota di fonti energetiche rinnovabili e non certo lo strumento esclusivo”.

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