Caso Torre Guaceto, memoriale post mortem dell'ex presidente Lanzillotti

Elio Lanzillotti
Elio Lanzillotti
di Danilo SANTORO
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Domenica 20 Novembre 2022, 05:00

Un lungo memoriale consegnato ad un notaio. Una sua ricostruzione analitica delle vicende che hanno interessato la sua creatura. Quella riserva di Torre Guaceto che per Elio Lanzillotti è stata portatrice di gioia e dolori.

Lo scritto

Poche settimane prima di morire, l’ex presidente dell’oasi aveva affidato ai social la sua amarezza e tormenti per alcune vicende giudiziarie legate alla riserva che lo avevano coinvolto. Una “sete” di giustizia che si alimentava giorno dopo giorno: da qui anche la decisione di mettere per iscritto quella che era la sua visione di alcune dinamiche che avevano caratterizzato la riserva di Torre Guaceto negli anni.
«Chi mi sta vicino – scriveva il 10 ottobre Elio Lanzillotti - non comprende perché in un momento così critico io ci pensi ancora. Mi dicono di lasciar perdere e pensare alla salute. È una cosa che non posso fare e che nessun cittadino che sappia di essere innocente dovrebbe fare: a cosa serve rimanere in vita se non ci sopravvive la nostra dignità. I problemi giudiziari sono stati concausa delle mie malattie». C’era il dolore fisico, ma anche quello interiore. «Aspetto da 5 anni una sentenza nel processo di diffamazione intentato dal Consorzio di Torre Guaceto e sono ancora imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonostante altre persone con imputazioni più gravi delle mie sono state già assolte per gli stessi fatti, con formula piena e sentenza passata in giudicato. Sarei tentato di dire che la legge non è uguale per tutti. Sono completamente innocente in entrambe le vicende».

Circostanze che aveva ribadito più volte nel corso degli anni. Con fermezza. «Ho finalmente tutte le prove inconfutabili e documentate che per Carovigno, dopo l’amministrazione Mele, si è costituito un gruppo di potere composto da amministratori comunali, politici, ricchi imprenditori e rappresentanti dello Stato di altissimo livello che ha agito – ha scritto pubblicamente Lanzillotti il 10 ottobre scorso - per insabbiare le inchieste giudiziarie sulla direzione e sulla riserva di Torre Guaceto e per operare la trasformazione di una meravigliosa area naturale protetta in una immensa e lucrosa struttura turistica che nulla ha a che fare con le finalità istitutive date dallo Stato». 
Ed ancora: «Non solo si è operato per distruggere la mia persona ma sono anche state create le condizioni per commissariare per mafia il Comune di Carovigno estromettendo di fatto dalla gestione del suo territorio naturalistico più prezioso». Quindi l’annuncio: «Nonostante tutto, credo ancora che la Giustizia farà il suo corso. Ma devo essere realista e non posso non considerare che potrei morire prima che questo avvenga. In questo caso sulla mia figura di amministratore pubblico, di politico, di uomo e di cittadino rimarrebbe una macchia indelebile: “archiviato per decesso dell’imputato”. È difficile accettare l’idea di essere vicini al termine della propria esistenza, ma è impossibile accettare il fatto che probabilmente non si avrà il tempo per vedere emergere la verità. Per questo ho scritto anche un libro che ripercorre quanto accaduto con nomi, cognomi, fatti e prove documentate. Il volume debitamente autenticato è stato consegnato ad un notaio. Il giorno dopo la mia morte il libro verrà pubblicato nei modi e nei termini che ho già stabilito con l’editore e con alcune agenzie nazionali di informazione».
Intanto centinaia di messaggi di cordoglio giunti alla sua famiglia dopo la notizia della sua morte, tra questi anche il Comitato nazionale per la Salvaguardia di Torre Guaceto. «Non esistono parole giuste per descrivere questo momento. Grazie Elio Lanzillotti per averci insegnato a combattere per ciò che amiamo, sei stato una guida e un maestro di vita per tutti noi».

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