Ferrarese: «Col rigassificatore Bg oggi saremmo ricchi e green»

Massimo Ferrarese
Massimo Ferrarese
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Domenica 27 Febbraio 2022, 15:20 - Ultimo aggiornamento: 16:19

Un’occasione perduta che avrebbe decarbonizzato Brindisi prima del tempo, l’avrebbe arricchita ed avrebbe contribuito a fare crescere la sua economia. E oggi Brindisi, se il rigassificatore della British Gas fosse stato realizzato, avrebbe contribuito a liberare l’Italia dalla dipendenza dal gas russo. A sottolinearlo è l’ex presidente della Provincia ed ex presidente di Confindustria Massimo Ferrarese.
In questi giorni si torna a parlare di rigassificatori.
«Nel 2002, da vice presidente di Confindustria, chiesi all’allora sindaco Giovanni Antonino di portare avanti il progetto. Lui mi disse che ne avremmo riparlato dopo le elezioni per il secondo mandato. E così fu. Lavorammo perché il territorio e le sue imprese fossero coinvolte, a differenza del passato e lui disse che avrebbe fatto da garante. Dal canto mio, creai un consorzio di imprese proprio a questo scopo. Ma nel 2003 ci fu il problema con la magistratura e l’amministrazione cadde».
Mennitti non fu così tenero col progetto.
«Inizialmente non era contrario. Ma dopo la campagna elettorale fu convinto dai movimenti ambientalisti. A quel punto, i contrari erano praticamente l’80 per cento: partiti di sinistra, di destra e Cgil. Restavo solo io come Confindustria, insieme a Cisl e Uil. Nel frattempo, diventai presidente di Confindustria e cercai di fare capire a Bg che avrebbero dovuto presentare proposte migliorative. Li convinsi a realizzare a proprie spese un molo esterno per non far entrare le gasiere in porto. Aggiunsi che avrebbero dovuto dare al territorio delle royalties e mettere a disposizione gratuitamente per le altre aziende il freddo necessario per la rigassificazione. In questo modo, non solo la città avrebbe ottenuto 20 milioni di euro all’anno ma avrebbe potuto attirare investimenti proprio grazie alla catena del freddo. In più, il rigassificatore sarebbe stato realizzato da imprese locali».

Nonostante questo, però, non fu possibile convincere istituzioni e territorio.
«Eppure nel 2007 a Milano, all’Hotel Four Seasons, in un incontro organizzato da me, ci fu un accordo siglato con una stretta di mano tra i vertici inglesi della Bg ed il sindaco Domenico Mennitti. Dopo quattro giorni, però, mi chiamò dicendo che nonostante l’impegno non se la sentiva perché c’era troppa resistenza. Eppure non solo l’impianto non era pericolo, avrebbe portato ricchezza al territorio e, oggi, avrebbe salvato il Paese che non sarebbe stato soggetto a Putin. Certo, qualcuno credeva davvero che fosse sbagliato e pericoloso. Altri, invece, hanno cavalcato la protesta per farsi pubblicità».
Anche lei ha provato l’esperienza politica.
«Mi candidai a presidente della Provincia e vinsi. Io dissi chiaramente che ero a favore del rigassificatore. Ma da rappresentante dei cittadini, e non più delle imprese, dissi anche che avrei fatto ciò che mi avrebbero chiesto i brindisini. Portai il consiglio provinciale a conoscenza delle nuove migliorie che mi venne a proporre l’ambasciatore inglese. Ma il voto, alla fine, fu negativo».
Oggi sarebbe possibile, e utile, realizzare un rigassificatore, magari a Cerano?
«Per il Paese sarebbe sicuramente importante ma dubito che si potrebbero avere condizioni come quelle promesse all’epoca. A quelle condizioni, sarebbe stato un bene per il Paese ma allo stesso tempo Brindisi si sarebbe arricchita. Invece molti fecero una battaglia ideologica contro un progetto che non era pericoloso o inquinante. E lo fece solo per farsi pubblicità. Non a caso, chi ieri diceva “no” oggi governa Brindisi. Una città allo sbando che si lecca le ferite. E alla fine cosa accade? Che ritorna il carbone. Insomma: un fallimento totale, mentre il rigassificatore, oltre a tutti quei vantaggi, avrebbe automaticamente fatto sparire il carbone».

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