Quarantena violata per fame. Positivi al coronavirus andavano a lavorare nei campi: nei guai tre braccianti agricoli

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Roberta GRASSI

Sono tutti braccianti agricoli e nonostante la positività al coronavirus hanno continuato ad andare nei campi, per necessità. Sono stati denunciati dai carabinieri che stanno compiendo verifiche costanti sul rispetto delle norme varate dal governo e delle disposizioni della Asl, in caso di contagio. La storia giunge da Villa Castelli, una delle realtà maggiormente popolata da braccianti agricoli. Già assurta agli onori delle cronache, nel passato recente e non, per casi di sfruttamento del lavoro. Di caporalato. Non è questo il caso, non si parla di turni massacranti e condizioni di quasi schiavitù. Ma si parla comunque di povertà e di una causa di forza maggiore che ha indotto tre persone, tutti parte della comunità albanese che vive in zona, a interrompere il periodo di quarantena per non dover rinunciare alla paga per le giornate di lavoro che, stando a casa, sarebbero andate perdute.


Due sono le circostanze in cui i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana e della stazione di Villa Castelli hanno effettuato verifiche. Dopo un primo tampone positivo e un altro negativo, bisognava ripetere il test. Ma i pazienti, monitorati dal dipartimento di prevenzione della Asl come tutti coloro che sono stati contagiati, non erano in casa quando vi si sono recati i medici. E neppure quando ci sono andati i militari dell'Arma.
Poiché era stato deciso per loro un periodo di quarantena del tutto inviolabile, considerato il grave rischio per se stessi e per gli altri che comportava l'aver contratto il Covid-19, le ricerche sono state approfondite. Ed è risultato che i tre, due donne e un uomo, rispettivamente di 43, 54 e 42 anni, erano in realtà a raccogliere i prodotti della terra, a compiere il loro lavoro a giornata. Precario ma comunque essenziale per tirare a campare.
Il datore di lavoro, a quanto è emerso, non era a conoscenza di nulla. Non gli sono quindi state contestate violazioni di tipo amministrativo, né di altro genere.
I tre cittadini albanesi sono stati riaccompagnati al proprio domicilio. Sono state avviate le consuete indagini per avere contezza di quali fossero stati i contatti degli ultimi tempi ed è stato disposto l'isolamento fiduciario anche per alcuni colleghi di lavoro.


A seguire da molto vicino l'evolversi della vicenda anche il sindaco di Villa Castelli, Giovanni Barletta, sempre in prima linea non solo nel monitoraggio ma anche nel fornire puntuali informazioni ai cittadini, per ridurre al minimo l'esposizione al pericolo di contagio. Non è la sola irregolarità riscontrata dagli uomini in divisa, in quelle zone. Sono state multate altre 17 persone dai carabinieri per la violazione del divieto di assembramento e del corretto uso della mascherina, oltre che per la violazione delle norme previste per le modalità di ingresso nei luoghi di lavoro. Sono state altresì controllate 7 attività e avanzata la proposta di una chiusura amministrativa.


Da qui la raccomandazione, anche da parte delle forze dell'ordine, di avere con sé sempre i dispositivi di protezione delle vie respiratorie per non incorrere in sanzioni che oscillano da un minimo di 400 euro a un massimo di 1.000 euro. Le mascherine infatti vanno indossate non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, ma sono obbligatorie anche in tutti gli altri locali che non siano abitazioni private e anche all'aperto, come stabilito dalle norme più recenti.
I carabinieri, così come la polizia amministrativa e gli altri operatori in divisa, si stanno occupando di accertare il rispetto delle disposizioni, in tempi in cui il numero dei casi di covid-19 continua a crescere, anche in Puglia, e non si esclude in caso di peggioramento un ulteriore inasprimento delle misure di distanziamento sociale. Fino al lockdown.

Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 16:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA