Bomba da disinnescare, conto alla rovescia. Gli artificieri: «Ordigno danneggiato, alto rischio esplosione»

Sabato 7 Dicembre 2019 di Lucia PEZZUTO

L'ordigno bellico rinvenuto lo scorso 2 novembre nei pressi della Multisala Andromeda di Brindisi sarà disinnescato il prossimo 15 dicembre dagli artificieri della Brigata meccanizzata Pinerolo 11^ Reggimento Genio Guastatori. I militari saranno coordinati dal colonnello Simone Gatto.
Colonnello Gatto, come si svolgerà il disinnesco?
«L'ordigno sarà trattato in tre fasi. La prima fase sabato quando noi effettueremo delle operazioni di rafforzamento del sistema intorno all'ordigno stesso in modo tale da dare un barricamento ai nostri operatori. Nella giornata di domenica ci sarà l'operazione di despolettamento vero e proprio e il trasporto in cava. Mentre nella giornata di lunedì ci sarà il brillamento».

Nello specifico che tecnica utilizzerete?
«Pensiamo di impiegarci circa due ore, la fase di spolettamento vero e proprio. Ci sarà prima un approccio con un robot, dopo di ché con un sistema comandato a distanza con una chiave a raso verrà despolettato, a quel punto l'ordigno sarà stato neutralizzato e potrà essere trasportato nella cava per farlo brillare».

Avete già un'idea di dove portarlo? Perché inizialmente era stata ipotizzata una cava di pietra che poi non è risultata idonea e poi avete parlato di una cava di sabbia.
«Porteremo l'ordigno in una cava di sabbia che si trova in una zona a qualche chilometro da Brindisi. Si tratta di una cava privata nei pressi di Autigno. La bomba è un ordigno a frammentazione per questo è necessaria la sabbia».

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Stiamo evacuando 53mila persone e ci sono state tante polemiche intorno a questo argomento. Non c'era modo di adottare un altro sistema, un altro protocollo?
«Gli operatori dell'Esercito italiano della Brigata Pinerolo 11^ Genio Guastatori, artificieri tutti, sono persone in grado di soddisfare le esigenze di fronte a questi ordigni esplosivi. Noi seguiamo le procedure Nato per assicurare la massima sicurezza alle persone che sono intorno e dare un contributo alla popolazione e in ogni caso altamente qualificati per fare questo tipo di operazione».

Nei giorni scorsi è stata effettuata un'altra operazione simile, un altro disinnesco, a Torino sono state evacuate solo 10mila persone per un ordigno con una portata decisamente superiore rispetto a quello trovato a Brindisi. Come si spiega?
«Gli ordigni esplosivi che hanno lo stesso peso non significa che siano uguali. Marco Rossi e Paolo Bianchi che pesano entrambi 90 chili non per forza sono uguali. Ogni ordigno ha una storia, gli ordigni possono essere simili e dipende dal loro posizionamento, dalla carica, dal rapporto massa ferrosa, dal tritolo che ha dentro e dai congegni di attivazione, dalle spolette di coda, dal posizionamento sul terreno, se è un ordigno che si trova in superficie o no, dal grado di umidità. Sono tutti fattori che vengono analizzati per poter verificare la pericolosità del residuato. In questo caso ci troviamo di fronte ad un ordigno da 500 libbre con un congegno di attivazione danneggiato, abbiamo una corona sferica che è molto danneggiata e che è molto vicina al pistol, ovvero al pulsante di attivazione. Basterebbe un solo microcontatto per poter azionare il congegno di attivazione. E' questa la pericolosità intrinseca di questo ordigno. Quindi noi dobbiamo agire con la massima cautela per assicurare la massima sicurezza a tutta la cittadinanza.
E le procedure in questo caso individuano un raggio di sgombero di 1617 metri».

Possiamo dire, allora, che ci è andata bene il due novembre, abbiamo rischiato che esplodesse?
«Il due novembre l'operatore delle macchine movimento terra è stato miracolato da Santa Barbara».

Ultimo aggiornamento: 11:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA