Brindisi, il bando per la riqualificazione della Cittadella della ricerca non rientra nei fondi Pnrr

La Cittadella della ricerca
La Cittadella della ricerca
di Oronzo MARTUCCI
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Giovedì 30 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:27

Con la pubblicazione della graduatoria da parte dell’Agenzia della Coesione territoriale delle candidature che hanno partecipato all’avviso relativo alla manifestazione di interesse e alla procedura negoziata per la riqualificazione e rifunzionalizzazione di siti per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno, si può considerare fallito il sogno di rilanciare la Cittadella della ricerca di Brindisi.

La candidatura brindisina

Il progetto presentato dall’Enea come capofila con la collaborazione dell’amministrazione provinciale di Brindisi, che del comprensorio della Cittadella è proprietaria, si è classificato al sessantaseiesimo posto. I progetti finanziati, con una dotazione di 350 milioni di euro rivenienti dal Pnrr, sono stati 27. Al primo posto della graduatoria si è piazzato un progetto pugliese, Aris (Area ricerca e sviluppo ex manifattura tabacchi di Bari) con il Cnr come capofila che ha totalizzato 90,5 punti: 32,5 per l’area A e 58 per l’Area B, mentre il progetto della Cittadella ha ottenuto appena 63 punti, 20 per l’Area A e 43 per l’Area B per la realizzazione di un Ecosistema dell’economia circolare per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

La valutazione

La commissione di valutazione ha attribuito ai progetti presentati un punteggio sulla base dei seguenti criteri: A, qualità tecnica del progetto (qualità del progetto di riqualificazione, qualità del progetto in termini ambientali, fattibilità del progetto) fino a 40 punti; B, benefici attesi (performance del progetto, altri elementi dell’analisi costi-benefici), fino a 60 punti. Sono stati considerati ammissibili i progetti che hanno ottenuto almeno 60 punti, di cui un minimo di 20 nell’ambito A e un minimo di 30 nell’ambito B. Dunque la qualità del progetto della Cittadella con l’Enea come capofila ha ottenuto appena 20 punti per quanto riguarda la qualità del progetto.
Per la candidatura di rigenerazione e riqualificazione della Cittadella della ricerca di Brindisi sono stati presentati due moduli di intervento. Il primo modulo punta alla riqualificazione e rigenerazione dei servizi generali, per un importo stimato in 24 milioni di euro, da investire su una superficie coperta di 20.419 metri quadri e una superficie di utilizzo totale di 31.588 metri quadri. Ai costi per la riqualificazione delle infrastrutture vanno aggiunti 8 milioni di euro per gli arredi tecnici, impianti ed attrezzatura scientifica esclusivamente correlata alle future attività dell’Ecosistema per l’Innovazione Circolare. Il secondo modulo punta alla riqualificazione dell’intero comprensorio con una spesa prevista tra recupero, ristrutturazione, riqualificazione di 33,6 milioni di euro, a cui aggiungere 11,4 milioni di euro per arredi tecnici, impianti e attrezzature scientifiche per un costo totale complessivo di 45 milioni di euro.

L'esclusione

La bocciatura ha gelato le aspettative di quanti da tempo cercano di individuare soluzione sulla messa in sicurezza e sul rilancio di un comprensorio che risulta abbandonato a se stesso da punto di vista strutturale, nonostante al suo interno operino enti e organismi di ricerca (come l’Enea, il Cetma il Dta, il Ditne) l’Università del Salento, l’Its (Istituito tecnico superiore dell’aerospazio) e aziende private. La pubblicazione, nel settembre del 2021, dell’Avviso pubblico dell’Agenzia per la coesione territoriale, braccio operativo del ministero per il Sud, per la riqualificazione di ecosistemi dell’innovazione, sembrava costruito su misura sulla Cittadella della ricerca di Brindisi. Invece, con la pubblicazione della graduatoria, è arrivata una delusione che si aggiunge alle tante altre che negli anni hanno accompagnato i tentativi di rilancio del comprensorio di proprietà della Provincia.

Le occasioni perdute

In più occasioni si è cercato di ottenere finanziamenti per la riqualificazione, sia attraverso la sottoscrizione di un Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di crisi di Brindisi (prima che si passasse al Cis per la costa adriatica che è stato sottoscritto dalle amministrazioni comunali con il ministro Mara Carfagna martedì scorso) sia attraverso il coinvolgimento della Regione Puglia e la cessione dell’intero comprensorio in comodato gratuito da parte della Provincia. La Regione ha cercato soluzioni, senza trovarle, affidando anche all’Arti (Agenzia regionale tecnologia e innovazione) la redazione di un piano di investimenti sostenibile per la riqualificazione e il rilancio. La Cittadella perse nel 2018 l’opportunità di ospitare la realizzazione del Dtt (Divertor Tokamak Tst) un progetto dell’Enea da 600 milioni di euro e 1500 posti di lavoro per la sperimentazione di soluzioni all’avanguardia per l’energia da fusione nucleare. Quel progetto fu assegnato a Frascati, proprio perché il sito di Brindisi si dimostrò inidoneo a causa delle condizioni infrastrutturali. L’Enea (Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) aveva assunto con la Regione Puglia l’impegno di garantire a Brindisi una sorta di risarcimento con l’avvio di un centro per la valorizzazione dell’economia circolare. Il bando dell’Agenzia per la Coesione è arrivato come manna dal cielo, soprattutto per la mole di risorse disponibili. E infatti si è partiti con un piano ambizioso predisposto da Enea (capofila del progetto del progetto doveva essere un organismo di ricerca) in collaborazione con la Provincia che ha curato la redazione di uno studio di fattibilità e la Regione Puglia che ha confermato l’intenzione di cofinanziare la riqualificazione. Ma quando si è passati alla negoziazione (dopo il 25 marzo e dopo che il progetto aveva superato la prima selezione) la Regione si è tenuta fuori, con la possibilità di intervenire in fase successiva.
Il bando, che rientra tra quelli di competenza del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, ha visto una grande partecipazione. A fronte delle 270 idee progettuali presentate, 177 sono state giudicate idonee a partecipare alla seconda fase e, di queste, 146 hanno partecipato e sono state ammesse alla graduatoria finale. Ma solo 27 sono finanziabili, stante la quantità delle risorse disponibili.

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