Operai specializzati, dirigenti, tecnici: cosa cercheranno le aziende nei prossimi tre mesi a Brindisi

Operai specializzati, dirigenti, tecnici: cosa cercheranno le aziende nei prossimi tre mesi a Brindisi
di Francesco RIBEZZO PICCININ
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 05:00

Nuovi posti di lavoro: solo nel mese di novembre, sono previste tra Brindisi e la provincia circa 2.300 assunzioni, che diventano 6.800 allargando l’orizzonte dal mese in corso fino a gennaio del prossimo anno, con una media di poco superiore alle 2.260 al mese. Un dato che rappresenta circa il 10 per cento di tutte le assunzioni previste in Puglia per novembre, ovvero 24mila, e lo 0,49 per cento di quelle in tutta Italia, vale a dire 465mila. Sono solo alcuni dei numeri che emergono dalle rilevazioni mensili del sistema informativo Excelsior, realizzate da Unioncamere in accordo con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro ed inserite nel Programma statistico nazionale. In questo caso, lo studio ha registrato un aumento delle assunzioni, rispetto a 12 mesi fa, di 3.500 unità e di 2.590 rispetto a 24 mesi fa.

Le macroaree

Se si fa riferimento alle macroaree, suddivise in base alla tipologia contrattuale, a fare la parte del leone sono i servizi, con 1.300 assunzioni previste per novembre, a fronte delle 1.000 nel settore industriale. Ma basta concentrare l’attenzione alle sottosezioni per comprendere come, in realtà, a Brindisi e provincia sia ancora l’industria a fare la parte del leone rispetto ai numeri dell’occupazione. Industria manifatturiera e public utilities, infatti, risultano in testa con 680 assunzioni previste. A seguire, i servizi alle imprese con 470 e le costruzioni con 320. Neanche sommando i dati relativi a commercio e turismo, ovvero 310 e 310 assunzioni previste, dunque 620 in totale, si raggiungono i numeri dell’industria. Chiudono l’elenco i servizi alla persona, con una previsione di 210 assunzioni nel mese di novembre. Eppure, è proprio quest’ultimo il settore che garantisce la maggiore stabilità contrattuale. In media, infatti, solo nel 15 per cento dei casi le assunzioni saranno a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre per l’85 per cento saranno a tempo determinato o con altri contratti con durata predefinita. Entrando nel dettaglio dei vari settori, sempre per tipologia contrattuale, per i servizi alla persona è previsto il 32 per cento di contratti a tempo determinato, più l’uno per cento di contratti di apprendistato mentre industria manifatturiera e costruzioni viaggiano tra il 18 ed il 20 per cento. Un dato comunque più alto della media. Media che è drasticamente abbassata dai numeri del settore turistico, ovvero quello con il maggiore tasso di precarietà: zero contratti a tempo indeterminato, 92 per cento a tempo determinato e 8 per cento altri contratti. Leggermente al di sopra o comunque in linea con la media, considerando indeterminato e apprendistato insieme, commercio (17 per cento) e servizi alle imprese (15 per cento).

I lavori più richiesti

Ma quali sono i profili professionali più ricercati? La categoria più richiesta è senza dubbio quella degli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine (1.130), seguita da impiegati, professioni commerciali e nei servizi (710), dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (260) e infine professioni non qualificate (200). Molte delle aziende “intervistate”, tuttavia, ritengono di difficile reperimento i profili professionali ricercati. In particolare, i più difficili da reperire sono gli operatori della cura estetica (67,7 per cento), per mancanza di candidati (25,8 per cento) ma soprattutto a causa della preparazione inadeguata dei candidati (41,9 per cento). A seguire, gli operai delle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (62,5 per cento), in parte per mancanza di candidati (9,6 per cento) ma soprattutto, ancora una volta, per la preparazione insufficiente (51,9 per cento). E ancora i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (61,7 per cento), in questo caso soprattutto per mancanza di candidati (44,7 per cento) e relativamente meno per la preparazione insufficiente (14,9 per cento). Poi gli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (57,1 per cento), con un mix piuttosto equilibrato tra mancanza di candidati (23,5 per cento) e preparazione insufficiente (33,6 per cento). Infine, di difficile reperimento anche i tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale (46,8 per cento), per mancanza di candidati (11,3 per cento) ma soprattutto per la preparazione non adeguata dei candidati (32,3 per cento).

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