Bomba, per l'evacuazione 28 punti di accoglienza

Sabato 9 Novembre 2019 di Lucia PEZZUTO
Prontoil piano di evacuazione per il disinnesco dell'ordigno bellico nei pressi dell'Andromeda di Brindisi: anche la Protezione civile chiede di ridurre l'area di contenimento. Si fa sempre più complessa la programmazione del piano di sicurezza da adottare per poter procedere al disinnesco della bomba rinvenuta sabato scorso, 2 novembre, davanti alla Multisala Andromeda di Brindisi.
Ora anche la Protezione civile, infatti, ha chiesto che si riveda il raggio della zona da isolare affinché le operazioni avvengano nella massima sicurezza. Gli artificieri della Brigata meccanizzata Pinerolo 11esimo reggimento Genio guastatori che si occuperanno del disinnesco, in una relazione presentata in Prefettura nel corso del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, hanno evidenziato la necessità di evacuare quasi due terzi della città.
Il calcolo della distanza di sicurezza fa riferimento alla possibile proiezione di schegge: la massima distanza di frammentazione orizzontale è di 1.617 metri, quella verticale è di 1.244 metri. Tutto questo paventando la possibilità che la bomba possa esplodere durante le operazioni di disinnesco. Il piano di evacuazione, in ogni caso, prevede una mobilitazione eccezionale di forze dell'ordine, forze armate, polizia locale, vigili del fuoco, volontari della Croce Rossa e Protezione civile.

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«C'è una bella differenza - ha detto l'ingegnere Giuseppe Augusto - tra evacuare 50mila persone o 20mila. La Protezione civile ha il compito di dare supporto. Ogni mese noi aggiorniamo un elenco di persone che in situazioni di pericolo o comunque di criticità possono avere maggiore bisogno di aiuto. Stiamo parlando di anziani soli, diversamente abili, allettati, gente le cui funzioni vitali sono legate a dei macchinari».
Nei casi di emergenza, quindi, la Protezione civile accoglie chi non ha un luogo dove andare, per questa ragione nella città di Brindisi esistono le cosiddette aree di attesa. Le aree di attesa sono luoghi di prima accoglienza dove la popolazione potrà ricevere le prime informazioni sull'evento e i primi generi di conforto in attesa di essere sistemata in strutture di accoglienza adeguate.
Tra le aree individuate, sono state scelte tra quelle disponibili quelle che presentavano le maggiori caratteristiche di sicurezza, ovvero non in aree inondabili o in prossimità di versanti instabili, di crollo di strutture attigue, o di incendi di interfaccia. Le aree sono raggiungibili attraverso percorsi sicuri e segnalati da adeguata cartellonistica sul territorio. Le aree in generale sono state contraddistinte con tre colori: verdi, rosse e gialle. Le aree verdi sono quelle d'attesa, le rosse sono aree di accoglienza e ricovero della popolazione e le gialle sono aree di ammassamento soccorritori e risorse. Le aree verdi sono ventotto e si trovano sparse in tutti i quartieri della città. Le rosse sono sei e si trovano collocate a ridosso delle zone periferiche. La gialla è una e coincide con la sede della Protezione civile. Anche nella frazione di Tuturano troviamo un'area di attesa ed una dedicata all'accoglienza e al ricovero della popolazione.
«Non è facile gestire il flusso di persone, soprattutto quando queste non sanno dove andare», dice l'ingegnere Augusto. «Noi, nelle situazioni di emergenza, cerchiamo di bussare ad ogni porta in base all'elenco dei soggetti che possono avere maggiormente bisogno. Eppure non sempre le persone sono disponibili a lasciare la propria abitazione anche nelle situazioni di pericolo. Ma tornando al piano di evacuazione, anche per quanto concerne le aree di attesa si rischia, adottando le misure dell'isolamento in un raggio di 1.617 metri, di includere numerose aree verdi e rosse che così non avremmo più a disposizione».
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