Bomba, 40 chili di tritolo da disinnescare: 217 detenuti da trasferire fuori regione

Domenica 24 Novembre 2019 di Roberta GRASSI

La questione più delicata è, senza alcun dubbio l’evacuazione del carcere di Brindisi. All’interno, dati aggiornati a ieri sera, ci sono 217 detenuti che dovranno lasciare le proprie celle e l’intera struttura che si trova in via Appia, all’interno dell’area in cui è stato previsto lo sgombero, domenica 15 dicembre, per poter effettuare la rimozione dell’ordigno bellico trovato il 2 novembre nel cantiere per l’ampliamento del maxicinema Andromeda, al rione Bozzano.

Il programma è il seguente. Nelle due settimane antecedenti alla “data x” inizieranno i trasferimenti: non potranno avvenire in strutture che si trovano in Puglia e Basilicata perché sono tutte già strapiene. Ad ospitare i detenuti brindisini saranno istituti di pena che si trovano al di fuori del distretto. Una volta cessata l’emergenza tutti potranno fare ritorno in via Appia.
Gli spostamenti, come si diceva, avverranno alla spicciolata principalmente per motivi di sicurezza. Bisogna ridurre a zero ogni rischio (e quando si parla di carceri non si può non mettere in conto quello di evasione), cercare di non sovraccaricare la polizia penitenziaria le cui dotazioni non consentirebbero di spostare in un’unica tranche più di 200 persone. Alla evacuazione del carcere sovrintende il prefetto di Brindisi, Umberto Guidato, di concerto con il ministero della Giustizia e la direttrice della casa circondariale, Anna Maria Dello Preite.

Va specificato che il carcere di Brindisi è un istituto di media sicurezza. Non ci sono situazioni di particolare criticità: ergastolani, detenuti al 41 bis o con situazioni delicate. Lo svuotamento della struttura, dunque, specie se organizzato con il dovuto anticipo non dovrebbe cagionare particolari problemi. Non ci sarà neppure da individuare una struttura di accoglienza in zona e di predisporre sistemi di tutela.

Sempre in tema di restrizione della libertà personale, è stato inoltre verificato che nel raggio di circa 1.600 metri dal luogo in cui si trova la bomba, ordigno che sarà trasferito altrove per essere fatto brillare, risiedono 61 persone agli arresti domiciliari. Anche in questo caso, dovrà essere la questura di concerto con l’autorità giudiziaria a stabilire come fare per concedere le debite autorizzazioni.

Sempre nella zona rossa ci sono caserme, nonché luoghi in cui hanno sede servizi di emergenza.
Sembra essere risolto il problema della clinica Salus, anch’essa in via Appia. La struttura sanitaria solitamente non effettua ricoveri di lunga durata. Ad ogni modo si sta provvedendo a ridurli al minimo già in questi giorni e a valutare la dimissione di pazienti che sono nelle condizioni di tornare a casa. Dovessero presentarsi degli impedimenti, saranno disposti anche in questo caso, di concerto con la Asl di Brindisi, trasferimenti in altri ospedali.
A preoccupare le istituzioni che negli scorsi giorni si sono occupati di predisporre un piano accurato, anche la presenza di disabili e malati gravi nei quartieri in cui non potrà restare nessuno dei residenti. Anche in questo caso sarà la Asl a stabilire come e se procedere.

Nonostante sia imponente e senza precedenti l’operazione, che prevede lo sgombero di più di 50mila persone, le idee sono piuttosto chiare. A stilare un programma esecutivo hanno cooperato vari enti, tra cui il Comune di Brindisi con il sindaco Riccardo Rossi che è pronto a firmare l’ordinanza pochi giorni prima l’inizio dei lavori che, è stato più volte ribadito, solo in casi estremi potrebbero realmente comportare dei rischi per la popolazione.

Ultimo aggiornamento: 12:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA