La barberia di Nino chiude: dopo più di 40 anni di attività, lo storico titolare va in pensione

La barberia di Nino chiude: dopo più di 40 anni di attività, lo storico titolare va in pensione
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Martedì 10 Maggio 2022, 20:19 - Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 13:30

Da qualche giorno, la storica barberia di via Giovanni XXIII a Ostuni ha chiuso i battenti dopo quasi quarantaquattro anni di attività. Il titolare, Giovanni Cavallo, va in pensione portandosi dietro una grande mole di attestati di stima e gradimento per quello che è stato un luogo caro a tanti, andato ben oltre il contesto riflesso in quell’insegna. C’è scritto barber, acconciature maschili, vi si può leggere molto altro. Un punto di ritrovo animato da costante dibattito, un laboratorio intellettuale in fermento, che ha saputo abbracciare una clientela numerosa e variegata, gli amici e la gente comune, le personalità del mondo politico e professionale, i turisti provenienti da tutto il mondo.

 

Nino, l'artigiano della barba

A modellare questo pezzo di storia ostunese, le capacità di Giovanni “Nino” Cavallo, eclettico artigiano di una professione capace di riflettersi in ulteriori ambiti: l’apprendistato nei saloni degli anni Sessanta e Settanta fino all’attività autonoma, l’operato sindacale, le sfilate, il collaudo delle radici sessantottine, la militanza nel Pds e nei Ds, e quindi nel Pd. Anche la politica attiva oggi è alle spalle. Un ventaglio di spunti che, negli anni, hanno contribuito ad arricchire il suo “laboratorio”. L’annuncio che lo stesso ha condiviso sui social per salutare e ringraziare i tanti che hanno celebrato il momento, ha scatenato le numerose interazioni di quanti non avevano ancora avuto modo di esprimersi personalmente.

Tra le reazioni che più lo hanno colpito, chi si chiede dove ci si potrà ora incontrare, come accadeva in barberia: «È un vero piacere leggere di tanto affetto. Qualcuno lo ha definito un pensatoio politico e sociale, scomodando persino l’antica Grecia, ho sorriso e mi è piaciuta molto come idea. È vero, è stato un faro, parlavamo di tanti argomenti. Non mi sono mai annoiato né credo lo abbiano fatto i miei clienti». Ulteriore tratto distintivo dell’attività è stata la longevità: la barberia è sopravvissuta alle differenti congiunture economiche dettate dai tempi, ai passaggi generazionali, alla pandemia. «Avevo già deciso qualche anno fa che a settant’anni avrei smesso. Quindi no, non mi ha castigato il virus, né le tasse. Nell’ultimo decennio ha preso piede la febbre della barba modellata, i barber si sono ripresi la fetta di attività che era stata annientata dall’unisex creato dai colleghi/e parrucchieri per donna. Io paradossalmente, nonostante il divario d’età con i più giovani che hanno iniziato a studiare la pratica, essendo nato con il vecchio rasoio e le forbici in mano, mi sono trovato a mio agio, lavorando anche più di prima, diciamo che sono ringiovanito». Cosa aspettarsi dalla pensione è presto detto: «Certamente non mi annoierò. Il rapporto sociale resta la cosa più importante. Bisogna parlare con gli altri, siamo nati per questo».

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