«Fatture false e bancarotta fraudolenta»: arrestato l'ex presidente del Brindisi calcio

Mercoledì 18 Dicembre 2019 di Erasmo MARINAZZO
Oltre un milione e 770mila euro di imposte non versate su un giro di affari di tre milioni di euro. Anche grazie all’emissione di fatture per consentire ad altre società di dimostrare costi mai sopportati e non versare così le imposte all’Erario. Ed anche la bancarotta fraudolenta della azienda con cui ha scalato i vertici dell’economia locale fino a prendere in mano le redini della squadra di calcio della città. Con queste accuse i finanzieri del comando provinciale di Brindisi hanno arrestato in carcere Antonio Giannelli, 40 anni, presidente della Ssd Brindisi Football Club da luglio del 2017 fino a giugno dell’anno scorso ed attuale componente del consiglio di amministrazione.

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Dunque non solo un’inchiesta sui versamenti delle imposte della sua Maw, società indicata come specializzata in lavori di meccanica generale, ma una misura cautelare per l’imprenditore Giannelli. L’ha disposta il giudice per le indagini preliminari Vittorio Testi, avallando la richiesta del pubblico ministero della Procura di Brindisi, Giampiero Nascimbeni, titolare delle indagini avviate dopo la verifica fiscale fatta dalla Guardia di finanza alla fine di settembre dell’anno scorso. Che sin da subito mise in luce una anomalia: all’indirizzo indicato me sede legale non vennero trovati gli uffici della società. La palazzina c’è, in via Tor Pisana, al 90, ma nessun locale - hanno constatato questo i finanzieri - erano riconducibili alla Maw.

Si trova traccia di questa anomalia negli otto i capi di imputazione dell’ordinanza. A cominciare dall’evasione fiscale contestata alla Maw dal 2013 al 2017 per i versamenti Ires ed Iva. E’ stato possibile ricostruire solo gli ultimi due anni: 367mila e 500 euro il primo anno. E quasi 392mila euro l’anno seguente. Sempre relativamente alla gestione della Maw, l’indagato risponde di bancarotta fraudolenta: dopo la dichiarazione di fallimento del Tribunale, in data 4 ottobre 2018, non sono stati più ritrovati i libri contabili indispensabili a ricostruire il patrimonio e capire se ci fossero pendenze con i creditori.

Gran parte dell’inchiesta ha tuttavia riguardato i rapporti avuti da Giannelli e dalla sua Maw con altre aziende. Per giungere alla conclusione - siamo sempre sul solo fronte dell’accusa - che la Maw fosse stata usata come una “cartiera”: erogatrice di fatture false. E’ il caso della Italconstruction di Ravenna riportato nel secondo capo di imputazione: 115mla euro di fatture, per oltre 25mila euro di Iva come detrazione di imposta. Terzo caso, 193mila euro di fatture per lo studio associato di ingegneria ed architettura Maggiorano di Mesagne. Ed ancora: 20 fatture per un milione e 200mila euro, e quasi 270mila euro di imponibile per la Enetec di Taranto. Group Service Energy di Taranto: un milione e 300mila euro, per 288mila euro di imponibile. Infine i rapporti con impresa edile Ra Costruzioni: oltre 11mila e 500 euro di fatture.

In sintesi, gli inquirenti hanno sostenuto che la Maw e Giannelli non avessero i mezzi, gli uomini, la sede e l’organizzazione per produrre tutto quel fatturato: «Sussistono gravi indizi in ordine all’inesistenza oggettiva delle operazioni commerciali», scrive il giudice nell’ordinanza. «E poiché all’epoca della loro emissione la società Maw era amministrata e rappresentata legalmente da Antonio Giannelli, e l’emissione delle fatture era chiaramente finalizzata a consentire ai destinatari l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, emergono nei confronti dell’indagato gravi indizi di colpevolezza».

Perché la più grave misura cautelare? Perché il carcere per Giannelli? Il giudice dell’ordinanza ha fatto presente il pericolo della reiterazione poiché ricoprire la carica di amministratore di tre società. E per una particolare scaltrezza: «Scaltrezza e professionalità mostrata da Giannelli nell’utilizzare strumenti giuridici sofisticati per garantire a numerose imprese commerciali la sistematica e significativa evasione delle imposte».
L’imprenditore è difeso dall’avvocato Danilo Di Serio: venerdì discuterà l’annullamento della misura davanti al Tribunale del Riesame. Ultimo aggiornamento: 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA