Aumenti di luce e gas: a rischio il riscaldamento nelle scuole

Gelo a scuola: in aula con giubbotto e cappello di lana
Gelo a scuola: in aula con giubbotto e cappello di lana
di Francesco RIBEZZO PICCININ
4 Minuti di Lettura
Lunedì 22 Agosto 2022, 05:00

Difficile, ora come ora, fare una previsione precisa di quanto incideranno gli aumenti delle bollette di luce e gas sul bilancio della Provincia. Ma il presidente Toni Matarrelli lancia comunque l’allarme: senza un intervento del governo, sarà difficile garantire perfino il riscaldamento nelle scuole. «Non so - dice Matarrelli, che è anche primo cittadino di Mesagne - come facciano i sindaci a fare previsioni così precise, visto che l’oscillazione dei prezzi è costante. Prima salgono, poi scendono, poi salgono di nuovo. Secondo me, sono forfettarie e prendono spunto dalle notizie generali rispetto alle percentuali di aumento. Ma non credo siano stime “scientifiche”».

Impatti negativi

Chiarito questo dettaglio, tuttavia, «che ci siano degli aumenti in grado di avere impatti significativi sui bilanci di un ente locale è certo». Per la Provincia, poi, la questione è ancora più significativa. «Abbiamo - sottolinea infatti il presidente - la responsabilità delle scuole superiori. Ce ne sono più di cinquanta, distribuite su più plessi. A Mesagne, per esempio, ne abbiamo una, con due plessi. In tutto sono circa un’ottantina. Parliamo quindi di un costo enorme da sostenere». 

Rischio gelo

Facendo una valutazione a spanne, prosegue Matarrelli, «se l’aumento fosse del 50 per cento, il bilancio già fortemente in crisi della Provincia ne risentirebbe in maniera decisiva. Senza un intervento dello Stato, in sostanza, le Province, non solo la nostra, non potranno mai garantire neanche il riscaldamento delle scuole per il periodo invernale». Il rischio, dunque, è che gli studenti debbano rimanere al gelo.

Sicurezza stradale

E questo è solo uno dei problemi causati dall’aumento dei costi di energia e materie prime. Un altro avrà effetti diretti sulla sicurezza degli automobilisti. «Il costo del bitume - riferisce infatti Matarrelli - è più che raddoppiato, tanto che molti lavoro sono sospesi, in tutta Italia. E non certo per una questione di volontà delle amministrazioni ma proprio a causa del costo del bitume. Una cosa che accade anche qui a Brindisi. I Comuni hanno ottenuto risorse da Stato e Regioni ed hanno programmato gli interventi di rifacimento delle strada. Dopo di che, hanno bandito le gare. Che, tuttavia, ora non sono più attuali. Con le stesse risorse, infatti, allo stato attuale riusciremmo ad effettuare meno della metà degli interventi previsti di messa in sicurezza della rete stradale». Gli effetti negativi degli aumenti, quindi, saranno non solo diretti, costringendo le famiglie - e le imprese - a sostenere spese molto maggiori. Anche i servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni, infatti, dovranno ridursi drasticamente, tanto che potrebbero non essere garantiti neanche i livelli minimi come, per l’appunto, nei casi di riscaldamento delle scuole e di rifacimento, innanzitutto per motivi di sicurezza, delle strade di competenza dei vari enti.

Un aiuto dal governo

«È terribile. Gli effetti della guerra - sostiene il presidente della Provincia di Brindisi e sindaco di Mesagne - sono e continueranno ad essere devastanti per l’Italia. Anche per tutta l’architettura istituzionale del Paese, oltre che per i privati. Da qui la necessità di un intervento da parte del governo». Intervento che, tuttavia, avrà lo stesso conseguenze negative, perché le entrate “dirottate” sul sostegno di imprese, privati ed enti locali saranno comunque sottratte ad altri servizi. E tra l’altro non potrà che essere di breve durata. «In realtà - ammette infatti Matarrelli - il governo sta già mettendo a disposizione una grande quantità di risorse per abbattere gli aumenti dei costi. Ma già così non potrà reggere all’infinito. Anche perché le risorse sono “distratte” dal altri interventi infrastrutturali che sono comunque necessari per lo Stato. Si tagliano le accise ma le entrate previste, e non più ottenute, costringeranno ad una riduzione dei servizi. Siamo, in sostanza, in una situazione terribile».

Soluzione strutturale

Dunque, a parte ulteriori, auspicati aiuti da parte del governo, è necessaria una strategia più complessiva. «E l’unica soluzione vera in questo senso - conclude il presidente della Provincia - consiste nel cercare di lavorare sull’autonomia energetica del Paese. Che, naturalmente, non sarà mai al cento per cento. Ma è comunque fondamentale avviare percorsi in grado di dare un’autonomia maggiore. L’Italia, infatti, dipende troppo, dal punto di vista energetico, dagli altri Paesi, soprattutto per gas ed energia elettrica».

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