L'equipaggio bloccato a bordo del traghetto fermo in Albania

Domenica 23 Febbraio 2020 di Roberta GRASSI
È ancora bloccata nel porto di Valona (per lo meno lo era fino a ieri sera) la nave St. Damian battente bandiera panamense fermata in Albania per un sospetto carico di rifiuti pericolosi. Sono 40 i membri dell'equipaggio a bordo, due dei quali italiani, a cui non è permesso di scendere. Si attende che la polizia albanese conduca le proprie indagini e completi le analisi sul materiale rinvenuto nel garage del traghetto di linea partito da Brindisi giovedì scorso.

Intanto sono giunti i primi risultati che escludono qualsiasi forma di radioattività degli inerti sequestrati. Ora bisognerà aspettare di sapere se, come ipotizzato, tra gli scarti di bordo vi fosse davvero amianto. Quanto ai fusti di olio l'agente marittimo della St. Damian, Massimo Prudentino, manager della Seamed, ha consegnato documentazione che attesta che si tratta di oli pneumatici necessari al funzionamento delle macchine. In particolare fusti sigillati, ancora nuovi, utilizzati in quella occasione per delimitare i rifiuti da affidare alla società albanese Delphin 1 per lo smaltimento.

Scandalo a bordo, da Brindisi a Valona con la stiva carica di rifiuti tossici: «Altri 15 carichi sospetti». La replica: «Fusti tracciabili»

La ricostruzione operata in Italia dalla capitaneria di porto di Brindisi è la seguente. La nave St. Damian, che in realtà è la nota Ionian Spirit che a lungo ha stazionato al porto di Brindisi (poi acquistata da un altro armatore e rimessa in navigazione dopo un rimodernamento), è partita regolarmente dall'Italia per raggiungere Valona dopo aver sostato per qualche tempo in un cantiere navale della Croazia per un opera di restyling e di sostituzione di alcune parti interne, per lo più di arredo.

Arrivata a Valona, giovedì scorso, vi è stato il blitz della polizia albanese che ha eseguito sei arresti. Tra le persone coinvolte il comandante e il vicecomandante della nave. Con loro anche l'autista del furgone che avrebbe caricato parte del materiale dal traghetto, e l'amministratore della ditta Delphin 1 che si occupa dello smaltimento dei rifiuti della gran parte delle navi che fanno scalo a Valona, quindi anche della St. Damian, che era giunta come ogni giorno nel porto così vicino alla costa brindisina.
A quanto si legge nella nota ufficiale diffusa dagli investigatori venerdì mattina si sarebbe tentato di impedire l'introduzione di rifiuti pericolosi, dannosi per l'ambiente e per la salute umana.
La Seamed ha subito precisato che si tratterebbe di materiale di bordo, per nulla pericoloso.
Nelle immagini diffuse dalle autorità estere, si notano scarti di vario tipo, tra cui alcuni fusti di olio, non più di una decina.

L'operazione è stata chiamata Amiant, proprio sulla base dell'ipotesi che tra gli inerti vi fosse il pericoloso materiale bandito ormai da tempo per i danni che arreca alla salute umana. L'ispezione è stata effettuata dagli investigatori nella parte inferiore del garage. Lunedì gli arrestati saranno ascoltati dall'autorità giudiziaria. L'agente marittimo è già stato a lungo sentito dal comandante della capitaneria di porto, il capitano di vascello Giovanni Canu e ha chiarito tutti i dettagli.
Ha specificato che all'interno della nave c'erano rifiuti alimentari, spugne di poltrone, materassi, secchi di pittura vuoti, pannelli di cabina, lana di roccia usata come isolante tutta certificata e priva di qualsiasi materiale pericoloso.

La nave, è precisato è Asbestos free. Priva di amianto in ogni dove. Quanto ai fusti di oli trovati sul posto si tratta, afferma la Seamed, di fusti nuovi, perfettamente sigillati, di olio idraulico acquistati il 4 febbraio scorso e per i quali sono state effettuate le necessarie operazioni doganali. Erano posizionati nel garage della nave al fine di creare una barriera al cumulo dei rifiuti che viene ulteriormente precisato è non dannoso.
La St. Damian, come si diceva, da poco rientrata da un cantiere in Croazia, aveva accumulato una quantità di rifiuti superiore alla media giornaliera, in quanto si è provveduto alla pulizia di locali preliminarmente destinati allo stoccaggio di materiali.

Quindi il contatto con la Delphin 1. Le ragioni: E' da sempre stata preferita una ditta albanese, non tanto per una questione economica, ma per gli orari di arrivo in Italia delle navi provenienti dall'Albania e pertanto per non gravare sugli orari di riposo dello stesso equipaggio. Equipaggio ora bloccato a bordo, in attesa di buone nuove e della risoluzione definitiva della vicenda. © RIPRODUZIONE RISERVATA