La moglie lo denuncia 67 volte, "innocente" 67 volte

La moglie lo denuncia 67 volte, "innocente" 67 volte
Sessantasette denunce, sessantasette procedimenti penali e, infine, sessantasette volte "innocente". La vita di un uomo di Oria, negli ultimi 8 anni, è stata scandita dalle querele che la ex moglie gli ha fatto ricevere, con una cadenza di un paio al mese. L'infinita vicenda giudiziaria è cominciata nel 2008, subito dopo la separazione consensuale del protagonista dalla ex moglie: sposati da 4 anni, con un bambino che all'epoca ne aveva 3, la coppia decise di prendere strade diverse, col giudice che stabilì i contorni di quelli che sarebbero stati i rapporti, soprattutto economici, tra gli ex coniugi e quelli tra i genitori e il bambino, affidato alla madre cui spettò anche la casa coniugale. Da allora, però, invece di migliorare, le cose peggiorarono: l'uomo tornò a vivere coi genitori e, dopo qualche tempo, cominciarono a fioccare le denunce sul suo conto.

Un paio di volte al mese, in media, i carabinieri suonavano alla sua porta per notificargli le querele che l'ex moglie sporgeva all'Arma. Le accuse che la donna ha rivolto in questi anni al suo ex coniuge assumono diverse sfumature, dal tenue al molto pesante: la maggior parte delle denunce hanno come oggetto la mancata corresponsione dell'assegno di mantenimento, o di parte di esso, ma non mancano anche quelle per violenza, maltrattamenti in famiglia fino ad arrivare alla più pesante di tutte, molestie sessuali nei confronti del figlio. Un'accusa infamante per l'uomo che sprofonda nel dolore più nero, aumentato dalla frustrazione di poter vedere il bambino solo in occasione degli incontri protetti, alla presenza degli assistenti sociali.

Venerdì è arrivato quello che sembrerebbe essere l'ultimo capitolo della vicenda giudiziaria con la sessantasettesima assoluzione con formula piena. I giudici, in soldoni, ogni volta, hanno escluso le responsabilità dell'uomo rispetto alle accuse mosse dalla ex moglie: in soli due casi si è dovuti ricorrere all'appello che, comunque, ha stabilito l'innocenza processuale dell'imputato. Tutto è bene quel che finisce bene? No, ed è facile anche immaginarne il motivo: il sessantasette volte imputato ha sopportato il peso della sua vicenda giudiziaria senza fare una piega ma il tempo che è passato mischiato con gli avvenimenti strettamente intrecciati ai deteriorati rapporti tra gli ex coniugi hanno allontanato forse irrimediabilmente il bambino dal padre.

Gli avvocati che hanno seguito la sua vicenda, Antonio Sartorio per la parte penale e Antonella Rizzo per quella civile, nonostante i procedimenti pendenti siano tutti chiusi, si stanno impegnando per riabilitare la figura dell'uomo agli occhi di quello che oggi è un ragazzino di 11 anni senza il papà: lo studio legale che segue la faccenda si avvale di un servizio di mediazione famigliare grazie all'apporto di Tiziana Teodora Rizzo, pedagogista, mediatrice familiare e presidente nazionale Inamef, l'istituto nazionale di mediazione familiare e penale, e di Antonio Anzillotti, avvocato, mediatore familiare e vicepresidente nazionale Inamef.

«L'amara constatazione – affermano i mediatori - è che siamo abituati a vivere la separazione in maniera negativa. Quando una coppia si separa, purtroppo, non riesce a comprendere che da quel momento, se non ha la fortuna di incontrare professionisti preparati e per bene, la loro vita non sarà più vita e che a pagarne le conseguenze saranno i figli, vittime innocenti dell'egoismo degli adulti, che diventano bottino di guerra di genitori distratti e concentrati solo nel fare la guerra all'altro. Questa storia è un esempio di dolore e sofferenza che impone a tutti un'attenta riflessione. Se questa coppia avesse intrapreso un percorso in mediazione familiare avrebbe attraversato tutto questo dolore? Siamo tutti d'accordo sul fatto che non c'è risarcimento che possa restituire a questo bambino tutti i momenti che avrebbe potuto condividere col proprio papà e che invece non ha vissuto».
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Sabato 9 Aprile 2016 - Ultimo aggiornamento: 14:09