La Red Bull ha due decimi di vantaggio, la Ferrari vuole recuperare già a Barcellona

Martedì 10 Maggio 2022 di Giorgio Ursicino
Carle Sainz e Charles Leclerc appena conquistato il podio a Miami

Una sfida a colpi di centesimi. La Ferrari, ormai possiamo dirlo, ha vinto alla grande la scommessa del 2022. Quella sulla quale, sia il presidente John Elkann che il team principal Mattia Binotto, avevano messo la faccia. E Mattia anche qualcosa di più. Il nipote dell’Avvocato ed il Ceo Vigna, ormai è chiaro, brinderanno solo in caso di bersaglio grosso, nulla di meno di un Titolo. Il resto deve essere routine per la squadra più gloriosa della F1. L’obiettivo già centrato è grosso assai per una squadra che negli ultimi due anni non ha strusciato palla e non vince un Mondiale da tre lunghissimi lustri. Per i vertici, però, deve essere il minimo sindacale: avere una monoposto competitiva in grado di lottare per la vittoria in tutti i gran premi. Binotto, dall’alto della sua esperienza, sente che non può bastare ed è pronto a buttare nel camino tutta la potenza di fuoco disponibile a Maranello.

Che sia stato fatto un lavoro più che egregio lo testimonia il fatto che la corazzata tedesca dominatrice delle ultime otto stagioni arranca staccata di oltre mezzo secondo al giro, guardando lo sguardo mogio di un Toto Wolff bastonato, un’eternità. Il Cavallino ora guarda al Campionato e c’è la Red Bull che si è rifatta sotto con autorità. Anzi, a dire dei generali ferraristi, ha già effettuato il sorpasso. «A Miami erano due decimi più rapidi di noi», sentenzia un Binotto di un’onestà intellettuale invidiabile. Ma non è certo una dichiarazione di resa. Queste monoposto tutte nuove, che volano risucchiate all’asfalto dell’“effetto suolo”, hanno margini di sviluppo immensi e le forze in campo potrebbero cambiare da gara in gara, a seconda degli sviluppi che verranno gettati nella mischia e a quanto funzioneranno.

In più, c’è la mannaia del “budget cup” che fa imbizzarrire le incognite. La battaglia non è solo tecnica, ma anche finanziaria. Chi per recuperare spende molto, si potrebbe ritrovare nel momento topico con le cartucce bagnate, avere tante idee senza un quattrino per realizzarle. Sempre più complicato. Ma sempre più appassionante. Tanto che anche i poco “raffinati” tifosi americani sembrano impazziti per l’attuale F1. Ricapitoliamo. Al momento la Ferrari è in testa in entrambe le classifiche perché è stata più affidabile, la Red Bull ha un bolide al momento più veloce. Secondo Binotto, però, e sicuramente ha ragione, il Cavallino è in vantaggio sui soldi spesi e potrà fare sensibili passi avanti.

La prossima gara è a Barcellona, storicamente la prima tappa europea quando il calendario andava per continenti per risparmiare chilometri. È lì che si portavano i primi “sviluppi” importanti. Adesso con 5 gare si sono già toccati 4 continenti (Asia, Oceania, Europa e America) e si continuerà a saltare da una parte e l’altra del globo senza soluzione di continuità. Si va, si fa lo show e si torna indietro. Alla faccia delle prove che ormai non si fanno più neanche nei weekend dei gran premi. In Catalogna la Scuderia calerà le prime carte, avendo finora potuto contare sulla bontà del lavoro iniziale e sull’ottimo funzionamento dei vari simulatori (anche la galleria del vento). Non ci sarà un solo elemento nuovo, ma un pacchetto aerodinamico articolato che prevede anche novità all’ala posteriore.

Queste astronavi come le tocchi le devi ribilanciare per mantenere il migliore equilibrio. A Miami, in effetti, la Rossa è sembrata carente in velocità di punta ed ha un po’ sofferto l’uso delle Pirelli, specialmente le medie con il serbatoio pieno. Infine c’è super Max, il nuovo professore. Si è acchiappato il giro veloce proprio nel finale. E se, sicuro della sua infallibilità, non avesse spinto al massimo neanche con quella pantera del predestinato alle spalle?

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 19:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA