Omicidio Barletta, il vescovo: «Claudio non si è piegato ai prepotenti»

Antonio: «Chi fa del male ad altre persone non può e non deve essere libero di camminare per le strade del nostro paese»

Sabato 6 Novembre 2021
La gente in strada per assistere ai funerali di Claudio Lasala

«Non ha accettato di piegarsi davanti alla prepotenza di chi non comprende bellezza, bontà, rispetto, dignità, giustizia, fratellanza. Barlettano al cento per cento». Sono le parole del vescovo di Barletta Leonardo D'Ascenzo durante i funerali di Claudio Lasala, il 24enne ucciso con una pugnalata all'esterno di un locale a Barletta la sera tra il 29 e il 30 ottobre scorsi.  «I ricordi che ho di lui li terrò nel mio cuore, i ricordi che ho di lui li terrò per me e la mia famiglia, una famiglia alla quale è stato strappato via il cuore con ferocia e assurdità», haddeto invece Antonio, uno dei fratelli di Claudio nel suo messaggio alla fine della cerimonia funebre.

I funerali nella chiesa di Santa Maria Maggiore

I funerali del giovane barlettano si sono tenuti nella chiesa Santa Maria Maggiore il vescovo Leonardo D'Ascenzo, alla presenza dell'arciprete della cattedrale Francesco Fruscio dei sacerdoti delle parrocchie cittadine. Era «attento agli altri, generoso, si stava preparando per dare il suo contributo personale a questa nostra società nella Guardia di Finanza: non ha accettato di piegarsi davanti alla prepotenza di chi non comprende bellezza, bontà, rispetto, dignità, giustizia, fratellanza. Barlettano al cento per cento», ha detto il vescovo durante l'omelia ricordando la giovane vittima.

Alle esequie erano presenti anche il governatore pugliese, Michele Emiliano, e il commissario prefettizio del Comune Francesco Alecci mentre in tanti, fuori dalla chiesa, attraverso un maxischermo, hanno voluto portare l'ultimo saluto a Claudio. «Il nostro Claudio - ha aggiunto il vescovo - portava scritto su una maglietta che spesso indossava: barlettano al cento per cento. Era un giovane buono, una bella persona, come lo è tutta la sua famiglia. Una famiglia che in un momento drammatico, dolorosissimo, come quello che sta vivendo, è preoccupata che tragedie come questa non accadano più, che i giovani non esprimano violenza».

«Di fronte a questa morte è necessario che questa città si svegli e queste lacrime di dolore si trasformino nella forza necessaria per metterci insieme, fare rete, aprire gli occhi su ciò che non va: la mancanza di valori e di progetti di vita degni di questo nome; l'incapacità di apprezzare il dono straordinario della vita propria e altrui; una movida nociva se la sua anima è la ricerca a tutti i costi del profitto come unico bene supremo che porta poi a pagare prezzi altissimi in termini di vite spezzate o sprecate; l'uso di droghe e bevande alcoliche, soprattutto da parte dei più giovani, vendita di queste anche ai minorenni, per riempire vuoti esistenziali; il bullismo; il vandalismo».

Così il vescovo Leonardo D'Ascenzo ha esortato i cittadini a reagire.  «Di fronte a questa morte - ha sottolineato - è necessario anzitutto che la nostra città pianga» e «il pianto aiuti questa città a mettere da parte distrazioni e banalità, ad essere madre che partorisce, che dona vita ai suoi giovani e sia loro solidale». «Facciamo rete - ha incitato il vescovo - e cerchiamo di ascoltare, di comprendere, di dare risposte. Ciascuno nel proprio ruolo, sentiamoci chiamati a dare il nostro contributo: chiesa, famiglie, scuola, forze dell'ordine, politica. Come spesso ci ricorda Papa Francesco, citando un proverbio africano: per educare un fanciullo ci vuole un villaggio. Tutti insieme allora prendiamoci cura dei più piccoli, accompagniamo gli adolescenti, i giovani, in modo disinteressato, gratuito, cercando solo il loro bene. Facciamo villaggio!».

La parole del fratello di Claudio

«I ricordi che ho di lui li terrò nel mio cuore, i ricordi che ho di lui li terrò per me e la mia famiglia, una famiglia alla quale è stato strappato via il cuore con ferocia e assurdità». Così inizia il messaggio che, alla fine della cerimonia funebre, ha letto uno dei fratelli di Claudio Lasala, Antonio. Definisce assurdo, Antonio, quello che accade. «Chi fa del male ad altre persone non può e non deve essere libero di camminare per le strade del nostro paese - dice - la libertà non dovrebbe essere di chi terrorizza i nostri figli, dovrebbe essere per chi senza arrecare danno agli altri vive la sua vita onestamente e nel rispetto altrui». Affronta temi complessi, parla di sconti di pene e sovraffollamento delle carceri. Se non bastano ne costruiscano altre, dice, così «si darebbe la possibilità a tutte quelle migliaia di persone che ogni anno, come Claudio, cercano di far parte delle forze dell'ordine, di tutelare noi tutti da queste malvagità». Antonio racconta anche che suo fratello aveva progettato e brevettato un «sistema doccia per evitare sprechi d'acqua». «Lui non voleva solo giustizia per gli esseri umani, lui pensava anche al nostro pianeta e al suo bene, forse chissà - dice Antonio - avrebbe voluto che un pò tutti ci rinfrescassimo la faccia e aprissimo gli occhi, perché in questo mondo qui in cui in tanti li hanno ancora chiusi e in tanti, in troppi, li hanno chiusi per colpa di altri, spero che il sacrificio di mio fratello porti a qualcosa di buono, di concreto per la sua e la nostra città».

L'amico di Claudio tra le lacrime 

Dopo c'è stato il saluto di uno degli amici di Claudio che ha parlato fra i singhiozzi. «Amico fidato, il nostro Pipita, ovunque tu sia in questo momento spero tu possa ascoltare questo saluto che la vita non ci ha permesso di farti di persona». Ha ricordato la sua forza di volontà, la sua generosità, l'ironia e la capacità di sdrammatizzare i momenti più difficili. Lo avrebbero voluto vicino oggi più che mai i suoi amici. «Ma ora stai sorridendo perché hai avuto una intera comunità che si è stretta nel tuo ricordo», ha detto il ragazzo. Ha ricordato il tempo che Claudio passava a spiegare la sua invenzione. «Non credo ancora di aver capito come funzioni - ha rivelato fra le lacrime - ma è geniale proprio come la tua grande mente». «Sarà dura - conclude l'amico -, dacci la forza e veglia su di noi, buon viaggio dottore». Per l'omicidio di Lasala sono in carcere il 18enne Ilyas Abid, che avrebbe sferrato la coltellata, e il 20enne Michele Dibenedetto, che avrebbe cominciato a litigare con Lasala nel bar. Rispondono entrambi di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. (

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