Disastro ferroviario, il processo: per le parti civili era evitabile

Disastro ferroviario, il processo: per le parti civili era evitabile
di Viviana MINERVINI
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Venerdì 11 Novembre 2022, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 08:40

Una nuova udienza per il processo del disastro ferroviario sulla tratta Bari Nord, gestita da Ferrotramviaria, avvenuto tra Andria e Corato il 12 luglio 2016, in cui morirono 23 persone e ne rimasero ferite 51. Ieri mattina, nell'aula bunker del carcere di Trani, le parti civili, tra cui Regione Puglia, i Comuni di Andria, Corato e Ruvo di Puglia, associazioni di consumatori (Codacons, Confconsumatori e Associazione Consumatori Utenti, Anmil, Gepa) e alcuni familiari delle vittime, hanno depositato le loro note e memorie. Alcune sono state anche discusse.

Nel processo sono contestati, a vario titolo, i reati di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e falso. Durante la scorsa udienza, avvenuta il 27 ottobre, l'accusa, nella requisitoria, ha chiesto condanne a pene comprese tra i 12 e i 6 anni di reclusione per 15 imputati, una assoluzione.

L'accusa

Per Ferrotramviaria la revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni finalizzate all'esercizio dell'attività per un anno, oltre ad una sanzione amministrativa calcolata per più di 1 milione di euro e alla confisca del profitto del reato di 664 mila euro, che per l'accusa avrebbe dovuto investire per mettere in sicurezza la tratta o per la realizzazione e l'utilizzo del blocco conta assi. Infatti, proprio la memoria depositata da Acu e discussa in aula dall'avvocato Gianluca Ruggiero, evidenzia come «nella seconda decade del XXI secolo, su una stazione ferroviaria ad alta intensità di traffico, la sicurezza della vita dei passeggeri era affidata all' infallibilità' dell'essere umano: il blocco telefonico non è solo obsoleto perché dal 1960 è stato superato dal blocco conta assi (e dal 1930 dal blocco elettrico), o perché definito tale dall'ANSF già nel 2012, ma soprattutto perché si rimette la gestione del rischio alla sola persona».

E ancora: «Nel nostro caso i numerosi episodi di mancati incidenti rappresentano quei precursori o segnali perspicui o peculiari che permettono all'agente di leggere attraverso di essi e cogliere la prossimità, la prevedibilità dell'evento dannoso». Quei «pericolati - si legge nella memoria di Acu - dovevano rappresentare per i vertici dell'azienda quei segnali per cui il blocco telefonico era ormai un sistema inadeguato su una tratta ad alto traffico e come il sistema di sicurezza basato solo sulla ridondanza uomo - uomo si era già numerose volte dimostrato fallibile». Pertanto, in merito alla evitabilità dell'evento, la relazione evidenzia come «nei fatti di causa, tutti i vertici dell'impresa oggi imputati sono dotati di quella professionalità richiesta per la gestione di una ferrovia ed erano consapevoli dei rischi legati ad una tratta con un attrezzaggio così vetusto, ciononostante di tutte le cautele necessarie ad impedire l'evento nessuna è stata attenzionata ed applicata dall'impresa». La prossima udienza è fissata per il 24 novembre prossimo e in quella occasione toccherà poi alle difese dei responsabili civili, Ministero delle Infrastrutture, Ferrotramviaria e infine la Regione Puglia.

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