Antimafia, la svolta nelle indagini su 4 casi di lupara bianca: otto arresti. Corpi bruciati e resti dispersi

Mercoledì 17 Novembre 2021

Attirati con l'inganno nelle campagne dei comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, in provincia di Barletta-Andria-Trani, uccisi a colpi di pistola e dati alle fiamme. Sono le modalità macabre utilizzate in periodi molto diversi, dal 2003 al 2015, per eliminare quattro persone, anche loro ritenute coinvolte nello spaccio e nel traffico di sostanze stupefacenti, con il metodo della cosiddetta “lupara bianca".

L'operazione e gli arresti

I destinatari del provvedimento sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio premeditato, violazione della legge sulle armi e delle misure di prevenzione, distruzione di cadavere, violenza e minaccia a pubblico ufficiale in concorso, estorsione aggravata. Contestata anche l'aggravante mafiosa.

Il provvedimento è stato emesso a conclusione di indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile delle Questure di Bari e BAT e del Commissariato di Canosa di Puglia, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

I nomi degli arrestati

Le persone arrestate sono Daniele e Pasquale Boccuto di 41 e 30 anni, l'80enne Cosimo Damiano Campanella e il nipote omonimo di 39 anni, Sabino Carbone di 40 anni, Marco Di Gennaro di 30 anni, Claudio Pellegrino di 33 anni, Cosimo Zagaria di 37 anni.

I quattro casi di lupara bianca

Sono Alessandro Sorrenti, 26 anni, e l'amico Sabino Sasso, 21 anni, entrambi scomparsi a dicembre 2003; Sabino D'Ambra, 34enne scomparso a gennaio 2010; e Giuseppe Vassalli, 26enne scomparso nell'agosto 2015; tutti pregiudicati di Canosa di Puglia (BAT), i quattro casi di lupara bianca risolti dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari che oggi ha arrestato 8 persone, ritenute a vario titolo mandanti e autori degli omicidi. I loro corpi non sono mai stati ritrovati. Per questo, tra i reati contestati, c'è anche quello della distruzione di cadavere.

Le quattro vittime di lupara bianca di Canosa di Puglia, scomparse tra il 2003 e il 2015, sarebbero state tutte uccise con colpi di pistola e poi i loro corpi bruciati e i resti dispersi. È quanto ricostruito dalla Dda di Bari con riferimento agli omicidi di Sabino D'Ambra (14 gennaio 2010), Giuseppe Vassalli (18 agosto 2015), Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti (1 dicembre 2003). A Sasso, stando a quanto ricostruito dalle indagini della Polizia, sarebbe anche stato fracassato il cranio con una pietra.

I motivi dietro gli omicidi dei giovani

Sabino D'Ambra sarebbe stato «punito» per la sua «infamità di confidente di polizia» che aveva portato all'arresto di un pusher del gruppo criminale. Giuseppe Vassalli, oltre ad aver «tradito» l'organizzazione mettendosi «in proprio» a spacciare droga, sarebbe stato anche punito per la relazione sentimentale con la ex fidanzata di uno del gruppo. Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti sarebbero stati uccisi perché «voleva comandare sui traffici illeciti».

Sono alcuni dei particolari contenuti nell'ordinanza di arresto di otto pregiudicati, tutti di Canosa di Puglia, tra mandanti e autori dei quattro delitti di mafia commessi tra il 2003 e il 2015, tutti lupare bianche perché i corpi non sono mai stati ritrovati e, anzi, le indagini hanno accertato che sarebbero stati distrutti. L'inchiesta, coordinata dalla pm della Dda di Bari Luciana Silvestris, ha accertato anche altri reati commessi a vario titolo dagli arrestati: le minacce ad un ispettore di Polizia di Canosa, nell'agosto 2014, con l'esplosione di 6 colpi di pistola contro la sua auto; l'estorsione, «a titolo di protezione», ai giostrai di un lunapark allestito in città in occasione della festa patronale del luglio 2015, dopo averli minacciati esplodendo 53 colpi di kalashnikov contro attrazioni ludiche e roulotte.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 08:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA