Variante ferroviaria: un ricorso al Tar potrebbe bloccare la realizzazione del progetto

Variante ferroviaria: un ricorso al Tar potrebbe bloccare la realizzazione del progetto
di Elga MONTANI
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Lunedì 30 Maggio 2022, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 07:31

Un ricorso al Tar potrebbe bloccare la realizzazione del progetto del nodo ferroviario a sud di Bari, il cosiddetto collo d'oca. A depositare tale ricorso è stato il comitato di scopo Le Vedette della Lama, che lotta per l'istituzione del parco regionale di Lama San Giorgio-Giotta e la tutela delle lame. Il comitato, il cui presidente è la professoressa Maria Teresa Fatone, ha presentato ricorso rappresentato dall'avvocato Giacomo Sgobba.

La richiesta del comitato è di annullare la delibera della giunta regionale del febbraio 2022 con la quale viene concesso il rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica per la realizzazione del progetto; l'accertamento del diritto dei ricorrenti ad ottenere una nuova istruttoria in merito alla verifica e approvazione del progetto denominato Variante 3Sf; il risarcimento di tutti i danni conseguenti all'adozione dei provvedimenti impugnati, nonché alla realizzazione eventuale delle opere. Il ricorso è stato presentato contro la Regione Puglia, la Soprintendenza, il ministero della Cultura, la Soprintendenza Speciale per il Pnrr - Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio presso il ministero della cultura, la presidenza del consiglio dei ministri, il comitato interministeriale per la programmazione economica, il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili e il ministero della transizione ecologica, oltre che contro Rfi, Italferr Spa, Ferrovie dello stato, la Città Metropolitana di Bari, e i Comuni di Bari, Triggiano e Noicattaro, e diverse associazioni come cointeressati.

Il ricorso

Nel testo del ricorso si sottolinea come «il complesso iter che ha portato all'approvazione degli atti emessi dalla Regione Puglia (in primis con riferimento alla compatibilità paesaggistica prodromica al rilascio dell'autorizzazione ministeriale via che si intende qui espressamente contestata) e dalle altre amministrazioni coinvolte è viziato da macroscopiche violazioni di legge sia a livello procedurale che ambientale», nonché ci sarebbe una «circostanza preponderante che da sola comporta l'illegittimità della delibera impugnata».

Tale circostanza sarebbe rappresentata dal fatto che, mentre a giugno del 2020, Rfi avrebbe presentato una istanza per il rilascio di una nuova autorizzazione paesaggistica, la regione Puglia avrebbe invece, contravvenendo alla richiesta della controparte, predisposto un rinnovo di autorizzazione paesaggistica. Inoltre, non corrisponderebbe al vero il fatto che il progetto definitivo presentato da Rfi non avrebbe subito modifiche, in quanto atti e documenti smentirebbero tale dichiarazione. I ricorrenti, inoltre, contestano la mancata indizione della procedura Vas da parte dell'autorità competente, in quanto il progetto andrebbe ad intervenire su aree di elevato valore paesaggistico. Lo stesso comitato, in una nota, sottolinea che «le ragioni che hanno spinto il comitato a procedere col ricorso, sono compatibili con gli scopi di tutela ambientale previsti nello statuto, in quanto il progetto del ramo sud del nodo ferroviario di Bari, meglio conosciuto come collo d'oca, così come elaborato, impatterebbe violentemente sui valori ecologici, ambientali, paesaggistici, culturali, storico-archeologici che l'area interessata di Lama San Giorgio custodisce».

La variante 3Sf cui si far riferimento nel ricorso è quella ritenuta dal comitato più impattante sul territorio, in quanto andrebbe ad incidere sulla biodiversità e sull'ecosistema della Lama San Giorgio. In conclusione, si chiede al Tar di disporre una approfondita istruttoria sui diversi aspetti riguardanti il progetto e il suo impatto sull'ambiente in cui andrebbe ad essere realizzato. Considerando, inoltre, che «la cantierizzazione delle opere nella proprietà dei privati ricorrenti ha già comportato la distruzione di alcune opere di pregio archeologico ed architettonico» e che «per tutelare il più possibile l'identità dei luoghi della Lama, specialmente nei valori peculiari naturalistici (habitat prioritario tutelato dalla comunità europea e specie vegetali e animali protette da convenzioni nazionali e internazionali) e archeologici, è necessario bloccare la prosecuzione dei lavori», viene richiesta la sospensione immediata dei lavori, «prima che il territorio di proprietà dei ricorrenti, e tutto quello che interessa il comitato di scopo, venga irrimediabilmente deturpato e compromesso».
 

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