Ucraina, don Gino rentra in Puglia con 46 migranti. «Via dalla morte»

Ucraina, don Gino rentra in Puglia con 46 migranti. «Via dalla morte»
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Venerdì 11 Marzo 2022, 08:49 - Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 08:19

«Finalmente siamo via dalla guerra e dalla morte». Tamara è una delle donne ucraine salvate da don Gino Samarelli, il parroco del Duomo di Molfetta partito tre giorni fa dalla Puglia alla volta dell'Ucraina. Tamara viene da Kiev. «Eravamo paralizzati dalla paura, non uscivamo da casa da giorni, sparavano ogni dieci minuti nel centro di Kiev e correvamo come matti quando sentivamo le sirene. Mi sono rilassata - dice la donna - quando ho visto il mare, le palme e la natura meravigliosa dell'Italia». Il sacerdote ha portato dall'Ucraina 46 profughi in fuga dalla guerra. Di questi, sette sono stati accompagnati a Spinea, in Veneto, e uno a Bologna per ricongiungersi con i famigliari. Altri sei adulti ciechi sono stati portati al centro Don Orione di Foggia e tutti gli altri, donne con cinque bambini, tra i quali una neonata di 9 mesi, sono arrivati in serata a Molfetta. Ad accogliere il bus con a bordo don Gino e i profughi davanti al Duomo, c'erano il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, il vescovo, monsignor Domenico Cornacchia e i volontari dell'associazione Ser. «Finalmente sono a casa i nostri ospiti, perché ormai non sono più profughi» ha detto don Gino appena sceso dal pullman - . Raccontano storie molto dolorose, assurde, alle quali non avrei creduto se non avessi visto con i miei occhi quei volti giovanissimi, ancora ingenui, di ragazzi e ragazze alla frontiera armati di tutto punto«. Un gruppo ora proseguirà il viaggio verso Martina Franca, mentre altri 13 »resteranno qui - ha detto don Gino - , ospiti dell'affetto delle nostre comunità»

L'arrivo all'alba

È arrivato in Italia all'alba il bus di ritorno dall'Ucraina con a bordo don Gino Samarelli, parroco del duomo di Molfetta, nel Barese, e 46 profughi fuggiti dalla guerra, tra i quali disabili e mamme con bambini, la più piccola di 9 mesi, e anche tre cagnolini. Don Gino è partito da Molfetta martedì sera ed è ripartito dalla frontiera ungherese ieri sera. Oggi è il compleanno di una delle donne ucraine salvate da don Gino, «37 anni per fuggire e non morire» dice. A bordo «è bastato dire "auguri" per ricevere in cambio un fiume di parole - racconta il parroco, mentre il bus sta attraversando l'Italia verso Sud -. Moglie di un italiano, mi ha raccontato di aver temuto più la ferocia dei delinquenti fuggiti dalle carceri che la violenza delle bombe. I primi, deliberatamente armati dai russi hanno saccheggiato volontariamente senza pietà case e negozi; le seconde, deliberatamente sganciate dai russi hanno obbedito ciecamente agli ordini».

Il racconto del viaggio

Con la luce dell'alba nel bus «il chiacchiericcio comincia a farsi sentire rendendo quasi turistico il viaggio che stiamo facendo - dice don Gino -. Queste sono le cose belle della vita: la risata al funerale, il pianto al matrimonio e la pace alla guerra». «Uno dei volti che mi resteranno impressi nel cuore, dopo questo viaggio - racconta - , è il sorriso della soldatessa ragazza, armata di tutto punto, che con tenerezza d'innamorata, guardava la mia interprete e me che cercavamo di spiegare la necessità di entrare nell'atrio proibito a raccogliere il nostro gruppo». 

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