Truffa alle assicurazioni con scambio di targhe e finti incidenti stradali: i nomi dei tre arrestati

Truffa alle assicurazioni con scambio di targhe e finti incidenti stradali: i nomi dei tre arrestati
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 09:11 - Ultimo aggiornamento: 19:50

I Finanzieri, al termine di un’indagine eseguita su delega dalla Procura della Repubblica di Bari, hanno arrestato tre persone, per l’ipotesi di truffa ai danni delle compagnie assicurative e riciclaggio. L'indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Bitonto.

In particolare, secondo l’ipotesi formulata nella fase delle indagini preliminari, è emerso che i presunti autori delle frodi - nel periodo che va dal 2019 al 2021 - «avrebbero posto in essere condotte tali da integrare differenti fattispecie criminose, in quanto avrebbero attuato un articolato sistema fraudolento consistente nell’acquistare, personalmente o per il tramite di società commerciali a loro riconducibili, auto incidentate e non più marcianti per le quali risultava antieconomica la riparazione e spesso etichettate quali “rottami” e “relitti” dal ridotto valore commerciale».

L'inganno

Acquisita la disponibilità delle relative targhe, queste venivano apposte su altre autovetture aventi caratteristiche simili e tali da farle apparire marcianti e riportarle alla quotazione di mercato.

La fase successiva prevedeva l’attivazione di polizze assicurative e la presentazione di false denunce di furto e/o incendio, al fine di procurarsi una documentazione ad hoc e richiedere/ottenere un indebito risarcimento dalle compagnie assicuratrici, mediante la denuncia di sinistri mai avvenuti.

I nomi

Le tre persone arrestate sono Giovanni Cannato, di 58 anni; Pasqualino Guastadisegno, di 50 anni; e Francesco Parisi, di 60 anni. Secondo il gip Alfredo Ferraro, i tre avevano messo in piedi una associazione per delinquere in cui Cannato aveva il ruolo di capo e Guastadisegno di suo braccio destro; mentre Parisi viene definito «partecipe». In base a quanto emerso dalle indagini, il gruppo «criminale» acquistava auto incidentate la cui riparazione risultava antieconomica e, attraverso una serie di vendite fittizie, anche a società create ad hoc, facevano aumentare il valore nominale del veicolo di cui poi simulavano il furto, tentato furto o incendio, per incassare il relativo indennizzo dalla compagnia assicurativa. In altri casi, invece, utilizzavano le targhe dei veicoli comprati a poco prezzo su auto rubate, al fine di ostacolarne l'identificazione. Secondo il gip, la «sofisticata organizzazione del modus operandi» emerge anche dalla scelta di stipulare polizze con compagnie assicurative differenti e di sporgere denuncia davanti alle forze dell'ordine. Una scelta «strategica» compiuta «nella convinzione» di non attirare l'attenzione degli investigatori.

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