Tentato omicidio e reati aggravati dal metodo mafioso: 4 arresti a Bari. I primi spari dopo i video su TikTok

Una donna sottoposta a obbligo dimora

Tentato omicidio e reati aggravati dal metodo mafioso: 4 arresti a Bari. I primi spari dopo i video su TikTok
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Venerdì 30 Settembre 2022, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 19:05

Nel corso della mattinata, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, con il supporto di personale del 6° Nucleo elicotteri e del Nucleo cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica di Bari - Direzione Distrettuale Antimafia - nei confronti di 4 persone accompagnate in carcere ed una sottoposta all’obbligo di dimora nel comune di residenza, ritenute responsabili, a vario titolo, di concorso in duplice tentato omicidio, favoreggiamento, porto e detenzione di arma comune da sparo, esplosione di colpi di arma da fuoco, con la aggravante del metodo mafioso.

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Le accuse

Secondo l’impostazione accusatoria della Direzione Distrettuale Antimafia e del Gip del Tribunale di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), alle ore 19.30 circa del 19 marzo scorso, nel centralissimo viale delle Regioni del quartiere San Paolo di Bari, tre uomini, di 48, 45 e 28 anni, allo scopo di rispondere all’aggressione di un appartenente ad un gruppo rivale, 24enne del posto -che, a sua volta, poche ore prima avrebbe esploso dei colpi di arma da fuoco nei confronti dell’abitazione di uno dei predetti-, a bordo di un’auto Citroen C2 avrebbero affiancato l’auto Suzuki Ignis condotta dal 24enne ed esploso numerosi colpi di arma da fuoco (almeno 7), ferendo il giovane all’anca e alla coscia destra, e la fidanzata, 16enne, alla gamba sinistra e alla caviglia destra.

Una quinta persona indagata, una donna di 48 anni, si sarebbe adoperata per eludere le indagini degli investigatori e favorire l’impunità dei tre autori del duplice ferimento, fornendo false dichiarazioni e sporgendo una falsa denuncia di furto dell’auto utilizzata per l’agguato, in realtà fatta demolire, ricevendo, in cambio, tre mila euro quale risarcimento. Le indagini, condotte dai militari del Nucleo Investigativo e coordinate dalla Procura della Repubblica - D.D.A. - di Bari, sviluppate perlopiù mediante servizi di osservazione e pedinamento e per mezzo di attività tecniche, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei cinque indagati e di individuare il movente dei fatti delittuosi.

Gli stessi, infatti, nell’ambito di diversi scontri a fuoco tra fazioni criminali tra loro contrapposte, verosimilmente determinatesi per la gestione degli affari illeciti nel quartiere San Paolo, si sarebbero svolti in sequenza ravvicinata, nella quale il 24enne, poche ore prima di subire l’agguato unitamente alla propria compagna minorenne, a sua volta avrebbe esploso dei colpi di arma da fuoco verso l’abitazione di uno dei tre rivali, fortunatamente senza colpire nessuno. Il quadro indiziario raccolto dai Carabinieri a carico degli indagati è stato condiviso dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha avanzato una richiesta di emissione di misura cautelare. Il Gip del Tribunale di Bari, accogliendo tale richiesta, ha disposto il collocamento in carcere per i quattro autori presunti dello scontro a fuoco e l’obbligo di dimora per la donna che si sarebbe adoperata per eludere le indagini.

I primi spari dopo i video su TikTok

Dall'ordinanza che ha portato oggi ai quattro arresti per gli agguati tra clan rivali a Bari, emerge che il 24enne Nicola Cassano il pomeriggio del 19 marzo aveva sparato contro casa di Michele Minella, nel quartiere San Paolo, per vendicarsi di alcuni video pubblicati su TikTok in cui venivano presi in giro sia Cassano sia il clan a cui sarebbe affiliato, quello degli Strisciuglio. Inoltre, a quanto si evince da una intercettazione, nel momento in cui Cassano ha sparato nel cortile dell'abitazione di Minella stava giocando una bambina. La risposta di Minella, del cognato Giovanni Montani e di Davide Pascazio non si fece attendere: poche ore dopo raggiunsero Cassano e spararono sette colpi di pistola contro l'auto in cui si trovava con la sua fidanzata 16enne, ferendo entrambi. Un agguato in stile «mafioso», viene evidenziato nell'ordinanza, perché a volto scoperto, alle 19.30 di sabato in una arteria principale del quartiere piena di gente, con sfrontatezza e con l'intento di intimidire i cittadini. Proprio le modalità dell'agguato vengono criticate da due amici di Cassano secondo i quali non è stato corretto colpirlo mentre era in auto con la sua ragazza: «Se devi andare a colpire vai», ma «non con la ragazza nella macchina».

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