Stadi a porte chiuse, numeri limitati: tifosi in fermento tra cauti e oltranzisti. «Ma non toglieteci il gioco più bello»

Stadi a porte chiuse, numeri limitati: tifosi in fermento tra cauti e oltranzisti. «Ma non toglieteci il gioco più bello»
di Flavio INSALATA
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Domenica 9 Gennaio 2022, 10:37 - Ultimo aggiornamento: 10:38

Serie A con 5mila spettatori dal 16 gennaio, serie C appesa alle decisioni del governo. Come hanno preso i tifosi del Bari questa decisione? Come vivono l'eventuale prosieguo di campionato con il primo posto attualmente in tasca ma senza poter sostenere da vicino la squadra? Lo abbiamo chiesto a un tifoso illustre, a un operatore sanitario e a due rappresentanti di community biancorosse.

L'attore e tifoso

Paolo Sassanelli, attore e gran tifoso del Bari la pensa così: «Siamo sotto schiaffo da due anni. Tra poco comincerà il terzo ma dobbiamo avere pazienza. Per me tornare allo stadio è stato bellissimo. Visto che sono a Roma oggi sarei stato a Viterbo per Monterosi-Bari, avevamo già organizzato tutto quanto. Purtroppo va così. Dobbiamo stare alle regole, che al momento dicono che gli stadi saranno vuoti un'altra volta. Speriamo per poco. Io speravo che fosse finita. Omicron fortunatamente non è troppo cattiva. Questa a livello di numero di contagi però è un'ondata più forte rispetto alle altre e anche una piccola percentuale è un grande numero. Intorno a noi ci sono tanti positivi. Dal canto mio ho fatto la terza dose e a quanto pare il booster protegge bene, ho avuto qualche contatto ma non mi sono ammalato. Credo che comunque chi abbia fatto la terza dose di vaccino debba poter vivere quasi normalmente. La positività, purtroppo, crea tanti problemi e non solo a livello sportivo. Il nostro teatro paga il prezzo più alto. Basta un positivo asintomatico per far saltare uno spettacolo. Tornando al Bari l'importante è che la squadra non cambi né mentalità né gioco. Stiamo andando alla grande, basta un altro po' di sforzo e poi la strada verso l'obiettivo sarà tutta in discesa».

Il vaccinato con tre dosi

Il pensiero di Giuseppe Manzari dell'associazione Barintesta è sulla stessa lunghezza d'onda: «Sono vaccinato con tre dosi e questa ipotesi di eventuale chiusura mi contraria parecchio. Ci hanno detto di vaccinarci, di rispettare determinare procedure, di essere attenti e lo abbiamo fatto. Si parlava di vita normale, ora siamo punto e a capo. Chiudere sarebbe un fallimento da parte dello Stato. Non sono neanche troppo d'accordo con il rinvio di due giornate: ci sono diversi contagiati ma i nuovi protocolli parlano di autosorverglianza per chi è stato a contatto con i positivi. Per quanto riguarda l'accesso allo stadio nelle partite disputate sinora si è gestita la situazione in maniera abbastanza tranquilla. Speriamo che finisca tutto al più presto. Abbiamo accettato le mascherine, accetteremmo la disposizione a scacchiera, ma non le porte chiuse. Si darebbe un segnale di fallimento».

Il supporter sempre presente

«Sono davvero amareggiato, non solo per il discorso stadio ha commentato Carlo Testini, admin della pagina 50 sfumature di biancorosso e tifoso quasi sempre presente in casa e anche in trasferta ci hanno praticamente obbligato a fare la terza dose di vaccino ma sembra essere tornati indietro di due anni. Io, che non ho ancora 30 anni, dal 1 febbraio avrei avuto delle grosse limitazioni avendo superato i 6 mesi dalla seconda dose. Occorre chiarezza: con i vaccini si può tornare ad una vita normale, ad essere immuni dalla forma di grave di malattia oppure no? A prescindere dal poter o meno assistere a una partita di calcio il quesito è questo. La gente va informata con una campagna di comunicazione efficace, non convinta a vaccinarsi con degli obblighi. Da vaccinato con tre dosi non ho paura a dire che questi provvedimenti fanno il gioco di chi non si è vaccinato e regna ancora la confusione».

L'infermiere in prima linea

Michele Macis, infermiere presso il reparto di Rianimazione dell'ospedale Di Venere la pensa così: «Fortunatamente rispetto al passato questo ceppo di virus sembrerebbe meno aggressivo anche se più contagioso. Premesso che non ritengo giusto che alcune Leghe decidano di giocare e altre no penso che la decisione più consapevole in questo momento sia quello di sospendere momentaneamente tutto. Parlo sia del pubblico che delle gare. L'aumento dei contagi è esponenziale e a febbraio si arriverà al picco, penso che sia giusto fermare le attività, non far giocare neanche a porte chiuse e ripartire tutti insieme». Un parere discordante da parte di chi è in prima linea e sta vivendo la situazione con il suo lavoro giornaliero.
 

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