Soffoca figlia di tre mesi e poi chiede il risarcimento danni

Giovedì 10 Novembre 2016
C'è un testimone oculare, un bambino di tre anni e mezzo che era ricoverato nella stanza d'ospedale della piccola Emanuela Difonzo, che avrebbe assistito a un tentativo di soffocamento della bimba di tre mesi da parte del padre, la mattina precedente al giorno in cui Emanuela venne uccisa. Il bambino è stato sottoposto nei mesi scorsi ad ascolto protetto e ha confermato l'episodio mimando i gesti visti fare all'uomo.
Verso mezzogiorno del 12 febbraio scorso, secondo quanto accertato dagli investigatori, nella stanza c'erano soltanto il padre di Emanuela, la piccola e il bambino ricoverato nel letto accanto. Ad un certo punto Giuseppe Difonzo l'avrebbe distratto facendolo giocare con il suo telefonino e si sarebbe poi avvicinato al letto della figlia toccandola e premendole su fronte, bocca, collo e pancia. Subito dopo la bambina avrebbe iniziato a stare male. L'intervento di medici e infermieri le salvò la vita, ma dodici ore più tardi il 29enne ci avrebbe riprovato, questa volta riuscendo ad uccidere la figlia.
Con l'accusa più terribile per un un padre, l'uomo - che era già detenuto per violenza sessuale nei confronti di una minorenne figlia di amici di famiglia - è stato arrestato.
Stando alle indagini dei militari, coordinate dal pm della Procura di Bari Simona Filoni, l'uomo avrebbe più volte tentato di soffocare la figlia provocando continui ricoveri.
La notte fra il 12 e il 13 febbraio scorso, secondo il pm con premeditazione, l'avrebbe uccisa.
Dal 19 novembre 2015 al 13 febbraio, giorno del decesso, la bambina di tre mesi che secondo la Procura di Bari sarebbe stata soffocata e uccisa dal padre, era stata ricoverata per complessivi 76 giorni. L'ultimo ricovero, fino al giorno della morte, era stato nell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.
Ad insospettire il personale sanitario, che ha poi contattato il Tribunale per i minorenni, è stata la constatazione che la piccola, quando era in ospedale, stava bene, non aveva alcun sintomo di difficoltà respiratorie né .atologie tali da giustificare i disturbi che costringevano ai ricoveri. «Gli esiti investigativi - spiega la Procura di Bari in una nota - consentivano di accertare che la lattante deceduta era stata destinataria di diverse azioni aggressive e violente ordite ai suoi danni dal padre, soggetto portatore della Sindrome di Munchausen».
La particolare patologia psichiatrica consiste nel tentativo, di chi ne è affetto, di attirare su di sé l'attenzione. L'uomo, infatti, come documentato dalle indagini, è stato ricoverato negli anni precedenti questa vicenda per ben 28 volte, in una occasione dopo aver simulato un tentativo di suicidio.

Ma c'è di più, in un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata oggi a Difonzo si ipotizza che l'uomo avrebbe ucciso la figlia e poi «utilizzato la morte della piccola, con modalità e contenuti da rabbrividire, nel tentativo di invocare la responsabilità dei medici e di ottenere un risarcimento dei danni».
Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinati dal pm Simona Filoni, l'uomo avrebbe inoltre «utilizzato la vicenda della morte della figlia per suscitare sentimenti di pietà e commozione» e ottenere donazioni da amici e conoscenti. Nelle numerose telefonate intercettate, una anche con il Vaticano il cui il 29enne chiedeva di parlare con il Papa, l'uomo raccontava menzogne sui suoi bisogni economici dovuti al decesso della figlia, dal pagamento dei consulenti tecnici all'avvocato. Le indagini hanno però documentato che avrebbe poi utilizzato quei soldi per acquistare cibo, sigarette, ricariche telefoniche e gasolio.
  Ultimo aggiornamento: 18:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA