Rimorchiatore affondato, le vittime non hanno avuto il tempo di lanciare l'allarme

Venerdì 20 Maggio 2022 di Enrico FILOTICO

Erano le 21 di mercoledì quando è stato lanciato alla Capitaneria di Porto l'allarme dal pontone che avrebbe dovuto essere trainato fino a Durazzo dal Franco P, rimorchiatore battente bandiera italiana. A raccontare quei minuti convulsi è Vincenzo Leone, ammiraglio della capitaneria di porto di Bari e capo delle operazioni di salvataggio dei membri dell'equipaggio.

«Abbiamo proceduto ad attivare tutto il meccanismo di soccorso che si concretizza con l'invio di una nostra motovedetta da Bari e nel dirottamento di tutte le unità vicine alla zona del naufragio», spiega Leone. «Questo ha consentito nei primi momenti di trarre in salvo il comandante del rimorchiatore che è stato preso a bordo dall'unità Split inviata dalla Croazia». L'ammiraglio continua: «Le ricerche sono avvenute non solo via mare ma anche tramite elicotteri inviati dall'Aereonautica e dalla Marina. Alle prime luci dell'alba abbiamo messo in volo un ulteriore velivolo di competenza della guardia costiera, disposto dal comando generale per le ricerche dall'alto. È stato così possibile individuare con certezza tre corpi, purtroppo non più in vita. Immediatamente abbiamo avviato l'attività di recupero dei porti. Per i soccorsi sono state coinvolte anche le autorità croate». Leone ha raccontato come nel corso della notte i tentativi di raggiungere i dispersi siano stati fortemente complicati dalle condizioni del mare.

Le dinamiche dei soccorsi

Il primo ad essere stato messo in salvo è stato il comandante della nave, un 63enne campano, poi ricoverato a Bari. «I colleghi croati e ucraini ci stanno aiutando nel recupero delle vittime», aveva detto nel corso della giornata di ieri Leone, individuando in un'area di circa 160 chilometri quadrati il loro spazio d'intervento. «Verosimilmente - spiega l'ammiraglio Leone - la repentinità dell'affondamento non ha consentito all'equipaggio di utilizzare i mezzi di salvataggio». Lo stesso allarme «non è arrivato dal rimorchiatore - aggiunge il comandante - ma dal motopontone che si è accordo della situazione di emergenza e subito dopo aver lanciato l'allarme ci ha comunicato che il rimorchiatore era già affondato».

Il primo soccorso, raccontano gli ufficiali, è stato quello delle imbarcazioni che si trovavano nella stessa area. In quanto più vicine, hanno chiesto di poter intervenire. Solo alle prime luci dell'alba, però, quando la visibilità lo permetteva, è partito da Bari il secondo aereo. «In queste circostanze la nostra preoccupazione è che i corpi potessero andare giù assieme alla nave», racconta l'ammiraglio. Celerità d'intervento per provare a salvare le persone a bordo e stretta logistica per l'accoglimento del pontone, le due priorità che hanno caratterizzato un mercoledì di pressioni. Leone ha poi precisato che il motivo dell'intervento di soccorso in collaborazione con Albania e Croazia è dovuto alla singolare posizione in cui è avvenuta la tragedia. «I fatti sono avvenuti nelle acque internazionali, le aree Sar, aree di ricerca e soccorso, rimangono internazionali da un punto di vista giuridico ma sono quasi coincidenti».
 

Ultimo aggiornamento: 20:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA