Retata antimafia dei Carabinieri: sgombinato clan nel Barese, 26 arresti. Il gip di Bari: «Sudditanza dei dipendenti pubblici alla mafia». Tutti i nomi

Retata antimafia dei Carabinieri: nel mirino clan che opera nelle province di Bari, Bat e Matera
Retata antimafia dei Carabinieri: nel mirino clan che opera ​nelle province di Bari, Bat e Matera
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Martedì 9 Novembre 2021, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 19:57

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, a conclusione di complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica del capoluogo pugliese, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 26 soggetti.

Sono ritenuti capi e affiliati del clan Loiudice, attivo sull'aera murgiana, indagati a vario titolo oltre che di associazione di tipo mafioso armata e di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, anche di altri gravi reati, tra cui ricettazione di auto rubate ed estorsione, turbativa d'asta immobiliare e sfruttamento della prostituzione.

I dettagli

Oltre 100 i militari impegnati nelle province di Bari, Matera, BAT e Torino, in particolare nei comuni di Altamura, Triggiano, Grumo Appula, Matera, Montescaglioso e Miglionico, per chiudere il cerchio sull’agguerrito clan “Loiudice” di Altamura. Capi e affiliati sono stati neutralizzati da una complessa indagine che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, ha colpito in modo decisivo un pericoloso gruppo criminale, attivo sull’area murgiana.

Sono 24 i soggetti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso con l’aggravante della disponibilità di armi, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, estorsione, associazione a delinquere finalizzata ai furti di auto e alla successiva estorsione, ricettazione, rapina, turbativa d’asta immobiliare e sfruttamento della prostituzione”.

I nomi

In carcere sono finiti il capoclan Giovanni Loiudice detto Giannino di 59 anni, il figlio Alberto (31 anni), il fratello Paolo detto "U russ" (67 anni) e Michele Acquaviva detto "Pitone" (41 anni) - tutti residenti ad Altamura - a cui viene contestata l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli altri ventidue presunti complici devono rispondere a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di droga, estorsioni, rapina, ricettazione, detenzione e porto d'armi, turbativa d'asta, furto d'auto e sfruttamento della prostituzione.

Questi i nomi degli altri arrestati. In carcere vanno Antonio Scalese, 38 anni di Altamura; Salvatore Giacomello, 32 anni di Altamura; Filippo Miglionico, 34 anni di Altamura; Topik Jakupi detto "Antonio", 24 anni di Altamura; Giacinto Michele Ferrulli, 54 anni di Altamura; Nicola Manzi, 45 anni di Corato; Pietro Galetta, 48 anni di Altamura; Lorenzo Aruanno, 52 anni di Corato; Flamur Kalemi detto "Fabio", 52 anni di Altamura; Antonio Spano, 46 anni di Grumo Appula; Michele Quattromini, 32 anni di Altamura. 

Domiciliari, invece, per Domenico Lagonigro, 36 anni di Altamura; Francesco Caputo, 58 anni di Altamura; Vito Ruggiero, 27 anni di Altamura; Gazmir Demiri, 46 anni di Triggiano; Daniel Doraci, 31 anni di Durazzo in Albania; Giuseppe Di Leo, 23 anni di Altamura; Beniamino Augusto Falcone, 49 anni di Matera; Michele Grieco, 58 anni di Miglionico (provincia di Matera); Cosimo Gabriele Ambrosecchia, 39 anni di Matera; Luigi De Simmeo, 36 anni di Matera. 

Operazione Logos

L’operazione odierna, convenzionalmente denominata “Logos”, costituisce il compendio di un’articolata indagine, avviata alla fine del 2017, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari mediante continui servizi di osservazione e pedinamento, numerose attività tecniche d’intercettazione telefonica e ambientale e attraverso l’utilizzo delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, che hanno permesso di costruire un solido quadro indiziario in ordine ai gravissimi reati contestati agli indagati.

L’attività della Direzione Distrettuale Antimafia e degli investigatori dell’Arma dei Carabinieri ha consentito di fotografare la perdurante operatività dell’organizzazione criminale facente capo a Loiudice Giovanni, detto Giannino, legata dapprima al clan Parisi e in ultimo al clan Capriati, ed attiva con carattere di stabilità nel territorio di Altamura. È stata documentata la pervasività dell’associazione, dotata di una struttura organizzativa stabile e caratterizzata dal ricorso sistematico alla violenza per imporsi nel controllo delle attività illecite nel territorio di Altamura, finalizzata alla commissione di una indefinita serie di delitti, in particolare in materia di armi, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, reati di turbativa d’asta immobiliare, associazione a delinquere, furti di autovettura ed estorsioni.

La zona grigia

Le indagini hanno permesso di evidenziare, così come definito dal Giudice nell’ordinanza applicativa della misura cautelare, “la cosiddetta zona grigia”, ossia “l’accertata succube sudditanza verso gli interessi del clan Loiudice proveniente da professionisti di varia estrazione, quali dipendenti comunali, sempre pronti ad aderire o addirittura a prevenire con estremo zelo le richieste in ordine ai bisogni o alle aspettative più svariate, anche quando non compatibili con norme di legge o doveri deontologici, per il rispetto portato verso i rappresentanti del clan, ed il desiderio di evitare qualsiasi genere di insoddisfazione dei temibili interlocutori”. 

È il caso, ad esempio, di un dipendente comunale che si era attivato – seppure fuori dall’esercizio delle sue funzioni - per fornire a Loiudice Giovanni la proprio consulenza in ordine alle procedure necessarie per regolarizzare la occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare, che, poi, nel corso dell’attività di indagine, è stato regolarmente sottoposto a sequestro preventivo e restituito all’Arca Puglia, proprietaria dell’immobile.

I furti d'auto e il giro di prostituzione 

Tra gli episodi contestati ci sono anche 10 furti d'auto, a cui seguiva la richiesta estorsiva tramite il cosiddetto cavallo di ritorno, e lo sfruttamento della prostituzione, effettuato tramite la messa a disposizione di due roulotte sulla statale 96 (tra Toritto e Palo del Colle); per il cui utilizzo le donne dovevano pagare ai referenti 100 euro al giorno.

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