L'intervista al questore Bisogno: «Reati in aumento a Bari? Dalle forze di polizia una risposta ferma»

L'intervista al questore Bisogno: «Reati in aumento a Bari? Dalle forze di polizia una risposta ferma»
di Elga MONTANI
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Sabato 26 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:36

L’ultimo episodio di una lunga serie di atti criminali a Bari ha portato la città alla ribalta nazionale. Ma il furto ai danni della statua di san Nicola è solo uno degli eventi verificatisi negli ultimi mesi, considerando che tra atti di vandalismo, spaccate e agguati di mafia la situazione sembra esplosiva. Il questore di Bari, Giuseppe Bisogno, ha analizzato per noi questi eventi e la situazione in città.

Questore Bisogno, i cittadini di Bari percepiscono una situazione di poca sicurezza, le notizie degli ultimi mesi non permettono di vivere sereni. Da dicembre oggi ricordiamo tra i fenomeni più ampi quello della baby gang al parco, e le spaccate ai negozi in centro città. Che sta succedendo a Bari?
«La situazione dipende molto dal punto di vista dalla quale la si vuole analizzare. Io partirei da un concetto: la prevenzione è un fatto molto difficile da quantificare. Come facciamo a sapere se la prevenzione è efficace o meno? Chiunque ad una domanda del genere risponderebbe in base a ciò che può osservare. Ma è molto difficile valutare effettivamente ciò che produce l’apparato di prevenzione messo in campo dalle forze dell’ordine. Ciò che invece è lampante è purtroppo quello che accade e i fatti di cronaca che vengono raccontati. Ovviamente, per il cittadino il furto o la spaccata sono un forte allarme. Il nostro lavoro, probabilmente, evita che accadano molte cose, ma le cose che si evitano non si sapranno mai proprio perché nessuno le può raccontare. Noi cercheremo di mettere sempre più a punto l’apparato di prevenzione, tentando di evitare anche quello che oggi è percepito come un allarme. Ma bisogna tenere conto che l’attività delle forze dell’ordine è solo una delle componenti in gioco, che deve necessariamente integrarsi con altri fattori. C’è il percorso giudiziario, l’efficacia o meno del sistema normativo, la marginalità, l’alcolismo, il problema dei senza fissa dimora, la povertà, il disagio mentale. I fattori che incidono sui diversi fenomeni sono moltissimi, e molte di queste cose danno fastidio e disturbo al cittadino molto più di ciò che è la vera criminalità o il reato grave». 
Ci sono alcuni episodi, tra i diversi che si sono verificati in questi ultimi mesi su cui vorrebbe dire qualcosa di particolare? O su cui vorrebbe far notare ciò che è stato fatto?

«Il furto avvenuto alla basilica di san Nicola, che ha sconvolto tutti noi andando a toccare uno dei nostri aspetti più profondi, ovvero la fede, è stato risolto dopo meno di due giorni e l’autore è stato fermato. Ci auguriamo ora di trovare anche la refurtiva, sarebbe molto importante per tutti. Per quanto riguarda, invece, i furti nei negozi del centro ricordo che sono stati arrestati diversi autori. C’è una buona tenuta della prevenzione, ma anche una risposta dell’apparato di repressione. È importante sottolineare che le forze di polizia si sono dimostrate capaci di assicurare alla giustizia gli autori di questi reati».
In un comunicato del sindacato Silp Cgil Polizia, diramato un paio di giorni fa e riguardante il discorso sicurezza a Bari, si lamentava la mancanza del personale necessario ad aumentare i controlli promessi in seguito proprio alle spaccate. È un problema reale quello della mancanza di personale per la polizia a Bari?
«No, non è un problema reale. A Bari non c’è un problema di organico, in quanto abbiamo a disposizione le forze che sono adeguate a fronteggiare le situazioni che si verificano in questa città metropolitana. I sindacati rappresentanti della polizia di Stato sono comunque molti, questo che ha illustrato è il punto di vista di un sindacato che ha ritenuto di esprimere la sua opinione, che ovviamente rispetto, ma non condivido».
L’episodio più grave che si è verificato negli ultimi tempi a Bari è stato l’agguato al quartiere San Paolo, dove un ragazzo di ventitré anni e la fidanzata quindicenne sono stati colpiti in strada da diversi colpi di pistola. Si ipotizza che possa essere un agguato di stampo mafioso. Potrebbe essere un sintomo della recrudescenza della lotta tra clan a Bari?
«Ritengo che sia un episodio certamente molto grave, ma sta all’autorità giudiziaria fare un’analisi approfondita di quanto accaduto, in quanto ha una visione completa. Il nostro compito è di stare sul territorio e provare ad intercettare eventuali persone che vanno in giro armate. Stabilire quali possano essere le cause, i motivi, e le dinamiche tra i clan è qualcosa che lascio fare all’autorità giudiziaria».
Ai cittadini che continuano a chiedere maggiori controlli e che non riescono a sentirsi al sicuro in città a causa di tutti questi episodi di cui abbiamo parlato, cosa vorrebbe dire?
«I cittadini devono essere certi che l’apparato delle forze di polizia, soprattutto grazie ad un coordinamento virtuoso che viene esercitato grazie alla regia del prefetto, è assolutamente attivo e soddisfacente. Poi è chiaro che si vorrebbe sempre di più, sempre maggiore controllo. I problemi non smettono di esserci, ci saranno sempre. Per chi subisce, per chi assiste e per chi è vittima, qualunque sia il problema, diventa il problema più grave che si potesse presentare. Noi dobbiamo avere invece una visione un po’ più ampia e cercare di adeguare i nostri interventi in relazione alle priorità. Ci auguriamo che l’uscita dalla pandemia ci consenta di non fare più tanti di quei servizi che abbiamo dovuto fare per assicurare il rispetto della normativa anti-Covid, così da poter incrementare i servizi di prevenzione e repressione, in relazione a quello che purtroppo si sta già registrando e che possiamo definire un incremento dei fatti criminosi».
 

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