Sicurezza, il prefetto Bellomo: «C’è preoccupazione, non resa. Non aiutano leggi poco severe»

Sicurezza, il prefetto Bellomo: «C’è preoccupazione, non resa. Non aiutano leggi poco severe»
di Alessandro PATELLA
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Mercoledì 29 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:18

«Ogni atto criminale o vandalico ha una spiegazione diversa ed è chiaro che la preoccupazione c’è sempre». Resta alta la soglia dell’attenzione del prefetto di Bari Antonella Bellomo sul tema della sicurezza in città, a maggior ragione alla vigilia del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica da lei convocato per domattina alle 9.30, a cui parteciperà anche il procuratore Roberto Rossi e che il sindaco Decaro ha salutato in una nota come «l’ennesima dimostrazione del fronte comune e della sinergia istituzionale nelle azioni di contrasto a questo tipo di reati che incidono fortemente sulla percezione di sicurezza personale e collettiva della città». La riunione sarà l’occasione per discutere, tra l’altro, del fenomeno delle cosiddette “spaccate” che è tornato a colpire gli esercizi commerciali del centro cittadino e degli episodi di molestie perpetrate nelle aree della movida.


Prefetto, che giudizio si è fatta di questi eventi?
«Sui fatti di questi giorni non ho ancora gli elementi necessari per rispondere. Si tratta di situazioni verificatesi anche in passato, per le quali sono state eseguite anche le attività di indagine, non solo quelle di controllo e prevenzione. In alcuni casi ci sono stati anche dei fermati e dei soggetti colti sul fatto, in altri un’attività di indagine che ha portato all’identificazione degli autori e all’avvio di attività processuali. Tuttavia, purtroppo la normativa non prevede pene particolarmente severe o durature, per cui evidentemente, scontato il periodo in carcere, non si è riusciti ad avere una certa deterrenza. Noi siamo preoccupati per tutto quello che avviene nel territorio. Il ritorno di questi atti sarà oggetto di esame domani, quando faremo nuovamente il punto con le forze di polizia. Però torno a ripetere che ci vuole un’azione sinergica e che dobbiamo fare i conti con la normativa vigente. A volte è capitato che protagonisti di questi eventi fossero cittadini stranieri: in tali casi non è facile assicurare tutti i provvedimenti conseguenti. Ma non ci arrendiamo, continueremo a esercitare il controllo e la vigilanza e a seguire le indagini che fanno le forze di polizia».


Un altro fenomeno complesso è quello delle babygang.

«Questa non è una caratteristica propria solo di Bari. Le notizie nazionali e internazionali raccontano come sia frequente questa aggressività che c’è nei ragazzi, che magari non viene incanalata in attività diverse. Anche su questo tema il confronto deve essere a tutto campo. Noi non possiamo avere la chiave di lettura di tutti questi fenomeni, che vanno analizzati anche dal punto di vista sociale e da quello famigliare, per capire cosa c’è dietro questi episodi. Situazioni che, ripeto, avvengono a Bari così come a Milano o sul lago di Garda, sia pure con declinazioni diverse. Credo che questa maggiore aggressività che denotiamo nei giovani sia l’effetto di una società forse un po’ troppo spinta verso i consumi e un po’ meno attenta a quelle che sono le criticità dell’essere umano, le difficoltà che si affrontano. È certamente anche questo un fenomeno che ci preoccupa, ma occorre affrontarlo insieme alle agenzie educative».


Molti cittadini chiedono un presidio costante in piazza Moro.
«Anche quella della stazione è una zona critica, su cui ci siamo soffermati più volte. I servizi ci sono, sono frequenti, ma parliamo indubbiamente di una zona di passaggio, che non conosce soste riguardo agli orari, è sempre molto frequentata. Le pattuglie sono abbastanza presenti, ma non è probabilmente sufficiente a intercettare tutti i disagi che ci sono, che non riguardano solo episodi di criminalità, danneggiamento, furti e scippi, ma anche fenomeni legati a un certo degrado sociale. La situazione è all’attenzione del comitato, che si riunisce periodicamente. Però serve l’aiuto da parte di tutti».


Intende da parte dell’amministrazione?
«L’amministrazione è stata sensibilizzata. Io so che i vigili urbani e i servizi sociali fanno tanto. Però purtroppo Bari è una città di transito, la stazione è un luogo da cui passa tanta gente proveniente da altri territori. È un punto critico».


A proposito di transito, Bari è sempre più meta di turismo. È un dettaglio che richiede un’attenzione maggiore?

«Le posso garantire che l’attenzione è massima in rapporto alle risorse che abbiamo a disposizione. Dobbiamo partire da questo dato: il numero di risorse umane è quello, non si moltiplica».


Ne servirebbero di più?

«Questo vale per tutti. Chiunque si lamenta del numero delle risorse, degli incrementi delle forze di polizia o comunque dei rinnovamenti, perché c’è chi lascia il servizio per sopraggiunti limiti d’età. Va detto che in tutte le forze di polizia un certo rinnovamento negli ultimi mesi c’è stato e nella stagione estiva in particolare si è registrato un incremento di personale. Naturalmente questo non è sufficiente a intercettare tutti i bisogni di sicurezza dei cittadini, che vorrebbero sempre di più. Di recente mi è capitato di leggere del ritrovamento del borsello di un turista, o comunque di una persona che non era barese, grazie all’intervento tempestivo delle forze di polizia. Posso assicurare che da parte di queste ultime l’impegno c’è, fanno il possibile. È però chiaro che, anche in relazione al numero delle risorse date, occorre darsi delle priorità. Le garantisco, in questo senso, che la stazione lo è, così come tutta la zona centrale. Purtroppo i danneggiamenti si stanno ripetendo, probabilmente perché sono tornate in azione alcune bande che evidentemente non sono state del tutto sconfitte. Ricominceremo la caccia».

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