PopBari, s'indaga per truffa Gualtieri: giusto risarcire

Venerdì 20 Dicembre 2019

Giuseppe ARGO
«Dove ci sono state delle truffe è giusto che ci siano risarcimenti»: non fa giri di parole, ed è anzi quasi categorico, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Sotto i riflettori c'è la crisi di Banca Popolare di Bari, commissariata da Bankitalia e salvata dal decreto governativo da 900 milioni. Lo strascico di conseguenze è tuttavia lungo, non a caso sono decine i nuovi fascicoli aperti dalla Procura del capoluogo pugliese con l'ipotesi di truffa aggravata sulla base di altrettante denunce depositate a getto continuo da risparmiatori e piccoli investitori.
Il livello di guardia del governo giallorosso resta allora giocoforza alto, anche perché l'iter del salvataggio è ancora agli albori (risale all'altroieri il disco verde del Fondo interbancario di tutela dei depositi). «Sicuramente» è una grande ingiustizia, ha aggiunto ieri in serata Gualtieri.

«Le popolari, istituti insostituibili I nostri conti in ordine lo dimostrano»

«La vendita di prodotti rischiosi a persone che non dovrebbero acquistare prodotti rischiosi dovrebbe essere regolamentata ed evidentemente queste regole non sono state rispettate», ha detto.

«Toccherà verificare con grande attenzione se le istituzioni preposte a garantire il rispetto delle regole hanno agito correttamente. E se ci sono stati degli abusi è bene che si agisca con la massima intransigenza e determinazione, a partire dalla magistratura». Quanto al futuro: «È nostra responsabilità costruire un percorso di rinascita e futuro e mettere in sicurezza i risparmi. Analizzerei con grande attenzione questa vicenda. È una vicenda molto complessa con un percorso accidentato». Nel mirino anche la vigilanza esercitata fin qui dagli organismi preposti: «Valuteremo» sull'operazione di vigilanza di Bankitalia, «abbiamo chiesto di dare conto su tutti passaggi», ha spiegato il ministro.
Intanto negli uffici giudiziari baresi si tenta di ricostruire come si sia arrivati a quel buco nei conti della banca e se, come denunciano gli azionisti, la banca li abbia truffati facendogli credere che stavano acquistando titoli a basso rischio e facilmente liquidabili e che ora sono carta straccia. Ciascuna di queste querele costituisce un autonomo fascicolo d'inchiesta con l'ipotesi di reato, al momento a carico di persone da identificare, di truffa aggravata. Il sospetto è che chi avrebbe dovuto farlo in banca, non abbia adeguatamente informato i clienti dei rischi connessi all'acquisto dei titoli, manipolando in molti casi i questionari di profilatura dei rischi stessi, con l'obiettivo di collocare strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali. Le condotte ritenute illegittime riguarderebbero, oltre le procedure di profilazione degli utenti, anche la non adeguata motivazione sulla base della quale la banca ha stabilito di volta in volta il prezzo delle azioni e le presunte omesse informazioni da parte dell'istituto di credito sulla natura illiquida dei titoli. Proseguono inoltre le acquisizioni di documenti da parte della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta madre sulla banca, che conta 10 indagati - tra cui l'ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis e l'ex presidente Marco Jacobini - e ipotesi di reato che vanno dall'ostacolo alla vigilanza al falso in bilancio. Agli atti del fascicolo ci sono numerose testimonianze di dipendenti convocati nei mesi scorsi dalla Procura e sentiti come persone informate sui fatti. I verbali delle dichiarazioni dei dipendenti, raccolte dagli inquirenti nei mesi scorsi, sono ora agli atti del fascicolo madre che ricostruisce quanto accaduto tra il 2013 e il 2016, gli anni dei due sospetti aumenti di capitale, dell'acquisizione di Tercas e delle presunte comunicazioni alla Consob di bilanci non del tutto veritieri, soprattutto con riferimento alla quantificazione dei crediti. Nel fascicolo sono finiti anche tutti i documenti, bilanci, verbali dei Cda e ispezioni della Banca d'Italia, acquisiti dagli investigatori della Guardia di Finanza negli uffici dell'istituto di credito quasi quotidianamente fino a tutt'oggi. È finito nello stesso fascicolo anche l'audio, diffuso nei giorni scorsi, della registrazione di un incontro avvenuto il 10 dicembre scorso, pochi giorni prima del commissariamento della Popolare di Bari, nel quale De Bustis parlava esplicitamente di «conti taroccati». In questa indagine sono ipotizzati i reati di ostacolo alla vigilanza, falso in bilancio e anche presunte condotte di maltrattamenti nei confronti di un ex dipendente.
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Ultimo aggiornamento: 09:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA