Ospedale in Fiera di Bari, Emiliano sicuro: non può chiudere

Ospedale in Fiera di Bari, Emiliano sicuro: non può chiudere
di Elga MONTANI
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Sabato 19 Marzo 2022, 08:20 - Ultimo aggiornamento: 22:07

Potrebbe arrivare da un decreto del governo la soluzione per l'ospedale Covid in Fiera del Levante. Nella bozza presentata giovedì sera dal presidente Mario Draghi e dal ministro Roberto Speranza, all'articolo 10 comma 5, si legge: «Le aree sanitarie temporanee, già attivate dalle regioni e dalle province autonome per la gestione dell'emergenza Covid-19, possono continuare ad operare, anche in deroga ai requisiti autorizzativi e di accreditamento, sino al 31 dicembre 2022».

Emiliano sicuro

Non ci sarebbe, quindi, come si iniziava a vociferare, la necessità di smantellare la struttura entro il primo aprile, anzi la stessa potrebbe continuare ad operare in continuità fino alla fine dell'anno. E non servirebbe nemmeno un intervento del presidente della Regione per convertire la struttura per adibirla all'accoglienza dei profughi ucraini che potrebbero aver bisogno di cure, come dichiarato dallo stesso Emiliano solo pochi giorni fa. La soluzione proposta dal Governo Draghi renderebbe entusiasta lo stesso presidente della Regione Puglia, da sempre poco propenso all'idea di dover dismettere il reparto delle maxi-emergenze in Fiera. Emiliano, nella giornata di ieri, a margine di una conferenza stampa, ha dichiarato: «Non si può pensare, con gli orizzonti di guerra che abbiamo, di chiudere centocinquanta rianimazioni, due sale operatorie, Tac e radiologie». E sempre facendo riferimento alla struttura barese ha aggiunto: «È un ospedale che è in grado di far fronte a qualunque tipo di emergenza, e comunque ovviamente il decreto in preparazione salvaguardia tutte le strutture costruite in tutte le regioni di Italia, in deroga alle regole di autorizzazione e accreditamento e quindi salvaguarda anche questa struttura, che viene ritenuta strategica».

«In Lombardia per esempio ha concluso Emiliano - è talmente importante avere una struttura del genere che stanno smontando dalla fiera e la stanno rifacendo in una caserma militare. Perché, data la situazione epidemiologica, è ancora assolutamente necessaria». Il termine dello stato di emergenza non può coincidere con un ritorno immediato a quella che era la normalità pre-Covid, anche a livello sanitario. Il passaggio dall'emergenza alla normalità dovrà necessariamente essere graduale, e per continuare a garantire l'assistenza al massimo ai pazienti una struttura come quella in Fiera resta fondamentale, per evitare di sovraccaricare tutte le altre strutture di Bari e non solo.

L'ospedale

L'ospedale Covid, il cui cantiere partì ad inizio dicembre del 2020 per concludersi a febbraio 2021, si sviluppa su circa quindicimila metri quadri all'interno di alcuni padiglioni della Fiera del Levante. Al suo interno sono stati costruiti 10 reparti con 152 posti letti di terapia intensiva e sub-intensiva, 2 sale operatorie, una zona per tac, rx e laboratorio analisi. La struttura, organizzata su circa undici moduli, ha la possibilità di flessibile riadattamento a quelle che possono essere le necessità di una risposta assistenziale ospedaliera tipica di un'emergenza-urgenza, pandemica o di altra natura.

Attivato verso la fine di marzo del 2021, ha ospitato al suo interno nei momenti di picco della pandemia fino ad oltre 130 pazienti, per la precisione 132 di cui 52 in terapia intensiva. La sua importanza durante l'emergenza è stata indubbia, fondamentale capire ora come potrà essere sfruttato. Resta comunque in sospeso il problema, più volte lamentato dal presidente di Nuova Fiera del Levante, Sandro Ambrosi, ovvero il fatto che gli spazi occupati dall'ospedale tolgono padiglioni espositivi da poter utilizzare per le grandi fiere. A questo punto si prospetta la necessità impellente di un incontro tra le parti in causa, non solo Regione Puglia e Nuova Fiera del Levante, ma anche Ente Autonomo Fiera del Levante e Comune di Bari. Quest'ultimo, da sempre non favorevole alla permanenza della struttura, anche se negli ultimi tempi si è trincerato dietro il silenzio sull'argomento, dovrà ora adeguarsi alle disposizioni nazionali.
 

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