«Le popolari, istituti insostituibili I nostri conti in ordine lo dimostrano»

Venerdì 20 Dicembre 2019
Oronzo MARTUCCI
«I nostri numeri, in termini operativi, sono al di sopra dei parametri imposti dagli organi di controllo e ci permettono di guardare avanti con fiducia»: così Vito Primiceri, presidente della Banca Popolare Pugliese, si esprime per evitare generalizzazioni dopo l'allarme creato tra i risparmiatori dalla vicenda della Banca Popolare di Bari, per salvare la quale il Governo ha deciso di intervenire con una dotazione di 900 milioni di euro per sostenere l'ingresso nel capitale sociale dell'istituto di credito in difficoltà della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale, controllata da Invitalia.
Presidente Primiceri, qual è la sua opinione a proposito del dissesto che ha portato Bankitalia a commissariare la Banca Popolare di Bari?
«Sulle vicende della Popolare di Bari non dispongo di elementi di giudizio che mi consentano di esprimere un parere, né una valutazione. Giudico positivamente l'intervento del Governo che colma una carenza della normativa in vigore sulla possibilità di intervento nelle crisi delle banche cosiddette less significant (meno rilevanti, n.d.r.) e mette così in sicurezza correntisti depositanti ed aziende affidate. Il resto è rimesso agli approfondimenti in corso da parte degli Organi di Controllo e dell'Autorità Giudiziaria».
C'è il rischio che risparmiatori e investitori si sentano sempre meno garantiti dalle banche popolari?
«Questo fatto non può certo minare la funzione delle banche popolari italiane che, secondo i dati relativi alla fine di settembre, hanno intermediato, nei primi 9 mesi dell'anno, 18 miliardi di euro alle piccole e medie imprese e 10 miliardi alle famiglie sul territorio italiano, incrementando i loro interventi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dati dimostrano che le popolari svolgono una funzione insostituibile nel sostegno delle imprese piccole e micro e nell'offrire servizi e prodotti alle controparti minori. Gli italiani credono in questo tipo di banca, più vicina alle loro problematiche e più disponibile ad affiancarli nel loro percorso di vita. È necessario evitare generalizzazioni quando si parla di aziende di credito».
A cosa si riferisce?
«La crisi, che in questo caso interessa una banca popolare, fa presto dimenticare che in Italia le crisi di questi ultimi anni hanno interessato sì qualche banca popolare, ma anche molte società per azioni e quanto alla dimensione delle banche ci sono le piccole, ma anche le medie e qualche grande banca. E non succede solo in Italia. Il Governo tedesco è intervenuto molto di recente per salvare una banca locale, la Nord Lb, utilizzando 2,8 miliardi di euro di fondi pubblici, senza che questo abbia inficiato il percorso e il ruolo delle altre banche locali, molto presenti e diffuse in quel territorio».
Insomma, bisogna saper distinguere...
«Tutto il dibattito, anche polemico, che si è sviluppato e si sta sviluppando intorno alle Banche popolari italiane sono sicuro che finirà per ribadire la necessità delle banche come le nostre, il nostro ruolo e la nostra mission».
In questi giorni è ritornata l'ipotesi di un progetto di aggregazione delle banche popolari del Sud insieme alla grande banca che dovrebbe nascere con il salvataggio della Banca Popolare di Bari dopo l'ingresso di Mediocredito centrale e Fondo interbancario. Quale è la sua posizione?
«Io credo che si tratti per ora solo di forzature o interpretazioni di carattere giornalistico. Nulla di quanto a nostra conoscenza accredita un'ipotesi del genere. Siamo attenti come sempre a cogliere i segnali che provengono dalle Autorità, ma nulla di quanto fin qui noto modifica le nostre strategie: continuiamo a svolgere un ruolo propulsivo nei territori in cui operiamo perché riusciamo ad interpretare meglio le esigenze complessive delle comunità con le quali siamo a contatto quotidianamente affiancando con i nostri esperti i piccoli imprenditori impegnati sempre più a far sopravvivere le loro aziende, ma anche le famiglie che vogliono guardare con maggiore fiducia al loro futuro».
Lei è convinto che imprenditori e famiglie continuino ad avere fiducia nella popolari?
«Siamo noi che, nei territori in cui operiamo, cerchiamo di indirizzare gli interventi verso settori che hanno bisogno di un sostegno non solo economico, ma anche sociale. L'educazione finanziaria nelle scuole, il collegamento con le università per far crescere le start-up e trasformare le idee in imprese giovanili, l'attenzione verso la salvaguardia dell'ambiente che, soprattutto nel Sud, è una delle risorse da salvaguardare con il contributo di tutti: sono tutti compiti che le Banche popolari si sono assunte senza alcuna imposizione esterna, spesso precedendo e in qualche caso indirizzando la presa di coscienza collettiva intorno a questi argomenti».
In questo contesto, quali sono le condizioni di operatività della Banca Popolare Pugliese?
«Sta per chiudersi positivamente un altro anno di lavoro di tutta la nostra organizzazione, fatta di persone appassionate distribuite nelle 105 filiali di cinque regioni meridionali, con particolare attenzione al territorio pugliese. Se anche non tenessimo conto dei riconoscimenti che ci vengono dalle classifiche e dagli istituti specializzati, i numeri fatti segnare lo scorso anno sono ben al di sopra dei parametri imposti dagli organi di controllo e ci consentono di guardare avanti con fiducia, in vista degli impegni che la situazione economica e le nuove regole degli organismi comunitari ci assegnano per continuare l'opera di supporto allo sviluppo locale».
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