La Procura chiede 32 rinvii a giudizio: «Furti e rapine grazie a militari amici»

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Nicola MICCIONE

Sono 32 le richieste di rinvio a giudizio formalizzate dal sostituto procuratore Marcello Catalano nell'ambito di un'inchiesta svolta dalla Procura della Repubblica di Trani su un presunto sistema di favori in cambio di vantaggi economici che vede coinvolti - accusati di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio - tre militari dell'Arma dei Carabinieri (un luogotenente e due vice brigadieri) di stanza, negli anni passati, fra la compagnia e la stazione di Molfetta e di Corato, ma anche un assistente capo della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di Trani. Nei giorni scorsi, dopo che ad aprile dello scorso anno aveva firmato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, il pubblico ministero ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio: le 32 persone imputate che (per il momento) non hanno chiesto di accedere ad un rito alternativo, dovranno attendere l'udienza preliminare, fissata per il prossimo 22 febbraio, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Ivan Barlafante.

 

La scia di  furti e rapine tra Bari e Bat

 

Il procedimento, che riguarda una lunga serie di furti e rapine commessi tra l'area metropolitana di Bari e la provincia di Barletta, Andria e Trani tra il 2011 e il 2019, è nato dalle rivelazioni di Tommaso Nuzzi, di Corato, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia.

 

Tra i 32 imputati, oltre ai quattro appartenenti alle forze dell'ordine, spicca il nome di Flavio D'Introno (è detenuto per usura) che con le sue rivelazioni ha consentito ai magistrati leccesi di far luce sul cosiddetto Sistema Trani e che è accusato, sulla base di quanto ha raccontato Nuzzi, di aver organizzato il furto di gioielli e borse firmate nell'appartamento di un suo conoscente (a Trani, a novembre 2012) e la tentata rapina in casa del cugino Giuseppe (a Corato, nel giugno 2015).
Non solo: l'imprenditore risponde di estorsione aggravata perché avrebbe condotto due persone a minacciare il titolare di una gioielleria di Bari affinché non pretendesse il saldo di un Rolex venduto a 27mila euro. «In particolare, a fronte dell'acquisto del citato orologio e del pagamento di soli 17mila euro - si legge -, D'Introno, al fine di non pagare il residuo corrispettivo» avrebbe minacciato il gioielliere, spalleggiato dai suoi complici. Insieme a lui, sono imputati anche quattro esponenti in divisa pronti a chiudere non un solo occhio, ma tutti e due, in cambio di denaro e benefit. In particolare un 56enne vice brigadiere, già in servizio presso il Nucleo Radiomobile della Compagnia di Molfetta, avrebbe segnalato a Nuzzi «i propri turni di servizio notturni ed informazioni circa bancomat e negozi di abbigliamento siti a Molfetta in modo da consentire a Nuzzi e ai suoi complici di eseguire i furti potendo agire indisturbati».
In cambio avrebbe ricevuto «500 euro ogni volta, parte della refurtiva». E a Molfetta, in quegli anni, i furti avvennero eccome: nel mirino finirono una tabaccheria (a novembre 2011), un negozio di abbigliamento per bambini (a dicembre 2011) e due bancomat (a maggio 2014). Nei guai è finito anche un altro vice brigadiere (un 58enne in servizio presso la Stazione di Corato) che avrebbe «omesso atti del proprio ufficio», compiendo «ogni attività di contrasto ai reati commessi da Nuzzi e comunque per non controllarlo e lasciarlo passare e non dargli fastidio», è scritto agli atti dell'inchiesta. Un 52enne luogotenente dei Carabinieri, invece, di stanza presso la Stazione di Molfetta, è accusato di aver attestato «falsamente di aver rilevato egli stesso erroneamente il numero di targa» di un'auto «in cambio di utilità cripticamente indicate in tre caffè», mentre un 56enne assistente capo della Polizia Penitenziaria in servizio al penitenziario di Trani si sarebbe «messo a disposizione introducendo e consegnando le sigarette al detenuto Nuzzi» ottenendo in cambio un televisore.
Oltre a loro sono finiti nei guai numerosi nomi noti alle cronache i quali avrebbero beneficiato dei favori concessi dai pubblici ufficiali in cambio di regali oltre ad alcuni presunti fiancheggiatori. Dieci, invece, le parti offese: nove persone fisiche e il Ministero dell'Interno.
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Ultimo aggiornamento: 15:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA