Decaro: «Bari europea e turistica ma difendiamo l’identità»»

Decaro: «Bari europea e turistica ma difendiamo l’identità»»
di Beppe STALLONE
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Sabato 30 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:24

Un’effervescenza, che non si notava da tempo, sta caratterizzando la città di Bari e chi la anima, baresi e tanti turisti. È soltanto una sorta di reazione post Covid, anche se la pandemia non è finita, o c’è dell’altro? Abbiamo interpellato, nei giorni scorsi, diversi esperti della città e del suo tessuto urbano. Oggi la parola al sindaco Antonio Decaro.

La parola al primo cittadino


Sindaco, ha notato anche lei questo spirito di rinascenza, di ripresa, che sta animando Bari e i suoi cittadini nelle ultime settimane?
«Siamo su questo percorso di crescita, rallentato nel periodo del Covid, ma ora siamo tornati a correre. Siamo stati nel 2019, secondo Lonely Planet, la quinta meta turistica europea e oggi torniamo a vedere nella nostra città tante persone che parlano lingue diverse. Questo fine settimana abbiamo Puglia promozione e Apt della Basilicata, cioè le agenzie turistiche delle due regioni che hanno chiesto a Bari ospitalità per promuovere i rispettivi territori. Ciò dimostra che siamo diventati un hub dal punto di vista trasportistico, perché abbiamo i servizi ferroviari, portuali, aeroportuali e siamo anche un hub turistico».


Perché i murales al San Paolo se poi non si portano lì i turisti? Bari è una città che resta poco policentrica?
«Prima come città turistica Bari non esisteva. Oggi è una città turistica e pian piano dobbiamo allargarci, arrivando al San Paolo».


Come procede l’intervento al San Paolo per trasformare un vuoto urbano grazie a Renzo Piano e al Politecnico di Bari?
«Ieri abbiamo fatto la prima call con Renzo Piano, sono previsti diversi lavori di riqualificazione col piano periferie e alcune gare partono subito. Bari è stata scelta per fare una di quelle operazioni di rammendo».


Turismo si interseca con cultura?
«C’è molto fermento culturale. Abbiamo aperto tutti i contenitori culturali. Auditorium, teatro Piccini, Margherita, Kursaal, museo civico, museo archeologico di Santa Scolastica a cui si aggiungono Petruzzelli e Pinacoteca provinciale. E poi mostre dappertutto. Fermento culturale che si interseca con quello turistico. Ora con un finanziamento da sei milioni di euro stiamo cercando di incentivare i mercati, i negozi di vicinato, le associazioni di quartiere e gli artigiani nel centro storico».


Il lavoro, nel settore turistico, spesso è sottopagato, se non in nero. Non crede ci vorrebbe maggiore sorveglianza?
«Stiamo cercando di fare i controlli sui b&b perché sia tutelato il lavoro di queste persone e anche delle aziende che rispettano le norme. Però è indubbio che non tutta l’attività ricettiva in città è in regola tanto vero che facciamo controlli incrociati con la polizia locale e la guardia di finanza».


Una Bari a due facce: da un lato i grandi player industriali che vogliono insediarsi e dall’altro migliaia di lavoratori che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. Come lo spiega?
«Da un lato abbiamo crisi aziendali legate alla transizione ecologica, vedi Bosch e Getrag. Abbiamo paura perché se non capiamo come andrà la produzione, rischiamo la crisi per il personale, fra occupazione diretta e indiretta. Poi Baritech, Brsi, ex Om Carrelli per la quale spero trovino una soluzione a breve. Ma c’è contemporaneamente una richiesta di spazi in area Asi. Ci sono aziende importanti, Martur, Oviesse e poi una serie di aziende del settore dell’innovazione tecnologica, dell’informazione tecnologica che si sono insediate o si stanno insediando con migliaia di posti di lavoro nel settore dell’informatica».


Il sociologo Onofrio Romano parla di una Bari moderna, europea, fagocitata dalla ribalta internazionale che rischia di perdere i suoi caratteri identitari. Una città europea senza un’anima. È così?
«Dobbiamo stare attenti a non farci globalizzare. Dobbiamo evitare di diventare una delle tante città europee, invece l’identità la dobbiamo recuperare. Infatti stiamo facendo un’operazione per tutelare gli esercizi di vicinato, gli artigiani della città vecchia. Certo abbiamo perso figure importanti come Franco Cassano, ma ha ragione Onofrio Romano quando dice di stare attenti e di evitare la globalizzazione. Dobbiamo farci conoscere mantenendo però la nostra identità».


Franco Cassano parlava di due derive da evitare: l’inferno mafioso e il paradiso turistico. Bari le ha evitate?
«La città è cambiata. Ci sono ancora 14 clan, ma magistratura e forze dell’ordine hanno fatto un lavoro incredibile in questi anni, decapitando i vertici. È cambiata soprattutto la posizione della città rispetto alla criminalità. Negli anni ’90 i criminali erano quasi rispettati. Per lavorare nella sanità privata dovevi andare dal capoclan di Japigia, se volevi i biglietti gratis dello stadio dovevi andare dal boss di Barivecchia. Oggi non è più così, la città si è schierata per il rispetto delle regole. Non abbiamo più paura e non giriamo la testa dall’altra parte».


Ma lei è ancora sotto scorta?

«Sì. All’epoca mi sono messo contro i clan criminali che gestivano le occupazioni abusive degli spazi nella zona di san Nicola. Poi perché ho fatto una serie di denunce rispetto a quello che accade in città».


Romano sostiene che prima c’era più discussione, più fermento culturale, da lì nacque la Primavera pugliese da cui poi Vendola, Emiliano e Decaro. E ora?
«Sta tornando la voglia di discutere. Quando stai all’opposizione è più facile che si costruisca un dibattito sul pensiero lungo. Quando amministri gli incontri sono viziati dal fatto che ti devi occupare della risoluzione dei problemi».


Nodo verde, Costa sud e i tanti progetti finanziati col Pnrr saranno realizzati?
«Le scelte fatte nel presentare le progettazioni, tutte finanziate, hanno una pianificazione che viene da lontano. Costa sud è la vera sfida della città, luogo del degrado fisico e sociale diventerà quello della balneazione, del tempo libero, dello sport, dove poter passeggiare in un parco, delle strutture ricettive. Ce la faremo? Abbiamo ottenuto semplificazioni per le assunzioni, per le autorizzazioni, ora tocca a noi amministratori. Se ce la farò sarò stato bravo se no, sarà colpa mia».


Il Pug lo vedremo pubblicato?
«Penso di sì. Ma le anticipazioni del Pug le stiamo già facendo. Piani particolareggiati sono stati appena approvati in consiglio e mi riferisco a quelli di Macchie, Loseto, Santo Spirito e Torre a Mare. Presto porteremo in consiglio comunale, il piano delle coste e il piano costa sud. Poi completeremo il Pug, stiamo terminando i calcoli della perequazione rispetto allo sfruttamento della volumetrie dalle zone di pregio che vogliamo preservare, (lame e coste)».


Terminato il suo secondo mandato da sindaco, cosa farà?
«Non lo so. Continuerò a fare l’ingegnere». 
 

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