L'intervista a Francesco Cupertino, rettore di Bari: «Innovazione: non solo grandi imprese. Per crescere, investire sulle Pmi locali»

L'intervista a Francesco Cupertino, rettore di Bari: «Innovazione: non solo grandi imprese. Per crescere, investire sulle Pmi locali»
di Paola ANCORA
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Mercoledì 23 Marzo 2022, 07:43 - Ultimo aggiornamento: 20:45

Professore ordinario di Convertitori, Macchine e Azionamenti Elettrici, Francesco Cupertino - 49 anni, di Fasano, autore di 140 pubblicazioni scientifiche - nel 2019 è diventato il rettore più giovane nella storia del Politecnico di Bari.
Rettore Cupertino, cosa pensa della proposta lanciata dal professor Pirro sulla conferenza regionale dell'Industria? La riterrebbe utile?
«Certamente. Se vogliamo centrare i grandi obiettivi di sviluppo sostenibile dei prossimi anni, dobbiamo costruire e rafforzare sempre più ecosistemi pubblico-privati dell'innovazione, all'interno dei quali mettere in relazione imprese, istituzioni, atenei e centri di ricerca per stimolare idee, condividere buone pratiche, favorire in ogni modo la ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico. Questo deve avvenire nei settori emergenti e in quelli strettamente connessi con lo sviluppo sostenibile, ma deve riguardare anche i comparti più tradizionali, che hanno nel nostro territorio forti radici e meritano di essere valorizzati e attualizzati».
Il Politecnico è interlocutore d'eccezione del mondo produttivo. Quali progetti o collaborazioni avete in piedi?
«Le nostre collaborazioni sono molteplici e posso affermare che non ci siamo mai fermati, anzi la pandemia è stata l'occasione per esplorare nuove opportunità. Consideri che sono appena tornato da Dubai, dove grazie ai contatti della Regione abbiamo concluso un accordo di collaborazione tra il sistema universitario pugliese e Sharjah Research, Technology and Innovation Park, un ente di ricerca pubblico degli Emirati Arabi nella città universitaria di Sharjah. Questo apre nuove opportunità internazionali per i nostri ricercatori, le nostre startup, le nostre piccole e medie imprese innovative. Nel frattempo siamo molto concentrati sull'attuazione del Pnrr, nell'ambito del quale siamo candidati, a vario titolo, in progetti importanti nei settori mobilità sostenibile, ambiente ed energie alternative, one health, aerospazio, intelligenza artificiale e nuove tecnologie per le telecomunicazioni».
Ritiene che sia possibile aumentare qualità e numero delle collaborazioni con il sistema produttivo pugliese? E se sì, come?
«È possibile ed è quello che dobbiamo fare. Per quanto riguarda il Politecnico di Bari, abbiamo 16 laboratori pubblico-privati che gestiamo insieme con aziende di grande impatto sul sistema produttivo regionale, nazionale e internazionale, alcune delle quali sono state citate dal professor Pirro nel suo intervento sul Nuovo Quotidiano. All'interno di questi laboratori, lavorano fianco a fianco nostri ricercatori e personale aziendale: progettano, testano e realizzano prodotti innovativi per la produzione industriale nei settori più vari, dall'informatica all'automotive, dalle energie all'aerospazio, fino alle nuove tecnologie per la lavorazione del grano. Questo modello di collaborazione ha funzionato benissimo con le grandi imprese e multinazionali; ora vogliamo adeguarlo alle necessità delle piccole e medie imprese, che sono l'ossatura del nostro sistema produttivo. Come Politecnico, abbiamo in cantiere due progetti importanti: l'Open innovation district per le Pmi e l'incubatore per le startup. Entrambi in progetti coinvolgono partner pubblici e privati e saremmo ben lieti di trovare ulteriore condivisione ad un tavolo più ampio».

Quali proposte sareste pronti a portare sul tavolo della conferenza regionale dell'industria? Ce ne dica almeno tre.
«Un patto per la formazione, innanzitutto. Dobbiamo garantire una didattica che stia al passo del cambiamento, per formare professionisti in grado di inserirsi bene e in tempi brevi in un mercato del lavoro in continua trasformazione. Anche in questo, serve stretta sinergia con le imprese, con le istituzioni, con il mondo delle professioni. Un confronto continuo ci -permette di adeguare programmi e obiettivi alle necessità reali. Infatti, la formazione deve diventare sempre più ibrida e transdisciplinare, perché i professionisti del futuro siano in grado di governare un mondo complesso in cui serviranno le nuove tecnologie, ma anche la comprensione dei fenomeni sociali, economici e politici. Contemporaneamente, serve sempre più training on the job, ossia esperienza sul campo già durante il corso di studi. E per il post laurea, dobbiamo valorizzare la figura del dottorato di ricerca, una risorsa fondamentale nei processi di innovazione delle aziende, all'interno della quale può portare la cultura e il metodo scientifici».
Cos'altro?
«Infine, penso al tema della formazione continua e del reskilling dei lavoratori, per sostenere i processi di riconversione industriale e di transizione alle nuove tecnologie. Questi i temi generali, se poi scendiamo nel particolare, mi viene in mente innanzitutto Taranto e il suo futuro. Sono convinto che un rilancio dell'area potrà avvenire solo se si valorizzeranno la sua vocazione e le sue risorse, conciliando le esigenze di lavoro, salute e ambiente. Penso al turismo, alla cantieristica navale, allo sfruttamento sostenibile delle risorse marine, sono tutti potenziali fattori di grande sviluppo e attrazione di investimenti, imprese, cervelli. Se si lavora in sinergia, se si investe in infrastrutture di ricerca, laboratori di open innovation, incubatori e centri di competenza, i nostri territori potranno diventare poli di attrazione in Europa e specialmente nel bacino del Mediterraneo».
 

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