Il boss barese pentito e l'avvertimento: «Al San Paolo altri agguati»

Il boss barese pentito e l'avvertimento: «Al San Paolo altri agguati»
di Nicola MICCIONE
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 08:40

È il 29 agosto scorso a Bari. Nicola Cassano, all'epoca confinato ai domiciliari perché coinvolto in un blitz contro una banda di topi d'appartamento, parla con Paolo Spada della volontà di «procurarsi due pistole», una delle quali doveva essere consegnata a Spada e l'altra, per suo conto, ad un altro soggetto. «Lo sciacallo», 24 anni, uomo di fiducia di Donato Telegrafo, oggi collaboratore di giustizia, era disposto a tutto per affermare la propria influenza sul San Paolo, «al fine di mantenere integra la credibilità e il potere del clan Strisciuglio», e per superare le resistenze delle famiglie Misceo-Montani che, invece, volevano «riaffermare la loro propaggine criminale di stampo mafioso».

Le intercettazioni

Le microspie intercettano il dialogo: «Devo avere due bei gioiellini, uno un po' più grosso... che lo devo dare. E l'altro più piccolo te lo tieni tu. È bello cromato... è una bomba! La metti in tasca piccolina!», le parole di Cassano destinatario di un'ordinanza cautelare che ha portato in carcere anche il 48enne Michele Minella, alias «Tarantella», suo cognato, il 45enne Giovanni Montani, e il 28enne Davide Pascazio. L'inchiesta dei carabinieri, coordinata dal pubblico ministero antimafia Fabio Buquicchio, racconta come Cassano, con in mano «una patente di severa e concreta pericolosità», avesse intenzione di «vendicare il suo ferimento e quello della sua ragazza» e per questo si sarebbe attivato per «procurarsi ulteriori armi da fuoco» con l'obiettivo di «rispondere adeguatamente e definitivamente» è scritto agli atti: «I vermi, i vermi gli devo fare prendere».

Lui, Cassano, girava armato. Lo era anche quando, il 19 marzo scorso, rimase ferito in un agguato mentre era nella sua auto, una Suzuki Ignis, assieme alla sua fidanzata di 16 anni: «Volevo sparare però non ce l'ho fatta» disse al fratello Leonardo a cui, in una videochiamata, chiese se «avesse recuperato l'arma che aveva occultato sotto l'autovettura di tale Vito prima di essere soccorso» e condotto presso l'ospedale San Paolo: «La sei andata a prendere?... da sotto alla macchina di Vito, chiamalo e fattela andare a prendere sta dentro il caricatore con 10 proiettili». Un dettaglio «chiaro ed inequivocabile» sul fatto che Cassano disponesse di «una pistola e che l'avesse portata con sé, sia per esplodere i colpi d'arma da fuoco verso l'abitazione di Michele Minella, sia per difendersi da eventuali condotte ritorsive provocate da tale evento». Il 24enne, uno che «non c'aveva bisogno dell'ordine mio - le parole di «Dino» Telegrafo -, c'aveva carta bianca, poteva fare quello che voleva», era pronto a colpire ancora: «Che qua si è accesa una guerra proprio». Alla sua fidanzata, anche lei rimasta ferita nell'agguato di viale delle Regioni, aveva parlato di «intenti vendicativi», dicendole: «Facciamo i seri, chi la fa l'aspetti, io me lo prendo e me lo mangio a colazione quel pisciaturo. L'ho già mandato a dire in faccia».

L'avvertimento

Uno dei due figli di Nicola Telegrafo, Donato, aveva messo in guardia gli inquirenti: «Non si fermerà qui. Poi questa è solo una lunga serie di ciò che succederà, come ho già detto la botta non se la tiene. Almeno, per come l'ho conosciuto io, per quello che gli ho potuto insegnare diciamo in questi ambiti Cassano per me era disposto a tutto, omicidi, estorsioni, era disposto a tutto». Ciò che è venuto fuori dall'ultima inchiesta, inoltre, è che i più anziani sono rimasti innervositi da queste manifestazioni sfacciate di violenza avvenute sotto gli occhi di tutti e che hanno fatto aumentare la pressione delle forze dell'ordine: «Io sono di vecchio stampo - le parole di condanna di Rocco Lamanna, considerato elemento di spicco del clan Strisciuglio - a me il malandrino si deve affrontare con il malandrino in mezzo alla strada, non si va alle case, alle case stanno le mogli, stanno i figli. Stava una bambina a giocare dietro là, è saltata da terra».

Una bomba a orologeria

E per una guerra fermata al San Paolo, in «un contesto malavitoso che non si preoccupa di ripercussioni su persone estranee», (domani, intanto, sono in programma gli interrogatori di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Mattiace), ce n'è un'altra pronta a infiammare Bari. Ne è convinta l'Antimafia secondo cui «le frizioni» fra i clan Capriati e Strisciuglio «potrebbero ulteriormente inasprirsi a causa dei mutamenti negli assetti criminali che spesso seguono ai taciti accordi di non belligeranza e ingerenza».
 

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