Guerra in Ucraina, da Molfetta a Leopoli per salvare bimbi disabili e donne: il viaggio di Don Gino

Partenza stasera col bus per riportare in Italia 48 profughi

Guerra in Ucraina, da Molfetta a Leopoli per salvare bimbi disabili e donne: il viaggio di Don Gino
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Martedì 8 Marzo 2022, 16:01 - Ultimo aggiornamento: 16:06

Da Molfetta a Leopoli, città dell'Ucraina occidentale a circa 70 km dal confine con la Polonia, per salvare profughi dalla guerra. Don Gino Samarelli, parroco del Duomo di Molfetta, partirà questa sera: ad attenderlo ci saranno 48 cittadini ucraini in fuga che verranno in Italia, prevalentemente donne con bambini disabili.

L'iniziativa autofinanziata è stata possibile grazie anche a donazioni che negli ultimi giorni, da quando il sacerdote ha lanciato l'idea, si sono moltiplicate con offerte di denaro, cibo e farmaci. Don Gino partirà alle 19.30 con un bus da 55 posti. Con lui ci saranno tre autisti che si daranno il cambio alla guida durante il viaggio, un riparatore meccanico, un medico e un infermiere, questi ultimi messi a disposizione dal servizio socio-sanitario del Comune.

Anche alimenti e farmaci da consegnare

«Raggiungeremo l'Ucraina dove ad attenderci - racconta all'Ansa don Gino - ci sarà don Egidio, un sacerdote della congregazione Don Orione di Leopoli, con il quale siamo in costante contatto». Il bus partirà carico di derrate alimentari e medicinali che saranno consegnati ai profughi alla frontiera e ripartirà alla volta dell'Italia con «un gruppo di mamme con bambini disabili che arriva da Kiev e che sarà ospitato all'Incoronata di Foggia, alcune famiglie che hanno parenti in varie città d'Italia e poi qualche altra famiglia che verrà ospitata a Molfetta».

Il medico e l'infermiere a bordo sono inoltre attrezzati per eseguire i tamponi Covid ai profughi. Sui tempi il sacerdote non fa previsioni. «Potremmo avere qualche problema alla frontiera polacca - spiega - perché sappiamo che è piena di pullman e si rischia di attendere anche due-tre giorni». Di questa iniziativa don Gino ha subito informato il vescovo e il sindaco che, tramite la Caritas diocesana e l'associazione Ser del Pronto intervento sociale, hanno fornito sostegno per il viaggio e per la successiva accoglienza delle famiglie. Alla domanda sulle ragioni che lo hanno spinto a organizzare il viaggio, don Gino risponde: «Ai perché legati al cuore non ci sono risposte. Ci sono cose che si fanno col cuore e basta. Ed è stato bellissimo vedere la grande solidarietà dei cittadini che non hanno fatto mancare un aiuto economico e ogni altro sostegno».

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