Edilizia, il Piano ha 46 anni e «crescita senza regole». Problema per i grandi appalti da gestire con Pnrr

Edilizia, il Piano ha 46 anni e «crescita senza regole». Problema per i grandi appalti da gestire con Pnrr
di Benedetta DE FALCO
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Lunedì 19 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:34

La sigla Pug sta per Piano urbanistico generale e a Bari assume contorni problematici con il piano Quaroni del 1976: vige da 40 anni, modificato con varianti per circostanze e pensato su una città che avrebbe dovuto contare 600.000 abitanti e oggi ne conta 300.000. Nonostante la città cambi, il piano che la regola rimane immutato e si costruisce rispettando vecchi numeri non aggiornati. In caso di necessità, il piano ha subito modifiche, varianti e proroghe, ma non è stato mai riscritto e la visione organica della città, che annuncia nuovi progetti, perde la sua integrità e si compatta con mega progetti edilizi tra cui Costa sud e il Central Park dell’archistar Fuksas. 


Nicola Martinelli, ordinario di Urbanistica al Dicar, dipartimento di Scienze dell’Ingegneria civile e dell’Architettura, è anche presidente di “Urban@it”, centro nazionale di studi per le politiche urbane: «Il piano Quaroni - spiega - nasce durante il boom economico, con la previsione di una crescita demografica, con l’idea di progettare grandi infrastrutture: questa città doveva essere una porta d’Oriente. Il problema non è il piano, che è nato in un preciso momento, ma il suo travisamento. La città non ha raggiunto il trend di crescita ed il problema è di chi governa oggi, anche se mi rendo conto la difficoltà nell’amministrare la città». 
Dai progetti della ex Fibronit fino all’eliminazione dei pericolosi passaggi a livello a Santo Spirito, Bari ha dimostrato di saper crescere e rinnovarsi ma per non trasformarla in una città cementata con pochi abitanti, secondo il professore Martinelli sarà necessario mettere mano sul piano: «La città ha dimostrato di essere molto matura, figli di importanti riflessioni portate con la corrente di Franco Cassano, della città plurima. Ha ampiamente abbandonato le scelte di 5 metri cubi al metro quadro sul mare o di una cittadella della giustizia fatta in area agricola».

La domanda sorge spontanea da tempo: perché allora la città non si dota di un nuovo strumento urbanistico che la nuovo riforma regionale prevede avere una grossa componente strategica? Il capoluogo pugliese ha rafforzato le sue vocazioni commerciali del terziario e si è trasformata in una città turistica tra porto e aeroporto, dell’imprenditoria, con la presenza di poli tecnologici e incubatori di start up: il filone della rigenerazione urbana dovrebbe seguire questa crescita.

Nicola Signorile, critico d’architettura e saggista spiega cosa è successo negli ultimi 10 anni, senza un piano all’altezza dei cambiamenti, ora che progetti come Parco Sud da 7,5 milioni e Central Park da 140 milioni di euro creano euforia: «Il piano regolatore di Quaroni va bene a tutti. Prevede ancora 15 milioni di metri cubi da costruire, sono una promessa per i proprietari dei suoli e per gli imprenditori che hanno prenotato quei suoli e non hanno alcuna intenzione di rinunciarvi. Al di là degli spot pubblicitari come il parco urbano, costa sud e Fuksas, il problema del piano è la creazione del credito urbanistico. I proprietari dei suoli, gli imprenditori edili e le forze finanziarie bancarie che insistono nel mercato dell’edilizia a Bari, hanno la pretesa di conservare tutte le previsioni fatte da Quaroni».

Tra le previsioni salta il rapporto metro cubi e popolazione, che si è dimezzata rispetto al piano concepito. E laddove ci sono leggi che vietano costruzioni nuove Signorile spiega: «I proprietari non rinunciano a perdere soldi pretendono di recuperare quei metri cubi, altrove». Da qui trova avvio il meccanismo del credito edilizio: «Il Comune invece di fare una legge che potrebbe impugnare questi crediti edilizi, con Parco Sud si trasferiscono quei volumi su cui costruire da Japigia ad un altra parte della città. Viene meno il principio in base al quale il comune riesce a governare il territorio». Un atteggiamento di laissez-faire che lascia scoperta anche un’altra parte importante della rigenerazione urbana: il tessuto sociale; secondo il professore Martinelli è necessaria una costante azione integrata tra riqualificazione fisica e sociale. Nella delibera di indirizzo della giunta municipale per il nuovo piano urbanistico del 2015 si parla di rigenerazione urbana legata soprattutto al patrimonio edilizio inutilizzato ma il piano non ha ancora visto la luce. Mentre la crescita demografica si è arrestata dal 2013. 
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