Dottoressa violentata, il pm impugna la scarcerazione:
«Reati gravi perseguibili d'ufficio»

Dottoressa violentata, il pm impugna la scarcerazione:
«Reati gravi perseguibili d'ufficio»
BARI - Sarà la Cassazione a decidere se, nonostante la querela tardiva, il reato di violenza sessuale nei confronti di una dottoressa barese contestato ad un 51enne di Acquaviva delle Fonti sia procedibile d'ufficio e quindi l'uomo debba restare in carcere. La palla passa quindi ora ai giudici della Suprema Corte, interpellati dalla Procura di Bari che, come anticipato ieri, ha impugnato il provvedimento con cui il Tribunale di Riesame nei giorni scorsi ha scarcerato l'indagato, Maurizio Zecca, ritenendo il reato improcedibile perché la denuncia è stata presentata dalla vittima 9 mesi dopo la presunta violenza, quindi oltre il termine di 6 mesi previsto dalla legge. «Abbiamo fatto una rigorosa applicazione della legge» ha detto la presidente del Tribunale del Riesame di Bari, Francesca La Malfa, spiegando che «entrambi i reati, la violenza sessuale e lo stalking, così come contestati allo stato attuale, non sono aggravati e quindi sono procedibili solo a querela di parte». Ma la Procura non la pensa così. In una lunga nota in cui sono ricostruiti con date e dettagli tutti gli episodi persecutori di cui il 51enne è accusato, dai messaggi notturni molesti alle minacce di morte (l'ultima una settimana prima dell'arresto), gli inquirenti spiegano che il reato di stalking «risulta evidentemente costituito da una serie numerosa di condotte integranti, singolarmente, reati perseguibili di ufficio». Condotte che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero una connessione sia formale che sostanziale con la violenza sessuale, e che avrebbero causato alla vittima un «perdurante stato di ansia e di paura, timore per la propria incolumità e per quella dei prossimi congiunti, alterazione delle proprie abitudini di vita, con mutamento di ben tre sedi lavorative». Il ragionamento degli inquirenti in sintesi è questo: le persecuzioni sono iniziate a ottobre 2016 e sono proseguite ininterrottamente fino a novembre scorso, passando per l'episodio della violenza sessuale nell'ambulatorio (a dicembre 2016) e per diversi altri episodi che configurerebbero, se analizzati singolarmente, autonomi delitti di minacce gravi, violenza privata, violazione di domicilio aggravata, molestie alle persone e procurato allarme, tutti perseguibili d'ufficio. Una questione che sarà affrontata in punta di diritto e che solo nelle prossime settimane scioglierà il nodo sulla carcerazione del presunto aggressore. L'uomo è comunque ancora in cella in attesa che sia disponibile il braccialetto elettronico, ma potrebbe tornare a casa nel giro di qualche giorno.
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Lunedì 4 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:11