Il Papa a Bari: «Capitale di unità. Mai privare i migranti di soccorso. I populismi mi fanno paura»

Sabato 22 Febbraio 2020

BARI - Papa Francesco è arrivato a Bari, per la messa che rappresenta il momento clou della conferenza “Mediterraneo frontiera di pace”, aperta all'inizio della settimana. Alle 8:15 l'atterraggio nel Piazzale Cristoforo Colombo a Bari. Il Santo Padre è stato accolto da monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, dal governatore Michele Emiliano, dal prefetto di Bari Antonella Bellomo, dal sindaco di Bari Antonio Decaro. Poi il trasferimento in auto alla Basilica Pontificia di San Nicola e l'incontro con i Vescovi del Mediterraneo. Dopo la preghiera nella cripta, il Papa sul sagrato della Basilica ha salutato i fedeli e tenuto un breve discorso di ringraziamento. Poi, la celebrazione della messa domenicale in corso Vittorio Emanuele, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «L'unica misura di Gesù è l'amore senza misura», dice Francesco durante l'omelia.

Le parole di Francesco. «Potremmo chiamare Bari capitale dell'unità». Lo ha detto papa Francesco all'inizio del suo intervento nella Basilica di San Nicola a conclusione dell'incontro dei vescovi cattolici del "Mediterraneo frontiera di pace". Il Papa, parlando a braccio, ha ricordato la sua precedente visita nel capoluogo pugliese il 7 luglio 2018 per l'incontro con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente, e che quella «era la prima volta dopo lo scisma, c'erano proprio tutti - ha detto -. E oggi siamo qui riuniti ancora, la prima volta di tutti i vescovi del Mediterraneo». «Trovo significativa - ha detto quindi - la scelta di tenere questo incontro nella città di Bari, così importante per i legami che intrattiene con il Medio Oriente come con il continente africano, segno eloquente di quanto radicate siano le relazioni tra popoli e tradizioni diverse. La diocesi di Bari, poi, da sempre tiene vivo il dialogo ecumenico e interreligioso, adoperandosi instancabilmente a stabilire legami di reciproca stima e di fratellanza».

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I migranti. «Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie». Così il Papa ai vescovi del Mediterraneo. «Certo, l'accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile - ha detto -; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. In tale modo, piuttosto, ci si preclude l'accesso alla ricchezza di cui l'altro è portatore e che costituisce sempre un'occasione di crescita». «Tra coloro che nell'area del Mediterraneo più faticano - ha sottolineato -, vi sono quanti fuggono dalla guerra o lasciano la loro terra in cerca di una vita degna dell'uomo». «Il numero di questi fratelli - costretti ad abbandonare affetti e patria e ad esporsi a condizioni di estrema precarietà - è andato aumentando a causa dell'incremento dei conflitti e delle drammatiche condizioni climatiche e ambientali di zone sempre più ampie», ha osservato. Secondo il Papa, «è facile prevedere che tale fenomeno, con le sue dinamiche epocali, segnerà profondamente la regione mediterranea, per cui gli Stati e le stesse comunità religiose non possono farsi trovare impreparati». «Sono interessati i Paesi attraversati dai flussi migratori e quelli di destinazione finale, ma lo sono anche i Governi e le Chiese degli Stati di provenienza dei migranti, che con la partenza di tanti giovani vedono depauperarsi il loro futuro», ha sottolineato Bergoglio. «Siamo consapevoli - ha quindi affermato - che in diversi contesti sociali è diffuso un senso di indifferenza e perfino di rifiuto, che fa pensare all'atteggiamento, stigmatizzato in molte parabole evangeliche, di quanti si chiudono nella propria ricchezza e autonomia, senza accorgersi di chi, con le parole o semplicemente con il suo stato di indigenza, sta invocando aiuto». «Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un'invasione - ha aggiunto -. La retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l'odio».

Mediterraneo mare di meticciato. «Quando si rinnega il desiderio di comunione, inscritto nel cuore dell'uomo e nella storia dei popoli, si contrasta il processo di unificazione della famiglia umana, che già si fa strada tra mille avversità», ha detto papa Francesco. «Il Mediterraneo - ha affermato - ha una vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, 'culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazionè. La purezza delle razze non ha futuro». «Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità - ha aggiunto -: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati». «Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi», ha concluso.

Giustizia, pace e attacco ai populismi. «La costruzione della pace, che la Chiesa e ogni istituzione civile devono sempre sentire come priorità, ha come presupposto indispensabile la giustizia», ha detto il Papa. «Essa è calpestata dove sono ignorate le esigenze delle persone e dove gli interessi economici di parte prevalgono sui diritti dei singoli e della comunità», ed «è ostacolata dalla cultura dello scarto, che tratta le persone come cose, e genera e accresce le diseguaglianze, così che in modo stridente sulle sponde dello stesso mare vivono società dell'abbondanza e altre in cui molti lottano per la sopravvivenza». «Vorrei aggiungere il grande peccato di ipocrisia: quando nelle convenzioni internazionali tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai paesi in guerra. Questa è la grande ipocrisia». «A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo: mi fa sentire discorsi che seminavano paura e odio nella decade del '30 del secolo scorso».

Il mandato ai vescovi. Parlando ai Vescovi del Mediterraneo, il Papa affida loro il mandato: «Quanti insieme si sporcano le mani per costruire la pace e praticare l'accoglienza, non potranno più combattersi per motivi di fede, ma percorreranno le vie del confronto rispettoso, della solidarietà reciproca, della ricerca dell'unità». «Questi sono gli auspici che desidero comunicarvi, cari Confratelli, a conclusione del fruttuoso e consolante incontro di questi giorni. Vi affido all'intercessione dell'apostolo Paolo, che per primo ha solcato il Mediterraneo, affrontando pericoli e avversità di ogni genere per portare a tutti il Vangelo di Cristo: il suo esempio vi indichi le vie lungo le quali proseguire il gioioso e liberante impegno di trasmettere la fede nel nostro tempo».

Subito dopo il Santo Padre è sceso nella cripta della Basilica per venerare le reliquie di San Nicola, e salutare la Comunità dei Padri Domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto a quanti sono in attesa sulla Piazza. Quindi il trasferimento in auto a Corso Vittorio Emanuele II dove alle 10.45 è cominciata la concelebrazione eucaristica con l'omelia del Santo Padre e l'Angelus. Alle 12.30 è previsto il decollo dal piazzale Cristoforo Colombo e alle 13:45 l'atterraggio all'eliporto vaticano. Atteso all'evento anche il presidente della Repubblica Mattarella, mentre il premier Conte non ci sarà a causa dell'emergenza coronavirus.

L'ACCOGLIENZA Definito da tempo il piano di sicurezza per la presenza del Pontefice che in piazza Libertà leggerà l'Angelus. Un piano che ha imposto l'adozione di misure di sicurezza eccezionali con l'impiego di 700 uomini e donne delle forze di polizia. Tre le aree individuate «ad intensità restrittiva di condizioni di fruibilità crescente» durante il recente incontro svoltosi in Prefettura a Bari con il capo della Gendarmeria vaticana. Sono stati distribuiti 40mila biglietti gratuiti per i fedeli mentre saranno quasi mille i volontari che supporteranno l'organizzazione. Circa 500 sono volontari cattolici delle diverse parrocchie della diocesi, altri 300 della Protezione civile regionale, un centinaio del sistema sanitario e ci saranno anche circa 60 addetti alla sicurezza della Polizia locale. All'evento sono attesi circa 40mila fedeli. I volontari, divisi in gruppi, si posizioneranno in 40 punti di accoglienza dove distribuiranno acqua ai varchi, daranno informazioni e agevoleranno il flusso dei fedeli verso la Basilica di San Nicola e poi verso corso Vittorio Emanuele per la messa del Papa. I libretti per la celebrazione sono pronti e i canti saranno a cura del coro diocesano, formato da 80 elementi, più un coro di accompagnamento di altre 200 persone.

IL DOCUMENTO Dalle visioni diverse, di 60 presuli cattolici dei 20 Paesi affacciati sul ‘Mare nostrum’, è scaturita una posizione comune. E domattina verrà posta nelle mani del Papa, che arriva a  Bari - saranno presenti anche il presidente Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte - per concludere questo primo incontro dei vescovi del Mediterraneo, promosso dalla Cei, e accogliere le loro proposte, rivolte principalmente agli interlocutori politici, contro i conflitti, i traffici di armi, sul tema migranti, oltre che alle comunità cattoliche sulla convivenza e il dialogo con le altre fedi, Islam in primis, contro il radicarsi di ogni fondamentalismo.

I COMMENTI «Abbiamo bisogno di interrompere i traffici di armi e di mettere l’accoglienza al centro della nostra azione. Un’Europa distratta sul Mediterraneo rischia di trovarsi nello spazio europeo molti problemi in più», afferma il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, oggi a Bari per l’incontro. Non era scontato che qui, tra i vescovi, un’intesa unanime si trovasse. «È stato un incontro veramente di una fraternità totale - commenta il suo ideatore, il cardinale Gualtiero Bassetti -. Le problematiche dei nostri Paesi le conosciamo, quello che è emerso come maggiore desiderio da parte di tutti è continuare. Per me la cosa più bella - dice Bassetti - è che tutti noi vescovi che abbiamo partecipato siamo convinti che questo sia solo l’inizio di un cammino che è necessario intraprendere per dare risposta col Vangelo, perché la nostra arma è il Vangelo, ai problemi dell’area, della Chiesa e della società». «Questa è la prima tappa - assicura -. Dio non ha fatto tutto in un giorno, il primo giorno creò la luce, e in questi giorni si è fatta luce: sulla nostra conoscenza reciproca, sui rapporti, sui problemi di ciascuno». «Prima ci dicevamo fratelli per titolo - aggiunge -. Dopo queste giornate ci diciamo fratelli perché lo siamo realmente, per quello che abbiamo vissuto». «Questo incontro - ricorda Bassetti - nasce dal cuore e dalla profezia di Giorgio La Pira. La prima cosa che mi colpì, nel ‘58-‘59 quando preparava i suoi ‘Colloqui del Mediterraneo', è la sua frase che ‘il Mediterraneo ritorni ad essere quello che fu, un’ispirazione venuta dal Signore'. A proposito, poi, del documento finale, che domani sarà consegnato a papa Francesco, il presidente della Cei sottolinea che «la notte ha davvero portato consiglio, è stata efficace la nostra preghiera. Stamattina siamo arrivati a una conclusione di un punto d’appoggio sostanzioso. Non ne parlo, è ancora in fieri, ma abbiamo scritto stanotte una pagina veramente bella». Dentro, osserva, «c’è l’amore dei pastori, l’incarnazione dei pastori nelle loro Chiese. Noi vogliamo essere , come dice il Papa, ‘pastori con l’odore delle pecorè, in Italia in un modo,

IL MESSAGGIO «Non solo i Decreti sicurezza, ma sono tante le cose che vanno riviste». Lo ha detto lo stesso Bassetti, rispondendo ai giornalisti a Bari. «Tante cose cambiano, i legislatori devono tenere conto che la società cammina, i problemi magari si aggravano - ha spiegato a margine dell’Incontro dei vescovi del Mediterraneo -. Cambiare è segno di una mentalità dinamica, che affronta le questioni nel loro mutarsi». In tema di accoglienza ai migranti e di corridoi umanitari, Bassetti ha detto in conferenza stampa che «bisogna fare distinzione tra migranti e profughi, o si crea una grande confusione». «Il fenomeno migratorio c’è sempre stato, anche oggi tanti giovani partono dall’Italia, purtroppo, ma non sono profughi - ha osservato -. I profughi hanno motivi per partire, la guerra, la persecuzione, sono costretti. I corridoi ben vengano, riguardo a questa categoria di persone. Per loro c’è bisogno di accoglienza, di accompagnamento, quello di cui parla il Papa». Il presidente della Cei, ad esempio per chi proviene dalla Siria, ha auspicato anche «il coinvolgimento delle famiglie», o il fatto che i giovani «siano accolti in comunità giovanili». «Accogliere non basta - ha detto -. Bisogna creare attorno a queste persone un clima di affetto, di famiglia», ha concluso il cardinale, il quale poi - rispondendo a domande specifiche sul tema - ha detto: «La mia vita è nelle mani di Dio. Ho 78 anni, ma cercherò di adempiere al compito che mi è stato dato. Concluderlo non dipende da me, ma eventualmente dalla mia salute, o dal Papa. Ma io, comunque, di salute sto bene».

L'EUROPA «Abbiamo bisogno di interrompere i traffici di armi e di mettere l’accoglienza al centro della nostra azione. Un’Europa distratta sul Mediterraneo rischia di trovarsi nello spazio europeo molti problemi in più». Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, commentando le parole dei vescovi riuniti a Bari per la pace nel Mediterraneo, che hanno lanciato alle istituzioni messaggi contro le armi e a favore delle politiche di accoglienza. «La disattenzione dell’Europa - ha aggiunto Sassoli - ha consentito a nuovi attori di fare il loro ingresso nel Mediterraneo. In questo momento vediamo quanto sia difficile un dialogo per risolvere la questione della Libia. Vediamo una Turchia che dovrebbe avere la capacità di dialogare con l’Europa un pò più in maniera sostenuta».

IL PRANZO La Fiera del Levante aprirà le sue porte ai partecipanti all’evento «Mediterraneo, frontiera di pace», che ha riunito a Bari 60 vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Domani, infatti, il padiglione «Il Villaggio di San Nicola» ospiterà il pranzo conclusivo, con un menù tipico della tradizione barese, al quale prenderà parte anche un gruppo di detenuti, senza fissa dimora e migranti accolti nel territorio della diocesi. Si tratta di «un’occasione dalla straordinaria valenza simbolica ed evocativa: Bari incarna i valori del suo patrono, San Nicola, che parlano al mondo di pace, accoglienza e mondialità», sottolinea Alessandro Ambrosi, presidente di Nuova Fiera del Levante, per il quale «lasciare segni ed esempi per rappresentare quello in cui si crede e si vuole donare alla comunità a cui ci si riferisce, è più che mai indispensabile». 

 

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA