In Fiera del Levante è degrado, gli operatori fuggono

In Fiera del Levante è degrado, gli operatori fuggono
di Enrico FILOTICO
5 Minuti di Lettura
Lunedì 11 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:17

Le condizioni strutturali in cui versa il quartiere fieristico di Bari sono la plastica dimostrazione del perché gli operatori che pagano un canone di locazione vorrebbero tanto che fossero ridiscussi i contratti. I due anni di pandemia hanno gettato una croce quasi definitiva su una struttura che da anni ormai è al centro del dibattito pubblico solo per buchi di bilancio e operazioni salva-vita. Dopo la denuncia delle attività che hanno sede all’interno delle mura raccolte ieri sulle colonne di questo giornale, non è stato possibile mettersi in contatto con un referente dell’immobile. C’è uno scaricabarile sulle responsabilità e poche, se non nessuna, risposta ufficiale. Dal Comune fanno sapere che la manutezione spetta alla vecchia Fiera del Levante, dalla Regione evidenziano che l’Ente si fa già carico di spese al posto della Fiera e dalla vecchia Fiera nessuno risponde alle domande. Ieri abbiamo provato a contattare il portavoce del presidente Pasquale Casillo ma non è stato possibile ricevere informazioni.
La discussione si articola attorno al mantenimento dei beni all’interno del quartiere che secondo gli accordi spetta all’ Ente Autonomo Fiera del Levante.

Fiera del Levante, i costi dei locali ai raggi X: «Contratti da revocare subito»

LA MANUTENZIONE


Gli interventi di manutenzione ordinaria o non vengono svolti oppure sono insufficienti, considerate le condizioni di strade e aiuole. Se è vero come è vero che il Covid ha costretto la Fiera del Levante a rimanere inutilizzato per buona parte della sua metratura, è altresì vero che chi ha delle attività all’interno si sente abbandonato. Gli operatori lamentano delle condizioni dentro e fuori dalle mura che non giustificano il prezzo pagato mensilmente. Testimonianza di tutto questo è il dimezzamento delle attività presenti all’interno. Eataly è stato solo il capitolo finale di una lenta agonia, fatta di rimbalzi di responsabilità ed incuria di un’area che nei progetti delle varie amministrazioni sarebbe dovuta diventare fondamentale nel processo di sviluppo della città. Quello che rimane di quei piani è il lampione unico sul lungomare davanti all’ingresso monumentale e le scritte no-vax sui muri a ridosso proprio di quella hub che era diventata protagonista nei mesi della campagna. Ingiurie, quelle rivolte al vaccino, che in questi mesi non solo non sono state cancellate ma che fieramente campeggiano su una parete che in teoria è di un bene tutelato dalla Sovrintendenza qual è la Fiera del Levante. Lecito pensare che si attenda l’intervento salvifico di qualche associazione di volontariato, pronta, loro sì, ad intervenire a sostegno di una struttura che prima di essere di qualche ente è proprietà privata della città di Bari. Se tutto questo non dovesse essere sufficiente, le attività devono fare i conti anche con il neonato ospedale. Una struttura mai troppo amata, non solo per la spesa dichiarata spropositata in diverse circostanze ma anche per il clima che restituisce alle attività commerciali, preoccupate nel vivere a ridosso di un nosocomio piuttosto che di un grande centro cittadino. Solo lo scorso sabato aveva fatto notizia la caduta di un albero in pieno giorno a pochi metri da un locale e da degli uffici che fortunatamente non aveva colpito nessuno. Uno degli esempi utilizzati per testimoniare le condizioni di degrado e di abbandono in cui versa la Fiera del Levante.

Mancano 20mila metri quadri. «Obbligati a una Fiera ristretta»

LE PROTESTE

«Siamo stanchi – aveva raccontato in quell’occasione uno dei titolari delle attività della zona – sono mesi che chiediamo interventi di manutenzione ma nulla, non riceviamo risposte». Non solo la tenuta del verde, anche l’allagamento delle strade in occasione delle piogge fa parte di un pacchetto di problemi la cui risoluzione è sempre più necessaria. «I tombini sono pieni di pigne e l’acqua non defluisce – spiegavano su queste pagine gli operatori – quando piove qui si allaga tutto. Siamo stanchi, esasperati, ci sentiamo totalmente abbandonati. Abbiamo anche costituito un comitato, inviato lettere, chiesto anche una modifica ai canoni di locazione vista la situazione. Nulla. Ci arrivano solo le fatture». All’attuale presidente dell’Ente autonomo Fiera del Levante sarebbe interessante chiedere come mai un luogo così importante per la città di Bari sia diventato una piazza di abbandono e soprattutto il dubbio che campeggia nella mente di chi osserva quelle strade dissestate è che futuro può avere una struttura che si presenta così ai visitatori. I primi interventi sono funzionali al prossimo impegno, quello di ExpoLevante e poi ancora ci si preparerà alla campionaria. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA