Carcere duro per i componenti del clan Strusciuglio: tutti in regime di 41 bis. «Dalla cella gestivano le attività ai rioni Libertà e San Paolo»

Carcere duro per i componenti del clan Strusciuglio: tutti in regime di 41 bis. «Dalla cella gestivano le attività ai rioni Libertà e San Paolo»
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Venerdì 2 Dicembre 2022, 10:54

È stata disposta la custodia cautelare più dura, quella prevista dal regime carcerario del 41 bis, per Lorenzo Caldarola, Vito Valentino e Alessandro Ruta. Lo ha disposto il ministero della Giustizia con tre decreti del 23 novembre, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese. I tre, affiliati al clan Striscuglio e attivi rispettivamente nei quartieri Libertà e San Paolo a Bari, sono imputati nel maxi processo "Vortice-Maestrale", scaturito da un'operazione eseguita dalla Squadra mobile di Bari e dal Comando provincia dei carabinieri di Bari culminata, nell'aprile 2021, con l'arresto di 99 persone.

La decisione del Ministero

 Con tre decreti, tutti del 23 novembre scorso, il Ministero della Giustizia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha disposto l'applicazione del regime di detenzione previsto dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario a carico dei vertici del clan Strisciuglio, forse il più potente del capoluogo pugliese e di parte dell'area metropolitana. Si tratta di Lorenzo Caldarola, Vito Valentino e Alessandro Ruta. Secondo gli investigatori si tratta dei referenti dell'organizzazione nei quartieri Libertà e San Paolo della città di Bari, recentemente colpiti dall'operazione "Vortice-Maestral" eseguita dalla Squadra Mobile di Bari e dal Comando Provinciale dei Carabinieri. Caldarola, già destinatario di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere (operazioni 'Sant'Annà, 'Black & Whitè, 'Lithos', 'Eclissì, 'Break Down2' e 'Coraggiò), è stato più volte condannato, in via definitiva, per il reato di cui all'articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa) e, per questo, in passato già sottoposto al regime detentivo speciale. Come sancito in diversi procedimenti penali, anche con sentenze passate in giudicato, è ritenuto il leader incontrastato del clan Strisciuglio nei quartieri Libertà e San Pio.

Le attività

Le attività eseguite, corroborate da numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno ampiamente dimostrato, secondo gli inquirenti, come Caldarola abbia promosso ed organizzato una ramificata attività di spaccio, dirigendola anche durante il periodo di detenzione in carcere, riuscendo a comunicare con l'esterno tramite i propri familiari oppure direttamente, utilizzando telefoni cellulari clandestinamente introdotti in carcere, in violazione delle norme comportamentali detentive. Valentino ha, sempre secondo gli inquirenti, da sempre dimostrato una chiara inclinazione alla commissione di gravi delitti, schierandosi da subito in seno all'organizzazione mafiosa degli Strisciuglio; d'altro canto, è cresciuto in un contesto familiare già arruolato tra le fila del clan. 

Lorenzo Caldarola, più volte condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa, è ritenuto il leader incontrastato del clan Strisciuglio nei quartieri Libertà e San Pio. Vito Valentino è stato condannato in via definitiva per l'omicidio di Domenico D'Ambrosio, compiuto nel 2003 quando Valentino era ancora minorenne. Anche tramite le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, è stato provato - secondo la magistratura - il suo inserimento come figura strategica all'interno del clan Strisciuglio. Alessandro Ruta è ritenuto il capo dell'articolazione del clan Strisciuglio nel quartiere San Paolo. È stato già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e avrebbe continuato a svolgere il suo ruolo all'interno del clan anche durante il periodo di detenzione.

Le condanne definitive

 Su di lui gravano, tra le altre, condanne definitive per l'omicidio di Domenico D'Ambrosio (avvenuto nel 2003), commesso quando Valentino era minorenne e per associazione mafiosa (operazioni Eclissi e Coraggio). Peraltro pende anche una condanna non definitiva a 20 anni di reclusione per l'omicidio di Antonio Luisi ed il ferimento del padre della vittima Luigi Luisi risalente al 30 aprile 2015). In seguito anche Luigi venne ucciso. Nel suo curriculum criminale emergono numerose misure cautelari per reati associativi che hanno segnato la sua ascesa nel panorama mafioso.Il suo inserimento nell'associazione per delinquere è stato delineato da dichiarazioni convergenti di nuovi collaboratori di giustizia che si sono saldate con altre fonti di prova ed attività di riscontro, in particolare con numerose intercettazioni ambientali, effettuate in seguito a gravi fatti di sangue (omicidi dei Luisi) avvenuti nel quartiere Libertà, che ha visto quale mandante proprio Vito Valentino.

Ruolo strategico anche da detenuto

Un ruolo strategico lo ha ricoperto anche da detenuto: tramite "ambasciate" per i parenti o altri canali di comunicazione, ha posto le condizioni per le nuove strategie da intraprendere per il riassetto tra le varie articolazioni del clan. Il percorso criminale di Ruta lo ha portato ad assumere il ruolo di capo dell'articolazione del clan Strisciuglio nel territorio del quartiere San Paolo di Bari. Lo stesso è stato, tra l'altro, condannato, in via definitiva, per associazione mafiosa (operazione Coraggio), nonché, in via non definitiva, per l'omicidio di Antonio Luisi, commesso, peraltro, secondo quanto accertato insieme a Valentino.Anche in questo caso, il suo inserimento nell'associazione per delinquere è stato ampiamente descritto da numerose e collimanti dichiarazioni di collaboratori di Giustizia, che si sono saldate con altre fonti di prova ed attività di riscontro.È emerso anche il perdurante ruolo svolto dal Ruta durante il periodo di detenzione. 

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