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Naufragio Norman Atlantic, parla il comandante: «Sul ponte tanto vento, donne e bambini»

La Norman Atlantic
La Norman Atlantic
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 27 Aprile 2022, 19:37 - Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 19:37

«Quando ha suonato l'allarme incendio sono subito scappato sul lato destro della nave e ho visto una fiamma, sarà stata di due metri, che fuoriusciva dal portellone. Abbiamo dato l'emergenza generale, significa approntare la nave per un eventuale abbandono. Ma io questo ordine non l'ho mai dato, perché con delle onde così non ci sarebbe mai arrivata in mare la lancia, si sarebbe rotta, fracassata sullo scafo della nave». Sono le parole di Argilio Giacomazzi, il comandante della  Norman Atlantic su cui scoppiò un incendio nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014 al largo delle coste greche. Nel naufragio morirono 31 persone e rimasero feriti 64 passeggeri. La nave fu inizialmente rimorchiata a Brindisi, poi spostata a Bari. 

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Il processo a Bari

Giacomazzi è tra i 26 imputati nel processo in corso a Bari. Ha parlato nella scorsa udienza, raccontando i drammatici momenti del naufragio e chiarendo di non aver mai dato l'ordine di abbandonare la nave, anche se a un certo punto, «nel panico generale», le lance e le zattere furono calate e infatti alcuni passeggeri morirono cadendo nell'acqua gelida. Il suo ordine era stato quello di far uscire tutti i passeggeri dalle cabine e radunarli sul ponte più alto, in attesa dei soccorsi. «Sul ponte avrò avuto circa 200 persone, pioveva, c'erano donne e anziani, c'era vento e tanto fumo» ha raccontato il comandante, spiegando che i passeggeri rimasero «tutta la notte sul ponte, all'aperto, seduti, sdraiati, con le coperte che avevamo». Quando poi arrivarono i mezzi di soccorso, «la prima persona che è stata evacuata era una signora con bambino che avrà avuto tre o quattro anni, sull'elicottero della Capitaneria di porto di Brindisi, ce l'ho messa proprio io a bordo, perché faceva pena». 

Nel 2014 il naufragio della Norman Atlantic. Furono 31 i morti

Il marittimo: «Ho fatto di tutto per salvare passeggeri»

Prima di lui, nella precedente udienza, ha reso spontanee dichiarazioni l'armatore co-imputato Carlo Visentini. «È sicuramente una tragedia, ci sono stati dei decessi, che ha colpito e sconvolto tutti - ha detto - . Però mi sento sereno nel dire che tutto quello che poteva essere fatto, per rendere questa nave sicura, ritengo di averlo fatto». È stato sentito anche il nostromo di bordo, Angelo De Candia, che ha confermato le criticità nella caricazione dei camion frigorifero sul ponte, che secondo l'accusa sono stati l'origine dell'incendio. Nell'udienza di oggi ha reso dichiarazioni un altro componente dell'equipaggio imputato, Alfonso Borrelli, di Torre del Greco. «Ho fatto di tutto per salvare la vita dei passeggeri» ha detto ai giudici del Tribunale di Bari. Nella prossima udienza del 17 maggio saranno sentiti alcuni testimoni della difesa, tra i quali quattro naufraghi. Nel processo, che si celebra nell'aula bunker di Bitonto, sono imputate 24 persone, tra le quali l'armatore proprietario della nave Visentini della società Visemar, i due legali rappresentanti della società greca Anek Lines noleggiatrice del traghetto, il comandante Giacomazzi e 20 membri dell'equipaggio, oltre alle due società. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano contestano loro, a vario titolo, i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime oltre a numerose violazioni sulla sicurezza. Sono costituti parti civili i ministeri dell'Ambiente, della Difesa e degli Interni, le associazioni Codacons, Confconsumatori e Anmil e circa 70 familiari di vittime e superstiti.

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