Viaggio tra i lavoratori della Bosch: paura, incertezza e silenzio

Viaggio tra i lavoratori della Bosch: paura, incertezza e silenzio
Viaggio tra i lavoratori della Bosch: paura, incertezza e silenzio
di Davide ABRESCIA
4 Minuti di Lettura
Sabato 29 Gennaio 2022, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 10:43

Paura, incertezza e silenzio. È questo il mix di sentimenti che sta caratterizzando il periodo degli operai dello stabilimento di Bari della Bosch, a cui è stato comunicato il taglio del 40% del personale dell'intera azienda. Percentuale che corrisponde a un numero abbastanza elevato: 700 unità nei prossimi cinque anni dovranno essere tagliate: un numero molto alto di esuberi, quello prospettato della multinazionale tedesco per il principale stabilimento della regione Puglia.

All'esterno dei cancelli

Il viaggio all'esterno dei cancelli dell'azienda è fatto da silenzio e speranza nel futuro, che sono sicuramente alternate alle paura per queste drastiche decisioni. Facce cupe all'interno delle loro auto, tra chi monta alle ore 14.00 e chi invece ha da poco finito il proprio turno. Viene evitato il contatto conche è all'esterno della struttura per carpire qualcosa di più.

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C'è chi, invece, qualche battuta se la lascia sfuggire. Forse anche come momento di sfogo, visto la difficile situazione. Uno di questi è Domenico, operaio 48enne, che ha commentato il momento che si vive sulle linee di produzione: «Onestamente sono notizie che leggiamo dalle testate giornalistiche e da qualche comunicato, noi non sappiamo granché all'interno dell'azienda ma speriamo vada tutto bene (con la voce quasi rotta, ndr)». Una situazione difficile anche per chi vive la Bosch da anni: «Sono vent'anni che lavoro in quest'azienda- rivela Domenico- e per esporsi in questo modo, credo ci sia un problema reale. La richiesta è molto bassa, infatti già da un po' siamo in cassa integrazione e questo ci sta salvando in qualche modo». Utilizza le nostre colonne anche per mandare un messaggio: «L'augurio è che venga acquisito qualche altro prodotto dall'azienda madre».


«Credo nell'azienda, non ci ha mai fatto mancare nulla in questi anni»: è quasi un messaggio di speranza quello di Nicola, un altro operaio 43enne della Bosch. Intercettato all'esterno della struttura ha parlato del momento attuale e delle ultime notizie: «Purtroppo non sono cose che scopriamo oggi, ma sono prospettate da diversi anni. Non credo che la Bosch ci possa mai lasciare in mezzo a una strada, questo è la mia speranza». Ci tiene a chiarire anche un aspetto abbastanza evidente in questo momento storico: «Il problema purtroppo deriva dalle politiche italiane legate al diesel, si sta cercando di incentivare altri fonti di energia. Che colpa ne ha la nostra azienda?».

«Sono qui da più di 20 anni»

Storie di vita, di problemi da superare e di dita da incrociare per il futuro. «Sono più di 20 anni- dice Michele- che lavoro qui. Speranza per i prossimi anni? Conservare il mio lavoro. Sono già due anni che viviamo tagli salariali, vogliamo soltanto lavorare in maniera dignitosa perché abbiamo figli a cui dobbiamo garantire un futuro, oltre a spese fisse e mutuo. Siamo arrivati praticamente alla fine, stiamo sopportando tanto».
«Per me è una seconda casa questo stabilimento, perché passo più tempo qui che a casa»: Michele, operai 40enne, è quasi commosso quando parla della sua azienda. «Ha permesso di realizzare tutti i miei sogni, sono entrato da ragazzino e ora sono un uomo con una famiglia, con dei figli. Ed è solo grazie alla Bosch se oggi sono qui a parlare di tutto questo».
Il messaggio lanciato da tutti è abbastanza chiaro: «Vogliamo delle risposte, le vogliamo dalla sede centrale. Perché ce lo meritiamo, siamo uno stabilimento che ha alle spalle oltre mille dipendenti e tutto questo è inammissibile. Lo devono alle nostre famiglie, alle tante persone che vivono grazie a questi posti di lavoro».
 

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