Bosch, 700 esuberi in 5 anni «Scongiurati i licenziamenti»

Bosch, 700 esuberi in 5 anni «Scongiurati i licenziamenti»
di Beppe STALLONE
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Venerdì 15 Luglio 2022, 09:34

I 700 esuberi restano, spalmati nei prossimi 5 anni cioè nell'arco temporale del nuovo piano industriale, ma i licenziamenti sono stati scongiurati. Questo il succo dell'incontro che si è svolto ieri al ministero dello Sviluppo economico, fra i sindacati Fim, Fiom , Uilm, UglM e l'azienda tedesca Bosch. Non è ancora stato formalizzato nulla, anche perché il prossimo 21 luglio si terrà un nuovo incontro al ministero, in cui si definirà un po' tutto, il piano industriale che scade formalmente ad ottobre prossimo e gli ammortizzatori sociali in scadenza invece a fine agosto.

La situazione di Bari

La Bosch ieri ha illustrato la situazione dello stabilimento di Bari, la cui produzione è incentrata all'80% sul diesel e al 20% su lavorazioni di meccanica fine. La forte dipendenza dal diesel determina una debolezza destinata a peggiorare col tempo per le scelte dell'Unione europea sulla transizione all'elettrico. Ricordiamo che a fine giugno c'è stato anche l'accordo fra i ministri dell'ambiente europei sul clima Fit for 55, che ha fissato, fra l'altro, lo stop alla vendita delle auto alimentate a benzina, diesel e gpl, al 2035. Questo per il distretto dell'automotive pugliese e barese in particolare, basato per lo più sulla produzione di componentistica per motori endotermici, suona come una condanna definitiva. Tornando all'incontro di ieri l'azienda ha sottolineato che nel quinquennio 2017-2021 sono stati effettuati investimenti per 70 milioni di euro, altri 19 sono previsti per il periodo 2022-23, con un aumento della capacità produttiva per l'e-bike, oltre a 11 milioni di euro per portare all'interno dello stabilimento barese la produzione di un componente della pompa ingranaggi. Questo però, secondo l'azienda, non sarebbe sufficiente a raggiungere quella diversificazione produttiva che sola può garantire la sopravvivenza della fabbrica di Bari nel lungo periodo. Per quanto la direzione della Bosch ha ribadito la richiesta di recupero di produttività per attirare nuove lavorazioni, al momento le opportunità di nuove missioni restano troppo modeste o generiche.

Le richieste dei sindacati

Ma Fiom, Uilm, Fim e Uglm, chiedono garanzie formali e non più solo generiche rassicurazioni sul mantenimento dello stabilimento di Bari e sul fatto che non ci saranno in nessun caso esuberi forzosi, ma si ricorrerà solo a strumenti di gestione dell'occupazione socialmente sostenibili. Chiedono anche forme di rotazione durante la cassa integrazione che garantiscano l'equa distribuzione del lavoro, nonché forme di sostegno al reddito in una fase di evidenti e prolungati sacrifici per i lavoratori. Dal Governo, dicono, «ci aspettiamo invece il necessario supporto per il prossimo quinquennio innanzitutto in termini di ammortizzatori sociali, anche a costo di dover ulteriormente modificare il jobs act come del resto già fatto in passato per fronteggiare altre delicate vertenze». Infine alla multinazionale tedesca e al Governo italiano le organizzazioni sindacali pongono la questione di fondo: «Trovare nei prossimi anni gli strumenti necessari alla riconversione produttiva della fabbrica di Bari, con un monitoraggio costante che coinvolga anche la Regione Puglia e cercando di allocare nella fabbrica pugliese ciò che viene progettato nel vicino centro ricerca con il cofinanziamento regionale. Come abbiamo più volte ricordato ai ministri Giorgetti ed Orlando sottolineano i sindacati - la cosiddetta transizione all'elettrico comporta difatti la necessità di una riconversione industriale per gran parte del settore automotive e Bosch costituisce forse il caso più grave ed emblematico».

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