Bimba di 9 mesi operata per un tumore, la mamma: «L'ho abbracciata forte come fosse l'ultima volta»

Bimba di 9 mesi operata per un tumore, la mamma: «L'ho abbracciata forte come fosse l'ultima volta»
di Rita DE BERNART
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Venerdì 19 Agosto 2022, 16:57

Tumore raro asportato in bimba di 9 mesi, la mamma: «L'ho abbracciata forte come fosse l'ultima volta».

La storia

Un corpicino indifeso di appena 7 chili e un visino angelico che sorride ai medici in sala operatoria. Al rientro in stanza, dopo 48 ore di terapia intensiva, Gaia, si è aggrappata con tutta la sua forza al seno della sua mamma per riprendersi quel soffio di vita, rimasta appesa per qualche interminabile minuto a una macchina cuorepolmone. Una piccola guerriera che a soli 9 mesi ha affrontato, e vinto, la sua battaglia. Un miracolo raccontato con le parole di mamma Elisa, architetto di Ugento, in provincia di Lecce.


Elisa, come si è accorta che qualcosa non andava?
«Gaia aveva difficoltà a respirare e soprattutto ad addormentarsi la notte, aveva spesso decimi di febbre e, contrariamente alla sua indole, aveva iniziato a perdere l'appetito. Abbiamo fatto vari accertamenti, nessuno sembrava dare evidenze particolari, ma io dentro di me sentivo che qualcosa non andava nel verso giusto».
L'incubo è iniziato ad aprile, mesi di analisi senza diagnosi. Quando c'è stata la svolta?
«A luglio ho preteso un ricovero e durante la degenza a Gallipoli hanno effettuato una radiografia. Da quel momento è stato un insieme di eventi travolgenti, ci hanno subito portato con l'ambulanza a Bari al Giovanni XXIII, poi all'oncologico del Policlinico per la biopsia. Dopo aver studiato il caso, il dottor De Leornadis ci ha affidato al reparto di Chirurgia del Giovanni XXIII dove il dottor Montinaro l'ha operata. Proprio lui ci ha raccontato che poco prima dell'intervento, in sala operatoria, Gaia ha sorriso a tutta l'équipe. Siamo stati miracolati, per fortuna ha ancora il suo polmone integro e potrà condurre una vita normale».

Quali sono stati i momenti più difficili?
«Dopo la biopsia abbiamo dovuto prendere in fretta una decisione, ci siamo chiesti se rimanere in Puglia o rivolgerci a un centro al nord, ma ci siamo fidati del dottor Montinaro: lo ringraziamo per averci supportato in ogni momento con grande umanità. Qualche medico ci aveva detto che Gaia poteva non sopravvivere, io e mio marito abbiamo quindi deciso di battezzare la bambina in ospedale in tutta fretta. Poi quando sono venuti a prenderla per l'intervento ho pensato che poteva essere l'ultimo abbraccio: quello è stato il momento peggiore. Mio marito non faceva altro che pregare e io mi sono affidata anche al supporto psicologico dell'associazione Apleti che sostiene le famiglie che affrontano questi drammi».
Fede e fiducia dunque. Ma servono soprattutto competenza, professionalità e ascolto. Che messaggio vuole dare da questa esperienza?
«Vorrei fare un appello a chi spesso addita le mamme come troppo apprensive: i segnali che vengono dall'istinto materno e genitoriale non devono essere trascurati. E alle mamme vorrei dire di non fermarsi mai al primo ostacolo, di andare sempre fino in fondo quando il cuore suggerisce che qualcosa non va e si notano dei cambiamenti. Alla fine si incontrano degli angeli che ci vengono in aiuto». E mani esperte, alle quali affidarsi.

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