Università di Bari, chi vuole resta a casa. Si torna alla didattica mista

Università di Bari, chi vuole resta a casa. Si torna alla didattica mista
di Enrico FILOTICO
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Sabato 26 Marzo 2022, 13:36 - Ultimo aggiornamento: 15:34

La settimana di riunione degli organi di governo restituisce un ateneo in pieno mood «ritorno al futuro». Dopo aver annunciato lo scorso 24 febbraio che dal 7 marzo le lezioni di tutti i corsi di studio si sarebbero svolti in presenza, l'università di Bari dopo poco più di venti giorni annuncia un parziale dietrofront: per chi vorrà sarà infatti possibile da lunedì prossimo seguire le lezioni in dad.

Da lunedì si potrà scegliere


Un provvedimento che si è reso necessario probabilmente per via dei numeri dei contagi da coronavirus, in crescita continua in regione. Solo in Puglia a febbraio si sono contati 448 vittime, dato peggiore da maggio dello scorso anno. Una parabola che in qualche modo si sarebbe potuta immaginare, fosse solo per via dell'attenzione che inevitabilmente è calata dopo l'annuncio della fine dello stato d'emergenza. La decisione dell'ateneo di Bari però non ha lasciato indifferenti le associazioni studentesche, divise sul tema.

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La coalizione Università Protagonista si è infatti astenuta sul punto durante il senato accademico: «Siamo intervenuti sottolineando che la possibilità di seguire le lezioni in dad, senza poter sostenere anche gli esami, sia un intervento parziale e che come tale avrebbe causato difficoltà nell'organizzazione delle attività dei singoli studenti scrivono sulla loro pagina Facebook i ragazzi di Up -. Non siamo contro la didattica online, di cui anzi abbiamo fortemente sostenuto l'efficacia nei precedenti consigli. Riteniamo, infatti, che sarebbe stato opportuno adottare questa linea di pensiero già dallo scorso mese, piuttosto che cambiare in modo repentino, senza pensare a quegli studenti che, una volta comunicato l'ufficiale ritorno in presenza, hanno effettivamente dovuto affrontare una spesa che, a questo punto, sarebbe potuta essere evitabile», concludono.

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Di altro avviso sono stati invece i rappresentanti di Studenti Indipendenti: «La modalità mista è l'unico strumento che permette ad ognuno di scegliere di fruire della didattica nella maniera più confacente al suo personale percorso universitario si legge sulla pagina dell'associazione giallo-verde -. Infatti questo tipo di erogazione della didattica è l'ideale sia per chi riporta feedback positivi in merito alla didattica a distanza e sia per chi, invece, preferisce tornare a vivere l'università al 100% in presenza, per loro si è pensato, ad esempio, di ritornare agli orari pre-pandemici di apertura delle biblioteche».


Nel corso dello stesso post anche un'accusa ai rivali di Up, «Il resto della componente studentesca (rappresentata dai 3 senatori della lista Up) presente alla seduta del Senato, dopo essersi espressa in maniera contraria rispetto alla possibilità di tornare alla didattica mista e dopo aver proposto di non modificare le linee guida attualmente in vigore si sono anche astenuti sulla votazione proprio riguardante le nuove linee guida proposte per l'erogazione della didattica».

Un'accusa rispedita al mittente dalla senatrice accademica Alessandra D'Introno: «Agli attacchi che abbiamo ricevuto rispondiamo che forse non è ben chiara la motivazione alla base della nostra scelta commenta la 24enne iscritta alla scuola di medicina e chirurgia -. La questione non riguarda la didattica mista e l'efficacia della stessa. Non ci siamo mai schierati contro questa formula di erogazione delle lezioni dato che anche se solo in parte soddisfa le esigenze di diversi studenti come coloro i quali lavorano o sono fuori sede o hanno difficoltà economica». Sull'astensione poi la senatrice di Up spiega: «Noi abbiamo voluto rappresentare nell'organo quegli studenti che dopo la delibera dell'ultimo Senato hanno dovuto firmare contratti di locazione e affrontare spese che a posteriori si sono rivelate del tutto evitabili. Di questi attacchi strumentali e in pubblica piazza sempre a caccia di un nemico contro cui puntare il dito non ci interessa perché non basiamo il nostro lavoro sulle provocazioni. Ci basta il ringraziamento dei nostri colleghi per aver portato la loro voce negli organi, sottolineando l'incoerenza di una decisione che ribadiamo essere stata presa solo venti giorni fa».
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