Bari, maglia nera per i rincari. Il dato peggiore in Puglia: 22mila euro per famiglia

Bari, maglia nera per i rincari. Il dato peggiore in Puglia: 22mila euro per famiglia
di Paola COLACI
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Giovedì 7 Aprile 2022, 07:45 - Ultimo aggiornamento: 08:58

Bollette di luce e gas triplicate, fiammata sui carburanti e un carrello della spesa sempre più pesante: così le famiglie pugliesi si ritrovano più indebitate rispetto agli anni precedenti. Al 31 dicembre 2021 l'indebitamento medio su base regionale ammontava complessivamente a 28,6 milioni di euro. A conti fatti, +4,8% rispetto al biennio 2019-2020. E ancora, l'importo medio per nucleo familiare - calcolato sulla base di mutui e leasing, prestiti personali e aperture di credito in conto corrente - a dicembre dello scorso anno si attestava a quota 17.954 euro.
A fotografare il trend è un recente studio della Cgia di Mestre che, contestualmente ai dati, lancia l'allarme sul rischio di usura. «Un fenomeno - secondo l'associazione mestrina - da sempre difficilmente dimensionabile anche quando si hanno dati statistici recenti sul numero di denunce notificate alle forze dell'ordine. Figuriamoci ora, che gli ultimi dati disponibili sono riferiti a un paio di anni fa». Ma tant'è. L'aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette energetiche negli ultimi mesi hanno finito per incidere negativamente sui conti delle famiglie italiane.
E in Puglia il maggiore livello di indebitamento si è registrato nell'area metropolitana di Bari: in media le famiglie hanno acceso mutui e prestiti per un importo pari a 22.737 euro. E rispetto al biennio 2019-2020 il livello di indebitamento ha fatto registrare un +5,4%. A conti fatti, 11 milioni e 138mila euro.

Incremento del 4,5% anche nel Salento. E un debito medio per nucleo familiare che nel 2021 si è attestato a quota 14.257 euro. Il conto complessivo di mutui e leasing, prestiti personali e aperture di credito in conto corrente, ancora, in provincia di Lecce si è chiuso con 4 milioni e 689mila euro di debiti. Aumenti segnalati seppure in percentuale minore rispetto all'area metropolitana e al Salento, anche nel Brindisino. Durante i 12 mesi dello scorso anno le famiglie si sono indebitate in media per un importo pari 15.648 euro. L'aumento in termini percentuali rispetto al biennio precedente, tuttavia, non ha superato il 4,2%. E il conto complessivo ammonta a 2,4 milioni di euro. Chiude la classifica delle province pugliesi Taranto. Nella provincia ionica, seppure il debito medio registrato per ogni famiglia nel 2021 si sia attestato a 17.220 euro, rispetto agli anni precedenti è cresciuto di soli 2,5 punti percentuali. Il conto complessivo di mutui e prestiti, invece, è stato pari a 3,9 milioni di euro.

Il report

«Ma l'aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette energetiche potrebbero peggiorare notevolmente la situazione economica di tantissime famiglie italiane - rilevano gli esperti della Cgia Mestre - si segnala, in particolar modo, che molti artigiani, piccoli commercianti e partite Iva stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi 6 mesi dalle bollette di luce e gas. La prima come utenti domestici e la seconda come piccoli imprenditori per riscaldare e illuminare le proprie botteghe e negozi. Una situazione che per molte attività sta diventando impossibile da sostenere». E da questa fotografia non si salva quasi nessuno.

Rispetto al rischio che centinaia di famiglie e imprenditori nel tentativo di far fronte all'aumento delle spese finiscano nella rete degli usurai, l'associazione mestrina sottolinea come, «con la crisi economica, anche le forze dell'ordine denunciano da tempo molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell'imprenditoria». In particolar modo quella composta da artigiani, negozianti e partite Iva.
«Questo dimostra che lo Stato deve intervenire con massicce dosi di liquidità - concludono - altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. Non solo, ma è necessario incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell'usura».

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