Reddito di cittadinanza: +5% a Bari. Trentamila famiglie sotto esame

Martedì 19 Ottobre 2021 di Giuseppe ANDRIANI

Reddito di cittadinanza: un cambio di marcia al vaglio del governo Draghi. In Puglia, però, la misura ha visto numeri importanti. Se nel 2021 sono 135.000 le famiglie ad aver ricevuto almeno una mensilità ad agosto sono stati erogati 112.284 (dati osservatorio Istat) contributi per nuclei familiari, per un totale di 272.860 persone coinvolte nella regione. E il pacchetto più grande di aiuti riguarda - ovvio, anche per il numero di residenti - la provincia di Bari, dove i percettori sono 75.783 per 30.535 famiglie. Se si aggiunge a questo il numero di chi percepisce, invece, la pensione di cittadinanza si supera quota 80.000 di cinquanta unità. Numeri che proiettano il territorio tra i primi dieci d’Italia. Il Reddito è finito, numeri alla mano, più spesso nelle tasche dalle famiglie del Sud, e Bari nel Mezzogiorno è dietro soltanto a Palermo, Catania, Caserta e Salerno, tanto per intenderci. 

Reddito cittadinanza, stretta anti-furbetti e più controlli: decalage assegno da seconda offerta lavoro

Il finanziamento per il 2022

Un numero di persone che, aiutate dai sussidi voluti dal governo Conte nel 2019, adesso rischia di vedere una rivoluzione tutt’altro che di poco conto. Nel decreto legge fisco-lavoro sono stati inseriti 200 milioni per soddisfare la platea nazionale fino a dicembre del 2021, ma per il 2022 la manovra potrebbe arrivare a costare fino a 800 milioni.

Il dibattito politico si è acceso già nello scorso weekend, con Italia Viva, Forza Italia e Lega che spingono per l’annullamento del provvedimento, mentre Movimento 5 Stelle e Pd vanno in direzione opposta. In ogni caso vi sarà un esercito di 800.000 percettori, a livello nazionale, da “riqualificare” con 4,4 miliardi di euro per le politiche attive per il lavoro inserite nel Pnrr (non destinati solo a chi percepisce il reddito di cittadinanza, ma anche per chi è in Naspi) e probabilmente verrà innalzata la soglia economica per arrivare al RdC, oltre a misure più stringenti per il reinserimento nel mondo del lavoro. 

Aumento delle richieste


A Bari c’è stato un aumento se si paragonano i dati di agosto 2021 con quelli aggiornati allo scorso dicembre, quando c’erano circa 4.000 percettori del reddito in meno rispetto a quelli dell’ultimo report dell’Istat. La misura di assistenza sociale è difesa dal Movimento 5 Stelle anche in Puglia. «In un momento storico in cui il numero dei poveri è in aumento, sarebbe incomprensibile togliere risorse al Reddito di cittadinanza. Senza di esso, durante i mesi più duri della pandemia, sarebbe esplosa la tensione sociale», spiega il deputato. «Apportare correzioni a questa misura per renderla più efficace ed efficiente è un conto, e su questo il Movimento 5 Stelle non ha intenzione di tirarsi indietro. Giocare sulla pelle di tante famiglie e tanti cittadini in difficoltà per ragioni ideologiche ed elettorali è un altro discorso e non lo permetteremo. Siamo stati i primi a investire come mai prima nel rafforzamento dei Centri per l’impiego (CPI) e delle politiche attive del lavoro, con un piano straordinario che la Regione Puglia sta portando avanti a rilento, non permettendo alla riforma di andare pienamente a regime. Per anni in questo Paese i CPI sono stati lasciati allo sbando, alcuni erano addirittura privi della connessione a Internet. Quelli che oggi attaccano il Reddito sono gli stessi che quando erano al governo non hanno mosso un dito per migliorare questa situazione, per cui non accettiamo lezioni da loro», conclude De Lorenzis. Sul RdC era intervenuto anche Pino Gesmundo, segretario pugliese della Cgil qualche settimana fa: «Di fronte a uno scenario così drammatico gli attacchi al Reddito di cittadinanza risultano strumentali. Se davvero c’è chi rifiuta un lavoro percependo questi importi medi appena di drammatica sussistenza, significa che i salari che si propongono sono da fame, contrassegnati da prestazioni in nero o grigio. E smontiamo un falso mito: nessun percettore della misura può rifiutare un’offerta di lavoro regolare, pena la perdita del sostegno. A chi si rivolgono le imprese che dichiarano che non si ha voglia di lavorare perché si preferisce stare sul divano vivendo di miseri 500 euro al mese?».

Ultimo aggiornamento: 20:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA