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Bari, Parco della Giustizia ancora in alto mare: manca il progetto. E l'Agenzia del Demanio lancia un concorso idee

Bari, Parco della Giustizia ancora in alto mare: manca il progetto. E l'Agenzia del Demanio lancia un concorso idee
di Beppe STALLONE
5 Minuti di Lettura
Domenica 9 Gennaio 2022, 09:38

Se in una sola giornata un avvocato barese riuscisse, per pura ipotesi di studio, a recarsi in Corte d’Appello, poi fare un salto negli uffici della Procura della Repubblica, quindi ritirare degli incartamenti dal Giudice di Pace, per incontrare poi un collega presso il Tribunale dei minorenni e infine parlare con un ufficiale di Polizia giudiziaria, probabilmente entrerebbe a pieno titolo nel Guinness dei primati. Perché non è facile spostarsi in cinque sedi diverse nell’arco di poche ore. Eppure è quello che molti avvocati di Bari e provincia fanno ogni giorno. È il problema che si trascina da decenni e che ancora non vede una soluzione definitiva, quello della creazione di un’unica sede degli uffici giudiziari e più in generale dell’edilizia giudiziaria. Una tematica che è stata al centro della visita di settembre scorso a Bari della ministra della Giustizia Marta Cartabia. Una questione però che continua a essere irrisolta e che non tocca ovviamente soltanto i 6.900 avvocati iscritti all’Ordine degli avvocati di Bari, ma centinaia di magistrati, cancellieri e tutto il personale amministrativo, con la differenza che questi ultimi sono più “stanziali” rispetto agli avvocati.

Una questione che si trascina da anni

Senza dover ripercorrere la storia dei tentativi di allocare in una sede unica gli uffici giudiziari barese, è quantomeno opportuno ripartire da alcuni passaggi che il ministro fece a Bari 100 giorni fa, partendo dall’immagine delle tende dove si amministrava la giustizia per qualche tempo in via Nazariantz, scene che fecero il giro del mondo: «L’immagine delle tende chiamava a una risposta pronta, urgente, immediata, era il 2018 e l’idea che lo Stato rispondesse dieci anni dopo, mi sembrava semplicemente inaccettabile». Così la ministra ha detto poco più di tre mesi fa, riferendosi all’iniziale cronoprogramma che prevedeva la consegna del primo lotto del nuovo Parco della Giustizia di Bari nel 2028. «Ma cosa stiamo costruendo, le nuove piramidi egiziane? – aveva aggiunto Cartabia – È qualcosa che mi ha turbato profondamente e che ha acceso l’attenzione sul fattore tempo nella risposta a questo bisogno».

 

La nomina del commissario

Torna quindi in primo piano il fattore tempo e tutto faceva pensare a una svolta soprattutto dopo la nomina di un commissario straordinario con poteri straordinari. Solo qualche settimana prima il sindaco Antonio Decaro aveva dichiarato: «Dopo la nomina del Commissario, vengono dati allo stesso strumenti per lavorare con procedure semplificate e veloci così da ridurre i tempi di realizzazione dell’opera. Le norme indicate nel Decreto, infatti, prevedono un modulo estremamente veloce per rilascio dei pareri, per l’approvazione dei livelli di progettazione oltre ad essersi ridotti i termini per l’impugnazione giudiziaria. Questo significa oggi avere un commissario straordinario con poteri straordinari, per la realizzazione di un’opera che la città e gli operatori della giustizia attendono da anni. Finalmente il Parco della Giustizia barese è una priorità non solo per Bari ma anche per il Paese intero».

L'annuncio del concorso di idee


Ma allora come si spiega l’esistenza di un Commissario che tutto può, o potrebbe, e l’annuncio di un concorso di idee dell’Agenzia del Demanio relativo al primo lotto che dovrà essere concluso entro il 2024 e che dovrebbe ospitare gli uffici penali? «Innanzitutto ci chiediamo se sia un Concorso di idee o si tratta di una vera e propria gara per la progettazione – risponde il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari, Giovanni Stefanì - ma soprattutto questo concorso in che termini inciderà sul cronoprogramma? Noi eravamo rimasti alla nomina del commissario, al decreto legge sulle infrastrutture art. 9 che prevede una forte deroga a favore del commissario e ora ci ritroviamo con il concorso di idee. Temiamo che i tempi si allunghino nuovamente. Perché fare questo concorso? – si chiede Stefanì - Intuisco a questo punto che l’agenzia del Demanio non sia in grado di sviluppare un’ipotesi progettuale. Personalmente avrei optato per un grande professionista o un politico in grado di andare avanti speditamente. Porto sempre l’esempio del ponte di Genova, grazie al Commissario sono andati avanti come un treno e un ponte come quello di Genova rispetto a 4 palazzine è ben altra cosa. Bisogna fare il progetto definitivo». E questo Concorso di idee evoca, sinistramente, quella Ricerca di mercato del mai realizzato progetto Pizzarotti. Gli avvocati temono il fattore T, quel fattore tempo che caratterizza negativamente non solo l’edilizia giudiziaria barese, ma buona parte della giustizia italiana: la lentezza.
Segnali incoraggianti, invece, per quanto riguarda la firma del contratto di affitto per la seconda torre di Viale Dioguardi dove dovrebbe spostarsi tutto il penale di primo grado e parte degli uffici che ora si trovano in piazza De Nicola, liberando spazi in quella sede. Il trasferimento, previo lavori di adeguamento, dovrebbe avvenire a marzo. Una soluzione tampone in attesa della realizzazione del Parco della Giustizia per il quale 91 milioni di euro sono già disponibili. Per il completamento occorrono 350 milioni circa.

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